mardi 15 janvier 2019

Saint TITIEN (TIZIANO) d'ODERZO, évêque


San Tiziano, vescovo di Oderzo
Madonna dell'Orto (Venice), Chapel San Mauro

Saint Titien

Évêque (Ve siècle)

À Oderzo, au Ve siècle, saint Titien, évêque. 
Martyrologe romain

SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/11368/Saint-Titien.html

Saint Titian of Oderzo


Also known as
  • Titian of Venice
  • Tiziano of Oderzo
Profile

Born to the Italian nobility. Educated by Bishop Floriano of OderzoItalyPriestTreasurer of the diocese of Oderzo. Noted for his charity. When Floriano was assigned to another diocese, Titian was chosen by popular acclaim as the reluctant new bishop of Oderzo; he tried to get Floriano to return, but eventually took over the see. He was a model of religious life and shepherd to his people, noted for his ability as a preacher. Fought against Arianism.

Born

St. Titian of Oderzo


January 16, Bishop. 

Author: Andie Rocha | Source: Catholicsaints.info 


Bishop in the outlying regions near Venice, Italy, in a see that no longer exists. He served in the office for more than thirty years.
Born to the Italian nobility. Educated by Bishop Floriano of Oderzo, Italy. He was a Priest, treasurer of the diocese of Oderzo and noted for his charity. When Floriano was assigned to another diocese, Titian was chosen by popular acclaim as the reluctant new bishop of Oderzo; he tried to get Floriano to return, but eventually took over the see. He was a model of religious life and shepherd to his people, noted for his ability as a preacher. Fought against Arianism.



San Tiziano di Oderzo Vescovo


Eraclea, VI secolo - Oderzo (TV), 16 gennaio 632

Martirologio Romano: A Oderzo in Veneto, san Tiziano, vescovo. 

È un santo vescovo nato e vissuto nella zona del Veneto comprendente Vittorio Veneto e buona parte della provincia di Treviso.

Tiziano nacque nella seconda metà del sec. VI da una nobile famiglia di Eraclea nel Veneto, antica città che fino al 1950 si chiamava Grisolera.

Ebbe come maestro s. Floriano vescovo di Opitergium, Comune veneto, attuale Oderzo e da lui fu ordinato diacono e sacerdote e poi economo di quella diocesi.

Primeggiò nell’amore verso i poveri, che invitava a casa sua e nutriva con i propri mezzi; la sua fama si estese in tutta la regione.

S. Floriano lasciò poi la diocesi per diventare missionario nelle terre inospitali e al suo posto, il clero e il popolo elesse Tiziano vescovo di Oderzo, sebbene questi avesse tentato di far ritornare Floriano in sede.

Resse la diocesi di Oderzo in modo eccellente, ammaestrò con la parola e l’esempio, visse molto santamente, divenne famoso per la sua appropriata predicazione, nel fuggire l’eresia ariana allora dilagante fra i Longobardi invasori, non accettando lo scisma istriano detto dei “Tre Capitoli”.

(Scisma provocato dal rifiuto dei vescovi di Aquileia e di Milano, di riconoscere l’accettazione fatta nel 555 da papa Pelagio I della condanna emanata dall’imperatore Giustiniano nel 544, degli scritti detti Tre Capitoli, di Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e Iba di Edessa, favorevoli all’eresia nestoriana).

Pieno di meriti e santità, Tiziano morì ad Oderzo (Opitergium) il 16 gennaio 632 e fu sepolto nella chiesa cattedrale della sua città dove, dice la tradizione, avvennero molti miracoli.

Da questo punto la venerazione per il santo vescovo, per eventi esterni prese a diffondersi in altri luoghi della regione. I suoi concittadini e parenti di Eraclea, un giorno che erano venuti a visitare il sepolcro, di notte trafugarono il suo corpo dalla tomba per trasportarlo nella loro patria.

Ma il mattino seguente gli opitergini, cioè gli abitanti di Opitergium (Oderzo), accortisi del furto, inseguirono armati i rapitori per farglielo restituire. Raggiunti si stava per ingaggiare una battaglia quando comparve un vecchio, che consigliò alle parti di avere concordia e li persuase a lasciare il corpo del vescovo Tiziano in una barca, facendola andare da sola sul fiume Livenza, così che il volere di Dio indicasse il luogo dove fermarsi definitivamente; il corpo approdò in un posto chiamato Settimo.

Deposto sulla riva, gli Opitergini tentarono ancora di riprenderlo, ponendolo su un carro che i buoi non furono capaci di smuovere; riapparve il vecchio che consigliò di pregare per comprendere il volere divino.

Dopo tre giorni di digiuno e per divina rivelazione, fu imposto ad una buona vedova del luogo di attaccare al carro la sua mucca e il vitello, misero sopra il corpo e lasciarono liberi gli animali di condurlo dove volevano.

I bovini si fermarono nella città di Céneda (Comune del Veneto, dal 1866 fuso insieme a Serravalle nell’unica città di Vittorio Veneto).

All’arrivo del carro, una donna posseduta dal demonio ne venne liberata prodigiosamente, gli abitanti di Céneda accolsero degnamente il sacro corpo in un luogo dove, dopo la distruzione di Opitergium nel 665 da parte di Grimoaldo re dei Longobardi, fu istituito l’Episcopio della città; tutto ciò sembra sia avvenuto verso la metà del VII secolo.

Eraclea detta anche Cittanova, era posta in una piccola isola chiamata Melidissa, in una laguna ora interrata detta Laguna Eracleana o anche Opitergina posta fra i fiumi Piave e Livenza; ora Eraclea è totalmente scomparsa.

Opitergium oggi Oderzo, era una città posta sulla via Postumia poco distante dalla laguna omonima, in quel tempo era sede vescovile la cui diocesi comprendeva anche Eraclea.

Bisogna aggiungere che generalmente gli studiosi ritengono che la traslazione del corpo di s. Tiziano da Oderzo a Céneda, sia avvenuta ad opera dei Longobardi della regione o del duca longobardo di Céneda, i quali intesero trasferire così anche la sede del vescovo, avendo intenzione di distruggere Opitergium come poi avvenne nel 665.

Per quanto riguarda il culto di s. Tiziano, esso è comprovato sin dall’VIII secolo ed è menzionato nei vari Martirologi come quello di Usuardo dell’875 e il Romano a partire dal 1584, più alcuni importanti documenti storici del 743, 794, 962.

S. Tiziano è il patrono della città e diocesi di Céneda, ora diocesi di Vittorio Veneto, considerato l’apostolo della zona nel VII secolo, viene celebrato il 16 gennaio.

