samedi 13 avril 2019

Bienheureux SERAFINO MORAZZONE, prêtre diocésain


Bienheureux Serafino Morazzone

Prêtre diocésain italien (+ 1822)

Lettre apostolique envoyée au nom du Saint-Père par le Secrétaire d'État à l'occasion de l'inscription au catalogue des bienheureux de Don Serafino Morazzone (26 juin 2011) [Latin]

Né le 1er février 1747, ordonné prêtre en 1773, Serafino Morazzone est prêtre de la paroisse de Lecco, il meurt le 13 avril 1822 après une vie de sainteté et de dévotions avec une réputation le comparant au 'curé d'Ars'.

Déclaré vénérable en 2007, il a été béatifié le 26 juin 2011 en la cathédrale de Milan.
En italien:

- Chiesa di San Giovanni Battista, detta del Beato Serafino Morazzone, ville de Lecco, paroisse où il exerça son ministère (GoogleMaps)

SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/13433/Bienheureux-Serafino-Morazzone.html

Serafino Morazzone

1747-1822

Né à Milan le 1er février 1747, dans une famille aussi pauvre que nombreuse, Serafino fut accueilli gratuitement par les Jésuites de Brera pour ses études.

Il reçut l’habit clérical à treize ans, la tonsure à quatorze, les ordres mineurs de Portier et Lecteur à seize ans. C’est un peu précoce et rapide, mais c’était admis à cette époque.

A dix-huit ans, pour se payer les études, il est servant de messe (sacristain) à la cathédrale : le matin, il est dans le sanctuaire, l’après-midi il étudie la théologie. Ce sera son horaire pendant huit années, durant lesquelles on le verra toujours souriant, fidèle, exact, toujours poli.

A vingt-quatre ans, il reçoit les deux autres ordres mineurs d’Exorciste et d’Acolyte, et on lui propose la paroisse de Chiuso, dont personne ne veut. Mais comme il n’est pas encore prêtre, vite on lui administre le sous-diaconat, le diaconat et le sacerdoce en un mois, et le voilà curé à vingt-six ans. Il le restera quarante-neuf ans, jusqu’à la mort, car il n’acceptera jamais d’autres postes plus «dignes».

Les témoins pourront parler des longues heures qu’il passa à genoux par-terre dans l’église, et surtout de celles passées à entendre les confessions, car les pénitents viennent très nombreux se confesser au «bienheureux Séraphin».

Don Serafino donne tout son temps aux pénitents, aux malades qu’il va visiter chaque jour, aux enfants, à qui il enseigne le catéchisme mais aussi les rudiments scolaires.

Il est si détaché qu’il ne voit même pas que ses prières obtiennent des miracles.

Quand il meurt, le 13 avril 1822, on s’aperçoit peu après son enterrement… que son corps n’est pas dans la tombe. C’est que de nuit, affrontant toutes les dispositions légales, les paroissiens sont venus l’exhumer pour l’inhumer sous le pavement de l’église paroissiale.

Le curé de Chiuso fut longtemps le confesseur d’Alessandro Manzoni, qui en parla explicitement dans Fermo e Lucia.

Don Serafino mourut le 13 avril 1822, et fut béatifié en 2011.

SOURCE : http://www.samuelephrem.eu/article-serafino-morazzone-116059456.html

Bx Serafino Morazzone

Prêtre de l’Archidiocèse de Milan

Serafino Morazzone, prêtre diocésain italien, est né à Milan le 1er février 1747 et mort à Chiuso di Lecco le 13 avril 1822. Il est considéré comme le « curé d'Ars » de Lecco.

Il a été proclamé Vénérable le 17 décembre 2007 par le Pape Benoît XVI et bienheureux le 26 juin 2011, dans la Place du Dôme de Milan, au cours d’une cérémonie présidée par le cardinal Angelo Amato s.d.b., préfet de la Congrégation pour les causes des saints, en présence du cardinal Dionigi Tettamanzi, archevêque de Milan.

