samedi 10 juin 2017

Bienheureux THOMAS GREEN, THOMAS SCRYVEN, THOMAS REDING et WALTER PIERSON, chartreux et martyrs

Bienheureux Thomas Green, Th. Scryven, Th. Reding & W. Pierson

Chartreux martyrs en Angleterre ( 1537)

Thomas Green, Thomas Scryven, Thomas Reding et Walter Pierson, martyrs chartreux en Angleterre.
Thomas Green a étudié à Cambridge (St John's college) puis est entré à la Chartreuse de Londres où il a été ordonné. Il fut arrêté pour son opposition à la prétention du roi Henry VIII sur l'Église en Angleterre, fut emprisonné et mourut de faim avec 2 frères chartreux dont le bienheureux Thomas Johnson, et 4 autres compagnons à Newgate.

À Londres, en 1537, les bienheureux martyrs Thomas Green, prêtre, et Gautier Pierson, moine de la Chartreuse de la ville. S’étant opposés à la volonté du roi Henri VIII qui prétendait à l’autorité suprême dans les affaires de l’Église, ils furent détenus dans un cachot infect et moururent de faim et de maladie.


Martyrologe romain

Blessed Thomas Green

Also known as
  • Thomas Greenwood
Profile

Carthusian choir monk of the Charterhouse in London, England. Martyred for refusing to accept King Henry VIII as head of the Church.

Blessed Thomas Scryven

Profile

Carthusian choir monk of the Charterhouse in London, England. Martyred for refusing to accept King Henry VIII as head of the Church.

Blessed Thomas Redyng

Also known as
  • Thomas Reding
Profile

Carthusian choir monk of the Charterhouse in London, England. Martyred for refusing to accept King Henry VIII as head of the Church.

Blessed Walter Pierson

Profile

Carthusian lay brother in the London Charterhouse. Arrested with his brothers for opposing the takeover of the Church by King Henry VIII. Chained standing up in Newgate Prison and left to starve. Martyr.


Beati Tommaso Green e Gualtiero Pierson Martiri



† Newgate, Inghilterra, 10 giugno 1537

Diciotto monaci Certosini di Londra morirono martiri tra il 1535 e il 1537, durante la persecuzione scatenata dal re Enrico VIII d'Inghilterra dopo lo scisma. Per aver rifiutato di disconoscere l'autorità del Papa dieci monaci vennero imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate, dove morirono di stenti: tra essi il 10 giugno 1537 fu la volta di Thomas Green e Walter Pierson. Papa Leone XIII li beatificò il 9 dicembre 1886 insieme ad altri martiri della medesima persecuzione.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, beati martiri Tommaso Green, sacerdote, e Gualterio Pierson, monaco della locale Certosa, che, per essersi opposti alla rivendicazione da parte del re Enrico VIII dei supremi diritti in materia ecclesiastica, furono rinchiusi in un sordido carcere, dove, consunti dalla fame e dalla malattia, incontrarono una morte gloriosa.

Nella grande persecuzione contro i cattolici, decretata da Enrico VIII re d’Inghilterra, ogni Ordine religioso dell’epoca, unitamente al clero diocesano, lasciò un tributo di sangue e martirio per la difesa della Chiesa Cattolica. 

Anche i certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti a nessuna attività politica, contribuirono a questo martirio; i monaci della Certosa di Londra ricevettero anch’essi la visita dei funzionari del re che in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l'approvazione del ripudio da parte del re, della regina Caterina d'Aragona e quindi l'accettazione come sovrana di Anna Bolena. 

Il priore e il procuratore finirono in carcere per aver obiettato sulla legittimità del ripudio, ma dopo un mese, convinti che questo giuramento non toccava la fede, finirono per giurare e quindi liberati; ritornati alla Certosa convinsero gli altri monaci delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534, essi giurarono ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati. 

La pace così sperata durò poco, perché a fine anno 1534 un nuovo decreto del re e del Parlamento, stabilì che tutti i sudditi dovevano disconoscere l’autorità del papa e riconoscere invece il re come capo della Chiesa anglicana anche nelle cose spirituali e chi non consentiva era reo di lesa maestà. 

Avutane notizia, il priore Giovanni Houghton riunì tutti i certosini comunicando ciò e tutti questa volta si dissero pronti a morire per la Chiesa romana. Nella certosa erano arrivati anche due priori di altre case, i quali messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, si recarono di comune accordo presso il vicario del re Tommaso Cromwell, per chiedergli di convincere il re Enrico VIII di esentarli da questo giuramento che non era possibile fare. 

I due priori dopo aver fatto le loro richieste, furono fatti arrestare dal Cromwell indignato e rinchiusi nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Dopo una settimana subirono un processo a Westminster dove ribadirono il loro rifiuto e quindi condannati a morte e di nuovo rinchiusi, lì furono raggiunti da altri due religiosi condannati per lo stesso motivo. 

Il 4 maggio 1535 i due priori padre Roberto Laurence e padre Agostino Webster, unitamente al padre Riccardo Reynolds dell’Ordine di s. Brigida e al sacerdote Giovanni Haile, parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali. 

Il padre Giovanni Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio; ma non era ancora morto soffocato che uno dei presenti tagliò la corda e il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re; seguì l’esecuzione degli altri quattro e i loro corpi furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’. 

Altri tre certosini Umfrido Middlemore vicario, Guglielmo Exmew dotto latinista e Sebastiano Newdigate di nobili origini furono arrestati, torturati e martirizzati il 19 giugno 1535. Altri due che si erano trasferiti da Londra alla Certosa di Hull furono denunziati, arrestati e impiccati l’11 maggio 1537. 