Le reliquie sono venerate nella cripta della cattedrale di Céneda, poste in una bellissima urna di bronzo di stile neobizantino in forma di sarcofago.

Svariate opere d’arte lo raffigurano nelle cattedrali di Céneda e di Oderzo e in altre chiese venete, una decina di parrocchie sono dedicate al suo nome. Lo stesso Tiziano Vecellio lo ha raffigurato in due dipinti a Pieve di Cadore e a Lentinai di Belluno.


Autore: Antonio Borrelli


dimanche 13 janvier 2019

Saint FULGENCE, évêque




Francisco Salzillo. San Fulgencio,
Iglesia de Santa.María de Gracia, Cartagena (España)


Saint Fulgence


Évêque ( 633)


frère de saint Léandre, de saint Isidore et de sainte Florentine

Important personnage de l'Église espagnole, évêque d'Ecija/Astigi, il est souvent confondu avec saint Fulgence de Ruspe.

À Astigis en Espagne Bétique, vers 632, saint Fulgence, évêque, frère des saints Léandre, Isidore et Florentine. Son frère Isidore lui dédia le traité des Offices ecclésiastiques.
Martyrologe romain

St. Fulgentius

Bishop of Ecija (Astigi), in Spain, at the beginning of the seventh century. Like his brothers Leander and Isidore, two holy Archbishops of Seville, of whom the first was older and the second younger than Fulgentius, he consecrated himself to the service of the Church. A sister of the three was St. Florentina. Their father Severianus lived at first in Cartagena; he was a Roman, and, according to later though doubtful information, an imperial prefect. Exact data regarding the life of Fulgentius are wanting, as he is mentioned only occasionally in contemporary sources. Leander, in his "Libellus" on the religious life written for his sister Florentina states that he has sent Fulgentius back to his native town of Cartagena, which he now regrets as he fears that harm may befall him, and he requests Florentina to pray for him. What the danger was to which Fulgentius was exposed we have no means of knowing. Probably through the influence of Leander, who was made Archbishop of Seville in the year 584 and who played an important part in the affairs of the Visigothic kingdom, Fulgentius became Bishop of Astigi (Ecija), in the ecclesiastical province of Seville. As Leander died in 600 and Pegasius is shown to have still been Bishop of Ecija in 590, we may safely assume that Fulgentius was chosen bishop between 690 and 600; at all events he already occupied the see in 610. Isidore, who succeeded to the Archbishopric of Seville upon the death of his brother Leander, dedicated to Fulgentius "his lord, the servant of God", his work on the offices of the Church, "De ecclesiasticis officiis". In fact it was at the solicitation of Fulgentius that he wrote this account of the origin and authors of the Church services i.e., of the Liturgy.
At the second synod of Seville (619), for which Isidore had assembled the bishops of the province of Baetica, a controversy between the Bishop of Astigi and the Bishop of Cordova regarding a church which was claimed by each as belonging to a parish in his diocese was brought up for settlement; a commission was appointed, and it was declared that thirty year's undisturbed possession should constitute a legal title. Fulgentius attended the synod in person, his name being found among the signatures to the Acts of the council. This is the last event in the life of Fulgentius for which we have positive proof. In any case, he died before the year 633, as one Marcianus is shown to have then heen Bishop of Astigi. Fulgentius, like his sister and brothers, was reverenced as a saint. In Spain his feast was celebrated on different days; in the "Acta Sanctorum" of the Bollandists it is on 14 January. He is frequently confused in medieval writings with Fulgentius, Bishop of Ruspe; some works have also been attributed to him, of which, however, no traces remain. It is said that long after their deaths the bones of St. Fulgentius and those of his sister, St. Florentina, were carried for safety into the Sierra de Guadalupe, and that in the fourteenth century they were found in the village of Berzocana in those mountains.
http://www.newadvent.org/cathen/06315a.htmKirsch, Johann Peter. "St. Fulgentius." The Catholic Encyclopedia. Vol. 6. New York: Robert Appleton Company, 1909. 13 Jan. 2019 <http://www.newadvent.org/cathen/06315a.htm>.
Transcription. This article was transcribed for New Advent by Joseph P. Thomas.
Ecclesiastical approbation. Nihil Obstat. September 1, 1909. Remy Lafort, Censor. Imprimatur. +John M. Farley, Archbishop of New York.

San Fulgenzio di Astigi Vescovo


Cartagena (Spagna), sec. VI – Astigi (Écija) 632 ca.

San Fulgenzio nacque a Cartagena nel VI secolo e morì ad Astigi (Spagna) nel 632. La sua fu una famiglia di santi. Infatti Fulgenzio, conosciuto come vescovo di Astigi, nell'Andalusia, ebbe come fratelli san Leandro vescovo di Siviglia, il grande sant'Isidoro, dottore della Chiesa, e santa Fiorentina, badessa benedettina. Fu Fulgenzio a chiedere al fratello Isidoro di scrivere una delle sue grandi opere, «De origine officiorum sive de ecclesiasticis». Non ci sono notizie sicure sulla gioventù di Fulgenzio, ma sembra certo che nel 610, quando aveva circa 50 anni, fosse già vescovo di Astigi (Andalusia). In precedenza sembra fosse monaco benedettino e probabilmente abate. Nel 610 sottoscrisse il decreto del re Gundemaro (610-614) che costituiva la provincia di Toledo, staccandone il territorio da quello di Cartagena, allora sotto il dominio dei bizantini. Non si sa molto del suo episcopato, che comunque durò più di venti anni; infatti l'ultima data certa della sua vita è il 619, quando prese parte al II Concilio provinciale di Siviglia, presieduto dal fratello Isidoro. Fulgenzio morì intorno al 632. (Avvenire)

Martirologio Romano: Ad Écija in Andalusia, in Spagna, san Fulgenzio, vescovo, fratello dei santi Leandro, Isidoro e Fiorentina; a lui Isidoro dedicò il trattato sugli uffici ecclesiastici. 

La sua fu una famiglia di santi fratelli spagnoli, infatti s. Fulgenzio conosciuto come vescovo di Astigi (Écija) nell’Andalusia, ebbe come fratelli s.Leandro vescovo di Siviglia († 600), il grande s. Isidoro vescovo di Siviglia († 636), Dottore della Chiesa e s. Fiorentina († 610), badessa benedettina. 
S. Fulgenzio nacque a Cartagena in Spagna, verso la metà del secolo VI ed aveva come genitori Severiano e Tortora (anche se quest’ultima sembra che fosse una balia, perché non si conosce con certezza il nome della loro madre). 