SOURCE : https://ewangelia.org/FR/display-saint/cf3b1d65-adfe-421a-896b-52ceb0078cc6


Blessed Serafino Morazzone

Blessed Serafino Morazzone was born on 1 February 1747 in Milan, Italy, into a modest family where his father ran a grain shop and poverty was a constant companion. The third of four children, he grew up in humble circumstances that shaped a life of quiet devotion and service. He pursued his priestly studies and was ordained a diocesan priest, eventually becoming the parish priest of Chiuso, a small village near Lecco, in 1773. He remained in that same humble post for nearly fifty years until his death on 13 April 1822. As a pastor, Morazzone embodied the ideal of a simple country priest dedicated entirely to his flock. He lived among the people with great humility, focusing on the sacraments, especially the Eucharist and confession. His gentle guidance and deep spirituality drew many to him, including the renowned Italian writer Alessandro Manzoni, who chose Morazzone as his personal confessor. Manzoni, author of the famous novel The Betrothed, found in the priest a trusted spiritual advisor whose example of holiness left a lasting impression. Morazzone was known for his poverty of life, his charity toward the poor, and his tireless work in the confessional and in teaching the faith. He avoided any pursuit of higher office or recognition, preferring instead the ordinary duties of parish life. His reputation for sanctity grew steadily after his death, leading to a formal process of beatification. He was declared venerable in 2007 and beatified on 26 June 2011 in Milan by Pope Benedict XVI, alongside two other figures from the region. Today, Blessed Serafino Morazzone is remembered as a model of priestly simplicity and pastoral zeal, often compared to Saint John Mary Vianney, the Curé of Ars. In Chiuso, the church of San Giovanni Battista, where he served, and the former rectory now house a small museum dedicated to his memory. His feast day is observed on 13 April. Through his unassuming life, he showed that profound holiness can flourish in the quiet routines of everyday ministry, inspiring priests and laity alike to seek God in the ordinary.

Father V

SOURCE : https://x.com/father_rmv/status/2043675718740033574

Illustration: livre 'Amico di Dio amico di tutti. Biografia del beato Serafino Morazzone' vitrail et église de Lecco. Source : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/13433/Bienheureux-Serafino-Morazzone.html


Beato Serafino Morazzone Sacerdote

13 aprile

Milano, 1 febbraio 1747 – Lecco, 13 aprile 1822

Parroco di Chiuso dal 1773 al 1822, fu confessore di Alessandro Manzoni, probabilmente fino al 1818, anno in cui la famiglia di Manzoni vendette la villa del Caleotto, ove soggiornava. Manzoni ne scrisse un vero panegirico in Fermo e Lucia, ove lo nominò esplicitamente, creando un anacronismo rispetto all'ambientazione seicentesca della storia narrata, interpretato dai commentatori come dovuto all'affetto e all'ammirazione dello scrittore verso questo religioso. Ne I promessi sposi il Manzoni toglierà l'accenno esplicito del nome. Morazzone fu sepolto a Lecco, nella chiesa dedicata a San Giovanni del rione di Chiuso di cui fu parroco. È stato dichiarato Venerabile il 17 dicembre 2007 e poi beatificato il 26 giugno 2011. In passato la sua canonizzazione era stata sollecitata dal cardinale Schuster, che lo aveva definito "novello curato d'Ars".