Ancora altri dieci certosini furono imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate e lì morirono di stenti e patimenti in breve tempo: tra essi il 10 giugno 1537 fu la volta di Thomas Green e Walter Pierson. Solamente Guglielmo Horn sopravvisse al carcere e venne impiccato il 4 novembre 1540. 

Nella certosa rimasero altri diciotto monaci, che speranzosi di salvare il monastero avevano aderito al giuramento, ma dopo qualche tempo essi vennero espulsi e la certosa venduta a privati. 

I 18 Certosini di Londra, unitamente ad altri 35 martiri di quel periodo, furono beatificati da papa Leone XIII il 9 dicembre 1886. I primi tre morti nel 1535 sono stati canonizzati da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 compresi in un gruppo di 40 martiri della medesima persecuzione inglese. Festività religiosa comune il 4 maggio, mentre i singoli sono ricordati nei rispettivi anniversari di martirio.


Autore: Antonio Borrelli



Beato Tommaso Scryven Monaco certosino, martire



Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, beato Tommaso Scryven, martire, monaco della Certosa della città, che sotto il re Enrico VIII conservò la fede della Chiesa e per questo, consunto in carcere dalla fame, ricevette la corona del martirio.


Beato Tommaso Reding Monaco certosino, martire



† Newgate, Inghilterra, 16 giugno 1537

Diciotto monaci Certosini di Londra morirono martiri tra il 1535 e il 1537, durante la persecuzione scatenata dal re Enrico VIII d'Inghilterra dopo lo scisma. Per aver rifiutato di disconoscere l'autorità del Papa dieci monaci vennero imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate, dove morirono di stenti: tra essi il 16 giugno 1537 fu la volta di Thomas Reding. Papa Leone XIII lo beatificò il 9 dicembre 1886 insieme ad altri martiri della medesima persecuzione.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, beato Tommaso Reding, martire, monaco della Certosa della città, che sotto il re Enrico VIII sostenne con fermezza l’unità della Chiesa e, tenuto per questo in catene in un sordido carcere, morì stremato dalla fame e dalla malattia.

Nella grande persecuzione contro i cattolici, decretata da Enrico VIII re d’Inghilterra, ogni Ordine religioso dell’epoca, unitamente al clero diocesano, lasciò un tributo di sangue e martirio per la difesa della Chiesa Cattolica. 

Anche i certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti a nessuna attività politica, contribuirono a questo martirio; i monaci della Certosa di Londra ricevettero anch’essi la visita dei funzionari del re che in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l'approvazione del ripudio da parte del re, della regina Caterina d'Aragona e quindi l'accettazione come sovrana di Anna Bolena. 

Il priore e il procuratore finirono in carcere per aver obiettato sulla legittimità del ripudio, ma dopo un mese, convinti che questo giuramento non toccava la fede, finirono per giurare e quindi liberati; ritornati alla Certosa convinsero gli altri monaci delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534, essi giurarono ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati. 

La pace così sperata durò poco, perché a fine anno 1534 un nuovo decreto del re e del Parlamento, stabilì che tutti i sudditi dovevano disconoscere l’autorità del papa e riconoscere invece il re come capo della Chiesa anglicana anche nelle cose spirituali e chi non consentiva era reo di lesa maestà. 

Avutane notizia, il priore Giovanni Houghton riunì tutti i certosini comunicando ciò e tutti questa volta si dissero pronti a morire per la Chiesa romana. Nella certosa erano arrivati anche due priori di altre case, i quali messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, si recarono di comune accordo presso il vicario del re Tommaso Cromwell, per chiedergli di convincere il re Enrico VIII di esentarli da questo giuramento che non era possibile fare. 

I due priori dopo aver fatto le loro richieste, furono fatti arrestare dal Cromwell indignato e rinchiusi nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Dopo una settimana subirono un processo a Westminster dove ribadirono il loro rifiuto e quindi condannati a morte e di nuovo rinchiusi, lì furono raggiunti da altri due religiosi condannati per lo stesso motivo. 

Il 4 maggio 1535 i due priori padre Roberto Laurence e padre Agostino Webster, unitamente al padre Riccardo Reynolds dell’Ordine di s. Brigida e al sacerdote Giovanni Haile, parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali. 

Il padre Giovanni Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio; ma non era ancora morto soffocato che uno dei presenti tagliò la corda e il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re; seguì l’esecuzione degli altri quattro e i loro corpi furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’. 

Altri tre certosini Umfrido Middlemore vicario, Guglielmo Exmew dotto latinista e Sebastiano Newdigate di nobili origini furono arrestati, torturati e martirizzati il 19 giugno 1535. Altri due che si erano trasferiti da Londra alla Certosa di Hull furono denunziati, arrestati e impiccati l’11 maggio 1537. 

Ancora altri dieci certosini furono imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate e lì morirono di stenti e patimenti in breve tempo: tra essi il 10 giugno 1537 fu la volta di Thomas Reding. Solamente Guglielmo Horn sopravvisse al carcere e venne impiccato il 4 novembre 1540. 

Nella certosa rimasero altri diciotto monaci, che speranzosi di salvare il monastero avevano aderito al giuramento, ma dopo qualche tempo essi vennero espulsi e la certosa venduta a privati. 

I 18 Certosini di Londra, unitamente ad altri 35 martiri di quel periodo, furono beatificati da papa Leone XIII il 9 dicembre 1886. I primi tre morti nel 1535 sono stati canonizzati da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 compresi in un gruppo di 40 martiri della medesima persecuzione inglese. Festività religiosa comune il 4 maggio, mentre i singoli sono ricordati nei rispettivi anniversari di martirio.


Autore: Antonio Borrelli