Suo padre, a seguito dell’invasione bizantina di Cartagena, fuggì verso il 554 a Siviglia, portando con sé la moglie ed i figli Leandro, Fulgenzio e Fiorentina, mentre Isidoro nacque nell’esilio sivigliano, tra il 560 e 570. Morti i due genitori, capo della famiglia divenne il fratello maggiore Leandro, che guidò la formazione umana e letteraria di Fulgenzio e di Isidoro, allevato quest’ultimo, essendo il più piccolo, dalla sorella Fiorentina. 

A questo punto, della famiglia originaria di Fulgenzio, aggiungiamo che Fiorentina ancora giovane, si fece monaca benedettina nel monastero di Écija (Astigi), città di cui sarà vescovo il fratello Fulgenzio; a lei il fratello Leandro, anch’egli monaco benedettino e poi vescovo di Siviglia, dedicò una nota “Regola”, adattamento della Regola benedettina per le religiose e che ebbe una grande diffusione nei monasteri femminili dell’Alto Medioevo. 

Per san Fulgenzio non vi sono notizie certe sulla sua gioventù, ma nel 610 egli era già vescovo di Astigi (Écija) quindi sui 50 anni, in precedenza egli deve essere stato monaco benedettino e probabilmente abate; perché sia lui che il fratello più piccolo Isidoro, frequentarono scuole monastiche contemporanee e prestigiose. 

Nel 610 con la sua firma, sottoscrisse il decreto del re Gundemaro (610-614) che costituiva la provincia di Toledo, staccandone il territorio da quello di Cartagena, allora sotto il dominio dei bizantini.

Purtroppo al contrario dei suoi grandi fratelli Leandro e Isidoro, di lui non si sa molto del suo episcopato, che comunque durò più di venti anni; infatti l’ultima data certa della sua vita è il 619, quando prese parte al II Concilio provinciale di Siviglia, presieduto dal fratello Isidoro, dove furono trattati per la prima volta in un Concilio spagnolo, problemi relativi alle circoscrizioni ecclesiastiche e alla disciplina sacramentaria, sulla base di argomentazioni tratte dal Diritto Romano. 

Fulgenzio morì nel 632 ca. perché nel 633, anno in cui si svolse l’importante IV Concilio di Toledo, sempre sotto la presidenza del fratello Isidoro, giunto ormai agli ultimi anni della sua vita, al Concilio era presente Marziano, suo successore come vescovo di Astigi. 

Fu lui a chiedere al fratello Isidoro di scrivere una delle sue grandi opere “De origine officiorum sive de ecclesiasticis ecc.”. Nel Medioevo gli furono attribuite alcune opere letterarie, come anche ci furono descrizioni della sua attività e virtù, confondendolo però con l’altro vescovo s. Fulgenzio di Ruspe in Africa (1° gennaio). 

Per quanto riguarda le reliquie, esse in seguito si accomunarono con quelle di sua sorella. A causa delle invasioni arabe, nel secolo VIII, i cristiani di Astigi nascosero le loro reliquie; che furono ritrovate nel 1330 ca. nei monti di Guadalupe (Badajoz) e sistemate dai fedeli nella chiesa di Berzocana della diocesi di Plasencia, dove furono conservate con grande venerazione fino al 1592, quando la città di Cartagena chiese al re Filippo II, le reliquie dei due fratelli; il priore del monastero di Guadalupe, dietro ordine del re, prese quattro grandi ossa e le consegnò alla chiesa cattedrale di Cartagena; altre sono al monastero dell’Escoriale e nella cattedrale di Murcia e di Avila. 

S. Fulgenzio è patrono delle diocesi di Cartagena e di Plasencia e dal 1624 è venerato localmente come Dottore. La sua festa, secondo il “Martyrologium Romanum” ricorre il 14 gennaio.


Autore: Antonio Borrelli



samedi 12 janvier 2019

Saint ANTONIO MARIA PUCCI, prêtre servite de Marie et fondateur



Vetrata di Sant'Antonio Maria Pucci. Viareggio, chiesa di Sant'Andrea, 

Saint Antoine-Marie Pucci
Prêtre - servite de Marie, fondateur des 'servantes de Marie' ( 1892)
Prêtre - servite de Marie, fondateur de l'institut des 'servantes de Marie' 1819 - 1892

Béatifié le 22 juin 1952 par Pie XII

Canonisé le 9 décembre 1962 par Jean XIII (homélie en italien)

"Saint Antoine-Marie Pucci est considéré comme un précurseur de l'apostolat moderne. En effet, ce religieux, nommé curé d'une petite ville de pêcheurs à 28 ans, comprit que la déchristianisation du peuple exigeait de faire appel à une plus grande collaboration du laïcat."

"Pour sa bonté et sa douceur, il fut surnommé 'le petit curé'. Il était très attentif aux pauvres et aux humbles, veillait à l'instruction religieuse, était proche des enfants et des jeunes. Antoine avait du caractère, de la ténacité et de l'originalité. Vraiment épris du désir des autres ... il catéchisait à l'école, sur la place publique, dans les familles. Sa parole de paix était éminemment pacificatrice. Il inspirait la résignation, la générosité et la divine espérance."

À Viareggio en Toscane, l'an 1892, saint Antoine Marie Pucci, prêtre de l'Ordre des Servites de Marie, qui, durant presque cinquante ans de ministère paroissial, s'efforça de soigner les enfants victimes de la misère ou de la maladie. 
Martyrologe romain
"À quoi servent tant de belles paroles et tant d'étalage de doctrine théologique quand les petits ne comprennent rien et quand la parole ne sert qu'à satisfaire l'amour-propre de celui qui parle? Il est nécessaire de savoir pénétrer dans leur petit cœur et parler le langage de Jésus, simple et accessible à tous."
écrits du père Pucci, pensées illuminées d'une authentique pédagogie religieuse.