“Prete Serafino Morazzone” diventa beato a quasi due secoli dalla morte. Un altro “Curato d’Ars”, è stato detto di lui; con la differenza che, questo, è italianissimo e meno noto dell’altro, anche se tra i due c’è una straordinaria sintonia spirituale e umana. A cominciare dalle umilissime origini, perché Serafino arriva da una famiglia povera e numerosa. Suo padre ha una minuscola rivendita di granaglie e vive in un modesto alloggio di Milano, dalle parti di Brera: qui nasce Serafino, il 1° febbraio 1747. Dato che vuole farsi prete e che mancano i soldi per farlo studiare, i gesuiti lo accolgono a titolo gratuito nel collegio di Brera. A tamburo battente, come si usava allora, le varie tappe verso il sacerdozio di un ragazzo umile e fedelissimo ai suoi impegni: a 13 anni riceve la talare, a 14 la tonsura, a 16 i primi due ordini minori. A 18 anni, per potersi pagare gli studi, va a fare l’accolito in Duomo: per dieci lire al mese, al mattino presta servizio all’altare e al pomeriggio studia teologia. Così per otto anni, fedelissimo e puntuale, cortese e sorridente. A 24 anni riceve gli altri ordini minori e due anni dopo, a sorpresa, gli fanno fare concorso per Chiuso, nel lecchese: una piccola parrocchia che all’epoca conta 185 abitanti ed alla quale nessun altro aspira. Vince il concorso, ma non è ancora prete; così, nel giro di un mese, riceve il suddiaconato, il diaconato e l’ordinazione sacerdotale e il giorno dopo è già insediato a Chiuso: vi resterà per 49 anni, cioè fino alla morte. Per scelta, perché anche quando gli offriranno parrocchie più importanti o incarichi più onorifici sceglierà di essere sempre e soltanto il “buon curato di Chiuso”, da cui non si allontanerà mai. Testimoni oculari hanno attestato le lunghe ore trascorse in ginocchio nella chiesa parrocchiale e quelle, interminabili, trascorse in confessionale ad accogliere i penitenti. Ovviamente non soltanto i suoi, ma pure quelli che arrivano da Lecco e dai paesi vicini. Perché a Chiuso, come ad Ars, si fa la fila per andarsi a confessare dal “beato Serafino”, come lo chiamano i contemporanei, mentre lui si considera solo un povero peccatore, infinitamente bisognoso della misericordia di Dio e delle preghiere del prossimo. Le sue ottengono miracoli, ma lui non se ne accorge, impegnato com’è a non trascurare neppure uno dei suoi parrocchiani: raccontano che i malati li va a trovare anche di sera o di notte, se non è riuscito a farlo di giorno, e così tutti i giorni, fino a quando si ristabiliscono o chiudono gli occhi per sempre. E non solo per portare loro i conforti della religione: dicono che i bocconi migliori e tutto quello che gli viene regalato siano per i suoi poveri, per i suoi malati. Ad uno, piuttosto male in arnese,  finisce per regalare anche il suo materasso, di cui per un bel po’ deve fare a meno, perché nessuno si è accorto del suo gesto di carità. Ai ragazzi,oltre al catechismo, insegna a leggere e a contare, in una specie di scuola che ha aperto in canonica, forse ricordando quanto anche lui ha faticato a studiare. Muore il 13 aprile 1822 e un piccolo giallo avvolge la sua sepoltura, quando ci si accorge che di lui non c’è traccia nella fossa che dovrebbe essere la sua. Il giallo si risolve grazie alla testimonianza di un anziano: i parrocchiani, che non si rassegnavano a saperlo nella nuda terra del cimitero, lo avevano esumato la notte stessa del funerale, adagiandolo sotto il pavimento della chiesa, in barba a tutte le disposizioni di legge. Tra i suoi penitenti famosi c’è anche Alessandro Manzoni, che è talmente convinto della santità di quel prete da tracciare di lui una testimonianza toccante nel suo “Fermo e Lucia”,cioè la prima versione de “I promessi sposi”, di cui diventa addirittura personaggio chiave con una trasposizione storica un po’ ardita che l’autore sarà costretto ad eliminare nell’edizione definitiva. “Beato” per i contemporanei, tarda ad essere riconosciuto tale dalla Chiesa. La “causa”, iniziata nel 1854, si arena quasi subito. A fine ‘800 il cardinal Ferrari ordina di rimuovere la montagna di ex voto e di stampelle deposte accanto alla tomba, perché potrebbero pregiudicarne la prosecuzione. Riavviata nel 1964, la Causa giunge a buon fine domenica 26 giugno con la beatificazione: interamente postulata dai suoi parrocchiani, sempre più convinti di aver avuto un “curato santo”.

Nella diocesi di Milano la sua memoria si celebra il 9 maggio.

Autore: Gianpiero Pettiti

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/95460

Serafino Morazzone

(1747-1822)

Beatificazione:

- 26 giugno 2011

- Papa  Benedetto XVI

Celebrazione

Memoria Liturgica:
- 13 aprile

Sacerdote diocesano, parroco di Chiuso (Lecco) dal 1773 al 1822, fu confessore di Alessandro Manzoni

"Il consacrato deve avere u­nicamente il Signore per sua eredità"

Serafino Morazzone nacque a Milano da Francesco e Anna Maria Saldarini il 1 febbraio 1747 terzo dei loro quattro figli. La povertà fu loro compagna fedele, insieme al dolore: proprio quattro giorni prima di ricevere il Sacramento della Confermazione (10 aprile 1760) la sua mamma moriva ancora in giovane età.