Altare con le reliquie di Sant'Antoni Maria Pucci. 
Viareggio, chiesa di Sant'Andrea, 

ANTONIO MARIA PUCCI

prêtre servite
1819-1892

Né en 1819 à Poggiola di Vernio en Toscane, d'une famille nombreuse et pauvre, Eustache Pucci s'applique très tôt à seconder son père dans ses fonctions de sacristain. De bonne heure il manifeste son désir de vivre pour la Vierge Marie dans la chasteté, la pauvreté et l'obéissance. Mais son brave père a de la peine à se défaire d'un tel fils, lequel, en 1837, peut enfin réaliser ses désirs: il entre chez les Servites de Marie au couvent de l'Annunziata à Florence. Après son ordination, Père Antoine-Marie est nommé vicaire puis curé à Viareggio, où il restera 45 ans, jusqu'à sa mort. Parfaite image du prêtre-pasteur, il passe parfois des journées entières à confesser. S'intéressant à tous, enfants et adultes, hommes et femmes, il se révèle un précurseur de l'Action catholique. Dans cette paroisse située au bord de la mer Tyrrhénienne, il crée pour les enfants pauvres et faibles un "Hospice marin". Il fonde aussi l'Institut des "Servantes de Marie" pour s'occuper des jeunes filles. Soucieux de tous, il réussit à se faire admettre par tous en cette période d'anticléricalisme. Il donne un témoignage éclatant de cette charité universelle pendant la terrible épidémie de choléra de 1854-55. Mais fidèle au charisme de son institut, sa note dominante reste la piété mariale : dès le début il consacre sa paroisse à la Vierge Marie et il en fera la "Cité de Notre-Dame des sept douleurs". Victime d'un dernier acte de charité, il meurt le 12 janvier 1892, vénéré par tous comme un saint. (SOURCE : www.vatican.va)



Sant' Antonio Maria Pucci Sacerdote servita


Poggiole di Vernio, Firenze, 16 aprile 1819 - Viareggio, Lucca, 12 gennaio 1892

Eustachio Pucci, questo il suo nome di Battesimo, nacque a Poggiole di Vernio in provincia di Firenze il 16 aprile 1819. All’età di 18 anni entrò tra i Servi di Maria della Santissima Annunziata di Firenze assumendo il nome religioso di Antonio Maria. Nel 1843 fece la professione religiosa e dopo qualche mese ricevette l’ordinazione sacerdotale. L’ano seguente  fu nominato viceparroco della nuova parrocchia di Sant’Andrea in Viareggio, affidata proprio ai Servi di Maria, e tre anni dopo ne divenne parroco, incarico che contraddistinse il suo ministero per il resto della sua vita, per  48 lunghi anni. Si dedicò instancabilmente alla cura spirituale e materiale dei suoi fedeli, che con affetto presero a chiamarlo “il curatino”. Al tempo stesso fu per 24 anni priore del suo convento di Viareggio e per sette anni Superiore della Provincia Toscana dei Servi di Maria. Precursore delle forme organizzative dell’Azione Cattolica, istituì delle Associazioni per ogni categoria dei suoi parrocchiani: per i giovani la Compagnia di San Luigi e la Congregazione della Dottrina Cristiana, per gli uomini perfezionò la già esistente Alma Compagnia di Maria Santissima Addolorata e per le donne la Congregazione delle Madri Cristiane. Nel 1853 fondò inoltre le Suore Mantellate Serve di Maria per l’educazione delle fanciulle ed istituì il primo ospizio marino per i bambini malati poveri. Introdusse inoltre altre organizzazioni già esistenti, tutte dedite alle opere di carità. Dopo aver prestato soccorso ad un ammalato in una notte fredda e tempestosa, si ammalò egli stesso di una polmonite fulminante che lo condusse brevemente alla morte, avvenuta il 12 gennaio 1892. Sepolto nel cimitero comunale, il corpo del santo “curatino” fu traslato il 18 aprile 1920 nella stessa chiesa di Sant’Andrea dove aveva svolto il suo lunghissimo ministero parrocchiale. Papa Pio XII il 12 giugno 1952 lo proclamò Beato e Giovanni XXIII infine lo canonizzò il 9 dicembre 1962, proponendolo quale esempio fulgido di vita religiosa e di cura delle anime.

Martirologio Romano: A Viareggio in Toscana, sant’Antonio Maria Pucci, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria: parroco per circa cinquant’anni, si dedicò in modo particolare alle attività formative e catechetiche e alle opere di carità per i bisognosi. 

Eustachio Pucci, secondo di otto figli, nacque da poveri contadini il 16 aprile 1818 a Poggiolo di Vernio, piccolo villaggio dell'alta Valle del Bisenzio, nella diocesi di Pistola. Siccome suo padre era anche sacrestano, fin da piccino Eustachio imparò a seguirlo in chiesa e a frequentare la canonica, dove Don Luigi Diddi impartiva lezione ai bambini della frazione priva di scuola comunale. Di carattere docile e mite, proclive alla pietà, il Pucci era piuttosto alieno dal far brigata con i suoi coetanei. Dopo la scuola, anziché trastullarsi nei prati, preferiva sedersi accanto alle sorelle e maneggiare con loro la rocca e il fuso. Suo svago preferito era aiutare il babbo nel curare il decoro della chiesa, prendere parte alle funzioni, accostarsi alla Comunione e nutrire una tenera devozione alla SS. Vergine.

La sua strada quindi non era quella comune. Un giorno, di ritorno dal Santuario di Boccadirio, a dodici chilometri circa da Poggiole, confidò a Don Luigi: "Io sono deciso di abbandonare il mondo e di entrare in convento...Lei non mi abbandoni; continui ad essere il mio sostegno e la mia guida. .. Però le confido di voler entrare in un Ordine che in un modo o in una altro sia consacrato alla Madonna. Voglio dare a lei la mia anima e tutto me stesso". Il cappellano conosceva l'Ordine dei Servi di Maria fondato nel 1233 da sette pii mercanti fiorentini sul Monte Senario. Quando lo volle accompagnare al convento della SS. Annunziata a Firenze (1837) il padre si oppose perché il suo diciottenne figliuolo era già in grado di condividere con lui le fatiche dei campi. Da buon cristiano, però, si arrese ai disegni che Iddio aveva sopra il suo Eustachio.

Al termine del noviziato Fra’ Pellegrino Romaggi attestò del Pucci: "Non solamente è stato sempre irreprensibile, ma anzi molto edificante, poiché ha sempre dimostrato un carattere docile, schietto e sereno; ha dato molte prove della costante sua ubbidienza, umiltà e soda pietà; come pure ha dimostrato un grande impegno nello studio e nell'adempimento di tutti i suoi doveri, per cui non ho avuto mai occasione di dubitare della sua vocazione allo stato religioso". Il Pucci poté così per cinque anni, continuare gli studi nel convento di Monte Senario, dove nel 1843 fece la professione solenne col nome di Antonio. Lo stesso anno fu ordinato sacerdote a Firenze, nella chiesa di San Salvatore, annessa al palazzo arcivescovile. Oppresso da tanta dignità, inginocchiato ai piedi del Crocifisso esclamò: "Signore, non sono degno! Signore, non sono degno!".

I superiori nel 1844 mandarono P. Antonio Pucci a Viareggio, in diocesi di Lucca, nel nuovo convento, a disimpegnare le mansioni di viceparroco. Fino all'ultimo giorno di vita egli fu nella parrocchia di Sant'Andrea un miracolo vivente di attività e di risorse apostoliche. Nel 1847, benché non avesse che ventotto anni e non ambisse cariche, le autorità diocesane lo nominarono esaminatore prosinodale, e i superiori dell'Ordine gli affidarono la cura della parrocchia; nel 1859 lo elessero Priore della sua comunità; nel 1883 lo nominarono Priore Provinciale per la Toscana, e quindi Definitore generale.

Il P. Pucci restò quel che era sempre stato, umile con tutti e fratello dei suoi fratelli ai quali non fece mai sentire il peso della sua autorità, pur sapendoli richiamare alla scrupolosa osservanza delle regole e dei voti, allo spirito di rinuncia e di mortificazione proprio dell'Ordine.

Il periodo del suo provincialato fu definito il regno della dolcezza, benché nelle visite che regolarmente faceva, riprendesse con santo coraggio quello che riteneva necessario riprendere. Nessuno poteva dolersene perché praticava quanto insegnava ed esigeva.

L'esercizio della presenza di Dio costituiva per lui quasi un'idea fissa. "È mai possibile - esclamava - che la presenza di un Dio onnipotente, eterno, infinito, che tutto vede e sente, non serva di sprone all'uomo per operare rettamente e tenerlo nel suo dovere e non gli faccia concepire venerazione e rispetto?" Un fratello converso, che visse molti anni con lui, affermò: "Tutte le volte che ebbi occasione, per ragioni del mio ufficio, di entrare nella sua cella lo trovai sempre in preghiera". Certa Rosa Lunardini, entrando nell'Archivio parrocchiale, lo trovò davanti ad un crocifisso addirittura fuori dei sensi. I parrocchiani lo sorpresero in rapimento davanti a Gesù Sacramentato nelle ore in cui di solito il divino Prigioniero è lasciato solo; lo videro assorto in preghiera dinanzi all'altare della Deposizione per tutta la notte fra il Giovedì e il Venerdì Santo; lo ammirarono durante le processioni del Corpus Domini fissare con occhi velati dalle lacrime l'Ostia Santa che portava alta tra le mani; lo contemplarono stupiti sollevarsi un palmo da terra al momento della consacrazione nella Messa, o camminare senza posare i piedi sul suolo mentre si recava a far visita agli infermi. Dal suo volto traspariva inoltre tale candore che, al solo vederlo, i viareggini esclamavano: "Pare un angelo!".

Per questo i parrocchiani s'entusiasmarono subito di colui che chiamavano "il Curatino" perché, piccolo di statura e di corporatura, anche se non possedeva quelle doti oratorie che fanno colpo sul popolo minuto; se camminava col capo un po’ inclinato a terra; se era scosso da brividi improvvisi e quasi convulsi e aveva una voce inarcatamente nasale motivo per cui la sua Messa si snodava in cantilena monotona. Quando i Servi di Maria giunsero a Viareggio (1841), v'instaurarono il culto alla Madonna Addolorata. Appena "il Curatino" ebbe preso possesso della parrocchia (1847), la pose sotto la protezione di lei e fece della "Compagnia di Maria SS. Addolorata" il suo centro d'azione. Fu tale l'ondata di fede e di devozione da lui suscitata che non si varava più nessuna imbarcazione senza una solenne funzione alla Vergine SS. e la benedizione del P. Pucci.

A quei tempi la popolazione di Viareggio era costituita in gran parte da pescatori, e non erano pochi i ragazzi che dovevano seguire il babbo sul mare per aiutarlo e imparare il mestiere. Eppure al ritorno delle barche sul far della sera "il Curatino" trovava il modo di andare loro incontro per istruirli nelle verità della fede, radunarli attorno a sé la domenica per prepararli meticolosamente alla prima Comunione, con l'ausilio della "Congregazione della Dottrina Cristiana" da lui fondata nel 1849. Le fanciulle che frequentavano il catechismo, le ragazze da marito bisognose di comprensione e di consiglio, le iscritte al Terz'Ordine dell'Addolorata, furono da lui affidate a Caterina Lenci (+1895), respinta a causa della salute dal convento delle Mantellate di San Niccolò di Lucca. Il P. Pucci con il suo aiuto diede inizio all'Istituto delle Mantellate di Viareggio, che nel 1853 ricevettero la cura di un piccolo ospedale per gli ammalati poveri, e nel 1869 la direzione del grande Ospizio Marino costruito per i bambini affetti da scrofola. Nel 1910 le Mantellate di Viareggio si unirono con quelle di Pistola.
La prima Comunione dei bambini non rappresentava una meta definitiva per lo zelante pastore, ma solo una tappa nel cammino della vita. Infatti, abile organizzatore qual era, fondò per i giovani la "Congregazione di San Luigi" per avere dei cooperatori che arrivassero dove non poteva arrivare lui. Per mantenere salda la fede nelle famiglie e nella società fondò la "Pia Unione dei Figli di San Giuseppe" con proprio Oratorio. Al patrocinio di San Giuseppe raccomandava gli ammalati della parrocchia, al capezzale dei quali si recava dopo aver pregato a lungo davanti a Gesù Sacramentato, senza aspettare che fossero gravi. Entrava nelle famiglie di tutti, ma preferiva le stamberghe dei poveri nelle quali portava pane e carne, brodo e latte, lenzuola e coperte e persino i materassi, se di questi c'era bisogno. Come religioso non possedeva nulla. Ed allora eccolo una volta dare ad un povero vecchio il suo mantello e ad un altro persino i suoi calzoni. Molti testimoni deposero che "se si potessero contare i denari che in quarantacinque anni passarono per le mani del P. Antonio, ci sarebbe da mettere insieme un vistoso patrimonio".

"Il Curatino", arso dalla fiamma di carità, senti pure il bisogno di accendere attorno a sé un gran fuoco di amore per i bisognosi. Vero servo e padre dei poveri, volle che nella sua parrocchia sorgesse la "Conferenza di San Vincenzo de' Paoli" conforme alle norme stabilite dal fondatore Federico Ozanam, di cui condivideva perfettamente le idee. Non contento di spronare i congregati al sollievo dei poveri con la parola, li precedette con l'esempio andando di porta in porta a chiedere per gl'indigenti denari, viveri, biancheria, scarpe. I confratelli, vedendolo sovente arrivare ansante, pallido, gli dicevano: "Lei si strapazza troppo! Se va avanti di questo passo morirà presto!" Il Santo rispondeva loro con un filo di voce: "Non è necessario aver vita lunga, ma è necessario approfittare dell'ora che Dio ci dà per fare il proprio dovere".

Durante il colera 1854-56 non si concesse un attimo di riposo. Passava infaticabilmente da una casa all'altra. Di notte dormiva vestito sopra una branda che aveva fatto mettere in archivio per essere pronto ad ogni chiamata. Quando i colpiti dal morbo cadevano per terra all'improvviso, sulle piazze e per le strade, mentre tutti se la davano a gambe inorriditi il "Curatino" si avvicinava premuroso, se li caricava sulle spalle, vivi o morti che fossero, e li portava al coperto per le cure del caso. "Lei vuoi morire per forza!" gli dicevano. "La morte! - sospirava lui. - Oh! sia la benvenuta se mi sorprenderà sulla breccia e se mi farà cadere nella fossa insieme con il mio fratello!" I viareggini esclamavano allora stupiti: "Se non va in Paradiso lui, non ci va nessuno!" Al suo passaggio anche i massoni, i garibaldini e gli anticlericali si onoravano di fargli tanto di cappello.

Al tempo in cui il P. Pucci andava conquistandosi il cuore dei parrocchiani con l'esercizio eroico della carità, il Curato d'Ars attirava al suo confessionale moltitudini di penitenti da tutte le parti della Francia. La fama del "Curatino Santo" di Viareggio ebbe una risonanza molto più limitata. Ciò nonostante, specialmente in certe solennità, il suo confessionale era inverosimilmente affollato. La gente lo preferiva agli altri, benché fosse di manica stretta a motivo dell'orrore che provava per il peccato. Sono innumerevoli le anime che egli strappò all'inferno. Era logico che Satana lo odiasse a morte e invogliasse qualche libertino a percuoterlo mentre di notte si recava a confortare i moribondi. A chi lo consigliava di sporgere querela rispondeva: "No, no, io non faccio nomi! Ben altre furono le percosse che ricevette Gesù; e lui non le meritava davvero; mentre io, povero peccatore, merito questo e peggio".

Il P. Pucci che aveva amore per i nemici, conforto per gli afflitti, pane per gli affamati, aveva sempre anche un dono di pace da offrire alle anime dilaniate dalla discordia o in preda alla disperazione. Quando veniva a sapere che in una famiglia regnava la discordia era lui a non avere più pace. E andava, ascoltava in silenzio, lasciava che le parti in contrasto dicessero ognuna le proprie ragioni e poi faceva risuonare lui la parola giusta che arrivava diritta al cuore.

All'inizio del 1892 il santo contrasse una polmonite fulminante mentre cantava la messa solenne dell'Epifania. Nel delirio farneticò di infermi da assistere, di poveri da soccorrere, di peccatori da confessare, di fedeli da comunicare. Morì il 12 gennaio 1892. Pio XII lo beatificò il 22 giugno 1952 e Giovanni XXIII lo canonizzò il 9 dicembre 1962, II suo corpo riposa a Viareggio nella chiesa di Sant'Andrea.


Autore: Guido Pettinati





Il suo nome di battesimo fu Eustachio Pucci, nacque a Poggiole di Vernio (Firenze) il 16 aprile 1819. Entrò a 18 anni nei Servi di Maria della Ss. Annunziata di Firenze cambiando il nome in Antonio Maria. Nel 1843 fece la professione religiosa e dopo qualche mese fu ordinato sacerdote. Un anno dopo fu inviato come viceparroco nella nuova parrocchia di s. Andrea a Viareggio, affidata ai Servi di Maria e tre anni dopo ne divenne parroco, ufficio che tenne fino alla sua morte, in tutto 48 anni.


Si dedicò con zelo eroico alla cura spirituale e materiale dei suoi fedeli i quali lo chiamavano con affetto “il curatino”. Nel contempo fu per 24 anni priore del suo convento di Viareggio, per sette anni Superiore della Provincia Toscana dei Servi di Maria.

Anticipando le forme organizzative dell’Azione Cattolica istituì delle Associazioni per ogni categoria dei suoi parrocchiani. Per i giovani: La Compagnia di s. Luigi e la Congregazione della Dottrina Cristiana; per gli uomini: perfezionò la già esistente Alma Compagnia di Maria Ss. Addolorata; per le donne: La Congregazione delle Madri Cristiane. 

Nel 1853 fondò inoltre le Suore Mantellate Serve di Maria per l’educazione delle fanciulle, istituì il primo ospizio marino per i bambini malati poveri. Inoltre introdusse altre Organizzazioni già esistenti, tutte dedite alle opere di carità.

Dopo aver soccorso un ammalato in una notte fredda e tempestosa, si ammalò di una polmonite fulminante che lo portò alla morte il 12 gennaio 1892. Sepolto nel cimitero comunale, il corpo del santo “curatino” fu traslato il 18 aprile 1920 nella stessa chiesa di s. Andrea dove aveva trascorso il suo lunghissimo periodo di parroco.

Pio XII il 12 giugno 1952 lo proclama beato e papa Giovanni XXIII lo proclama santo il 9 dicembre 1962.

Esempio fulgido di vita religiosa applicata alla pastorale delle anime.



Autore: Antonio Borrelli


SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/37225

CANONIZZAZIONE DEI SANTI:
PIETRO GIULIANO EYMARD
ANTONIO MARIA PUCCI
FRANCESCO MARIA DA CAMPOROSSO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

Basilica Vaticana
Domenica, 9 dicembre 1962


Sollemnis caeremonia, qua summos Ecclesiae honores decrevimus Beatis Petro Iuliano Eymard, Antonio Mariae Pucci, Francisco Mariae a Camporubeo, est profecto eiusmodi, qua vehementer animi nostri moveantur. Hic enim ritus, qui dum bisce in terris a Nobis conficiebatur, a summo Deo in caelis, tota scilicet sede illa exsultante laetitia, ratus habebatur, in memoriam nostram redigebat et quasi sub nostrum subicebat aspectum, illam sanctitatis notam, quae catholicam Ecclesiam, Christi Sponsam, distinguit.

Catholicis hominibus illud est dulce et iucundum, ex doctrinae capite, quod profitentur, Ecclesiam matrem suam amantissimam, appellare sanctam. Quod quidem multis confirmatur argumentis. Nam primum eius Conditor sanctus est, quin etiam origo et exemplar sanctitatis; sancta deinde existimanda sunt instrumenta, quibus utitur ad animos perficiendos sibi commissorum filiorum: divina nempe gratia et augusta Sacramenta; tum eius doctrina est sancta, quam a Christo Iesu acceptam inviolate custodit, strenue defendit, impigre inculcat animis, atque ut potest latissime inter gentes disseminat; multi postremo filiorum suorum, cum insigni virtute praestitissent, re ipsa supernae gloriae compotes publice pronuntiati sunt.

Haec, inquimus, explorata atque omnino certa habent christiani viri universi. Sed nemo sane dubitat, quin, praeclaro hoc praebito spectaculo, opinio sanctitatis Ecclesiae vel profundius in eorum animos descendat.

Accidit praeterea congruenter, quod sacra haec caeremonia in cursum incidit Concilii Oecumenici Vaticani II; quod nimirum eo in primis pertinet, ut sanctitatis gemma, in diademate inserta, quo Ecclesiae caput redimitur, magis magisque niteat atque splendeat. Haec namque amplissima sacrorum Pastorum congregatio, cum beati Petri Successore falli nescio coniuncta, non solum iterum proponit atque confirmat incommutabiles veritates a divino Magistro traditas; sed etiam illustrat et adhibenda suadet cotidie crebrius sacrosanta auxilia, quibus divinae gratiae efficiamur compotes et participes. Praeterea praecepta iniungit, quibus christianorum mores nitidius excolantur. Quapropter Concilium non alio spectare dicendum est quam ut hinc ostendat Christi Sponsam omne possidere, quovis nomine significetur, virtutis genus, in factis et verbis et spiritualibus cuiusvis speciei donis (1), hinc ad sanctimoniam Ecclesiae filios incendat, quibus humani generis Redemptor palam edixit: « Estote ergo vos perfecti, ecti, sicut et pater vester caelestis perf ectus est » (2).

Quibus positis facile sequitur, ut in primis christifideles in eo honeste glorientur, se talem habere Matrem, quam omnes admirari operteat, propter incredibilem pulchritudinem eidem divinitus inditam. Eius enim dignitas non gemmis, non margaritis emicat, humano visui conspiciendis, sed fulgore et gratia radiat, quae e Conditoris sui Sanguine et insignibus multorum filiorum virtutibus manant.

Sequitur tum etiam, ut, quicumque christianum profitentur nomen, ii vitae consuetudinem servare enitantur, quae a matris suae superna nobilitate nulla ex parte abhorreat, neque ab eius praeceptis et institutis sit aliena. Siquidern nemo vere affirmare potest se matrem re ipsa diligere, de cuius decore aliquid detrahere moribus suis non vereatur.

INVITO PATERNO
AI FEDELI

Venerabili Fratelli, diletti figli, Amiamo proseguire il discorso, come a familiare colloquio, nella lingua italiana, per associare più strettamente all'intimo gaudio del Nostro cuore i numerosi fedeli, convenuti in questa Basilica, e quanti altri seguono lo svolgersi del sacro rito attraverso la radio.

Da oggi l'intera famiglia dei credenti contempla tre nuove fulgide stelle nel cielo della santità: S. Pietro Giuliano Eymard, S. Antonio Maria Pucci e S. Francesco Maria da Camporosso. E se tre Famiglie Religiose di antica e nuova tradizione — diciamo: i Sacerdoti del Santissimo Sacramento, i Servi di Maria, i Francescani Cappuccini — hanno motivo di esultare per il particolare titolo di onore, con esse è tutta la Chiesa, che si raccoglie in preghiera presso i novelli Santi per averne primizia di intercessione e di celesti favori.

La figura luminosa di ciascuno meriterebbe immediata illustrazione, che per altro non mancherà in forme molteplici e per la parola e per la penna dei sacri oratori e scrittori. A Noi piace cogliere subito una significativa affinità di insegnamenti e di esempi in questi uomini di Dio, vissuti nel corso di una stessa generazione. Nella loro vicenda terrena, pur nelle diverse attribuzioni della vocazione propria di ciascuno, splendono più fulgide tre note: vita Eucaristica, tenerissima pietà mariana, imitazione del Buon Pastore. Di qua proviene per i fedeli e per l'umanità un messaggio di intensa vibrazione.

L'EUCARISTIA FONTE
DI OGNI SANTITÀ

1) Vita eucaristica, anzitutto, poichè nella S. Eucaristia è la fonte e il nutrimento di ogni santità. Lo diceva il Nostro Predecessore S. Leone Magno: « La partecipazione del corpo e del sangue di Cristo non ha altro effetto, che quello di farci diventare Colui, che noi riceviamo » (3).

Questa progressiva trasformazione nella vita stessa del Salvatore Divino, oh quanto è visibile nel mirabile sviluppo delle virtù dei Santi oggi canonizzati!

E quali rapporti di particolare intimità con Gesù Eucaristia si scoprono nelle loro ascensioni! Basta il nome di S. Pietro Giuliano Eymard per aprire allo sguardo il fulgore dei trionfi eucaristici, a cui egli volle dedicata, pur in mezzo a prove e difficoltà di ogni genere, la propria vita, che si prolunga nella famiglia, da lui fondata. Il fanciullo quinquenne, trovato sull'altare, reclinante il capo sulla porticina del Tabernacolo, è lo stesso che fonderà a suo tempo la Società dei Sacerdoti del SS. Sacramento e le Ancelle del SS. Sacramento, irradiando in innumerevoli schiere di Sacerdoti Adoratori il suo amore e la sua tenerezza a Cristo, vivente nell'Eucaristia. E il Santo Parroco di Viareggio non aveva immesso un profondo spirito eucaristico nelle associazioni laicali da lui promosse, come tessera di riconoscimento per il cristiano? Questa ansia di apostolato eucaristico nasceva in un cuore preso dall'amore a Gesù vit tima. I testimoni oculari ne hanno lasciato commoventi descrizioni. Identica pietà eucaristica nell'umile frate cercatore Francesco Maria da Camporosso da tutti chiamato, nonostante le sue proteste, « il Padre Santo ». E a giusto titolo, perchè il suo passaggio quaggiù ha rinnovato la fragranza dei fioretti francescani.

La vita eucaristica è l'anima segreta degli impulsi di generosità, che hanno spinto i tre Religiosi sulle vette della santità.

PERENNE FIDUCIA
NELLA REGINA DEI SANTI

2) Pietà mariana. Accanto a Gesù si trova la Madre sua, Regina sanctorum omnium, suscitatrice di santità nella Chiesa di Dio, e suo primo fiore di grazia. Intimamente associata alla Redenzione nei disegni eterni dell'Altissimo, la Madonna, come ha cantato Severiano di Gabala « è la madre della salvezza, la fonte della luce divenuta visibile » (4). Piace pertanto alla pietà filiale considerarla all'inizio di ogni vita cristiana, accompagnarne con trepida cura l'armonioso sviluppo, coronarne la pienezza con la sua presenza materna.

Non sorprende dunque il trovare Maria Santissima, vicina e tenerissima, nella vita dei tre novelli Confessori : S. Giuliano Eymard la propone a modello degli adoratori, invocandola col titolo di « Nostra Signora del Santissimo Sacramento »; Sant'Antonio Maria Pucci, fedele alle tradizioni del suo Ordine, fa della sede del suo apostolato la città della Madonna Addolorata, affidandole ogni più ardua impresa di sacro ministero; S. Francesco Maria da Camporosso, con filiale ardimento, non teme di inviarle i derelitti e i sofferenti, con le parole: « Andate a nome mio alla Madonna delle Grazie. Ditele che vi manda il suo servo Francesco ».

Oh quale devozione spirano i santi nel loro soprannaturale trasporto di confidenza nella intercessione della Madre di Dio e Madre nostra! Questa delicata pietà mariana ha certo favorito il compiersi del gaudio odierno.

FEDELISSIMA IMMAGINE
DEL BUON PASTORE

3) Imitazione del Buon Pastore. Uno solo dei novelli Canonizzati ebbe la cura diretta delle anime, riproducendo in terra italiana gli esempi del santo Curato d'Ars; ma tutti e tre riproducono con fedeltà mirabile l'immagine del Buon Pastore. L'aspetto pastorale Ci dà tanta consolazione, al termine della prima sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, che il Signore ha voluto per un generale ravvivamento di tutte le forme della vita cristiana.

Questa irradiazione pastorale, nella testimonianza dei novelli santi, si può definire formazione di buoni preti, dall'anima fervente di adoratori, le cui schiere si sono moltiplicate in tutto il mondo, e dànno in questi giorni a Roma, nel loro Convegno Internazionale, spettacolo edificante della loro pietà. Questa irradiazione si esprime inoltre col fervore delle missioni al popolo, forma immediata ed efficace di catechesi evangelica, e con altre istituzioni di carattere parrocchiale, che furono l'alba promettente delle organizzazioni di Azione Cattolica. Irradiazione che con parola semplice si chiama apostolato del buon esempio, compiuto con instancabile zelo per seminare nelle anime l'amore di Cristo, e risvegliarvi la coerenza di propositi gravi e solenni. La stessa sollecitudine costante per la carità verso i poveri, quale si legge in particolari commoventi nella vita dei novelli Santi, è forma altissima di imitazione del Buon Pastore, che diffonde il suo influsso soave nelle anime, e gli dà la testimonianza concreta e commovente, come risposta al dilexit nos, et tradidit semetipsum pro no bis (5).

IL PERFETTO ADORATORE
DEL SS.MO SACRAMENTO

Nous voulons ajouter maintenant un mot pour les pèlerins de langue frainaise, venus assister à la glorification de Saint Pierre-Julien Eymard, prétre, confesseur, fondateur de deux familles religieuses consacrées au culte du Saint-Sacrement.

C'est un Saint qui Nous était familier depuis de longues années déjà, comme Nous l'avons dit tout à l'heure, lorsque la Providence Nous fournit l'heureuse occasion, au temps de Notre service à la Nonciature Apostolique en France, de Nous rendre dans son pays natal, à la Mure d'Isère, près de Grenoble.

Nous avons vu là de Nos yeux le pauvre lit, la modeste cham- bre, où ce fidèle imitateur du Christ rendit sa belle àme à Dieu. Vous pouvez deviner, chers Fils, avec quelle émotion Nous évoquons ce souvenir en ce jour où il Nous est donné de lui décerner les honneurs de la canonisation!

Le corps de Saint Pierre-Julien Eymard est conservé à Paris: le Saint est présent à Rome aussi, en quelque fgon, en la personne de ses fils, les Prétres du Saint Sacrement; et c'est encore un souvenir bien doux à évoquer pour Nous que celui de ces visites que Nous faisions jadis à leur église de Saint Claude-des-Bourguignons, pour Nous unir pendant quelques instants à leurs silencieuses adorations.
A côté d'un Vincent de Paul, d'un Saint Jean Eudes, d'un Curé d'Ars, Pierre-Julien Eymard prend piace aujourd'hui dans la phalange de ces astres resplendissants qui sont la gioire et l'honneur incomparable du Pays qui les a vus naître, mais dont la bienfaisante influence s'exerce bien au-delà: dans l'Eglise tout entière.

Sa note caractéristique, l'idée directrice de toutes ses acti- vités sacerdotales, on peut le dire, ce fut 1'Eucharistie: le culte et l'apostolat eucharistiques. Nous aimons à le souligner ici, en présence des Prétres et des Servantes du Très Saint Sacrement: en présence aussi des membres d'une association qui est chère au coeur du Pape, celle des Prétres Adorateurs, ras- semblés à Rome ce jours-ci et venus nombreux honorer ce grand ami de l'Eucharistie.

Oui, chers Fils, honorez et fétez avec Nous celui qui fut un si parfait adorateur du Saint Sacrement; et à son exemple, placez toujours au centre de vos pensées, de vos affections, des  entreprises de votre zèle, cette source incomparable de toute gràce: le Mysterium fidei, qui cache sous ses voiles l'Auteur méme de la gràce, Jésus, le Verbe incarné.

DONI COPIOSI
DI CELESTE PACE

Venerabili Fratelli e diletti figli, Sono queste le elevazioni ispirate dalla triplice glorifica zione odierna. Il cuore si riempie di commossa esultanza, e sale al labbro la lode e il ringraziamento al Signore, che ha irradiato nuovo splendore sul volto della sua Chiesa, nell'anno del Concilio Ecumenico. O Santi novelli confessori, Pietro Giuliano Eymard, Antonio Maria Pucci, Francesco Maria da Camporosso, circondate questo altare della Confessione di S. Pietro, mentre prosegue il rito Eucaristico; e con la vostra intercessione custodite nei nostri cuori lo straordinario fervore di quest'ora storica, ottenendo all'umanità i doni copiosi della celeste pace, che in Gesù Cristo ha il suo fondamento, la sua legislazione, la sua sicurezza, doni di pace che sono il gaudio della Chiesa, il conforto dei sacri Pastori, l'onore del clero e del popolo santo di Dio. Amen. Amen.

(1) Cfr. S. Cyril. Hier. Cathecheses, Migne P. G. 33 col. 1044.

(2) Matth. 5, 48.

(3) Serm. LXIII, cap. VII; Migne P. L. 54, 357.

(4) De mundi creatione, orat. VI; Migne P. G. 56, 498.

(5) Cfr. Gal. 2, 20

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