Visse poveramente gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza, coltivando, però, con tenace desiderio quella “chiamata” che sentiva nel cuore sin da fanciullo. Non potendo frequentare il Seminario diocesano a causa della sua povertà, fu accolto tra quei chierici che prestavano il loro servizio nel Duomo di Milano, per il servizio delle molte messe che vi si celebravano quotidianamente. Poteva così trascorrere ogni sua mattina presso l’altare del Signore e dedicarsi agli studi teologici nel pomeriggio, fondendo così l’amore per la preghiera e il raccoglimento interiore con il sostegno alla famiglia e la fedeltà agli studi, che amava.

Finalmente, dopo un’attesa di due anni che trascorse con il consueto raccoglimento operoso presso la sua Parrocchia e il Duomo di Milano, si rese vacante la Parrocchia della Madonna Assunta di Chiuso (Lecco). Era una piccola e povera parrocchia, con meno di duecento abitanti, perlopiù agricoltori e pescatori, alla quale nel 1809 fu concesso dal Governo il sussidio, riservato «ai parroci più poveri». Don Serafino non esitò: ordinato sacerdote il 9 maggio 1873, si recò immediatamente a Chiuso, ove il giorno seguente celebrò la sua prima messa, iniziando così il suo ministero di sacerdote e di parroco. In questa piccola parrocchia – tra le più povere della diocesi – don Serafino trascorse i suoi quarantanove anni di ministero, crescendo sempre più in fedele obbedienza ai superiori, in totale dedizione al suo gregge e in comunione sempre più profonda con Dio.

Così fu scrupolosamente obbediente alla volontà dei superiori, e in particolare all’obbligo della residenza in parrocchia, non assentandosene mai, se non per gli Esercizi Spirituali – e anche per quelli chiedendo sempre il permesso all’Arcivescovo – o per le riunioni del clero locale, al punto che non si recò neppure ai funerali di suo padre (29 maggio 1775).

Suo unico desiderio fu di vivere per amore di Dio totalmente al servizio della sua gente, curando l’amministrazione dei sacramenti, in particolare la S. Messa, celebrando la quale tutti rimanevano colpiti dalla sua devozione. Fu sempre disponibile per il sacramento della Riconciliazione e il suo confessionale divenne ben presto tanto affollato, che «impiegava anche la notte» per compiere il santo ministero. Anche nella cura della catechesi dei ragazzi e degli adulti fu pastore zelante. Insegnò non solo con le parole, ma con la vita.  Sin dal suo arrivo nella parrocchia di Chiuso, scelse di vivere in rigorosa povertà, per testimoniare che «il consacrato deve avere u­nicamente il Signore per sua eredità».

Frugalissimo nel cibo donava ai poveri tutto il possibile. Poiché povertà e malattia sono spesso compagne, il Serafino si mostrò attento e generoso anche con i malati, tanto da giungere un giorno a togliere «dal proprio letto il materasso per darlo ad un infermo moribondo». Don Serafino, infatti, visitava tutti gli ammalati della sua parrocchia immancabil­mente almeno una volta al giorno» e se qualcuno era in condizioni gravi, tornava a trovarlo verso sera e, se necessario, trascorreva la notte accanto al capezzale, per accompagnare con la preghiera quell’anima del suo gregge all’incontro con Dio. Amato da tutti, spirò sazio di giorni e di bene, il 13 aprile 1822.

SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/serafino-morazzone.html

IL MIRACOLO

In vista della sua beatificazione, la Postulazione della Causa ha presentato al giudizio della Congregazione delle Cause dei Santi un asserito evento miracoloso attribuito all’intercessione del Servo di Dio. Il fatto in questione, accaduto a Lecco tra la notte del 17 e il 18 dicembre 1960, riguarda la guarigione straordinaria del neonato Serafino Corti da una grave atresia nell’apparato digerente. Circa un mese prima, il bambino era nato prematuro e le sue condizioni generali erano molto precarie; ma, soprattutto con il trascorrere dei giorni, si notò un suo accelerato deperimento a causa della sua permanente malformazione. Tutto lasciava prevedere un esito infausto per il neonato.

Constatata la gravità della situazione, la famiglia, i parenti, le suore in servizio presso l’ospedale, la parrocchia, i bambini della scuola materna e numerosi anziani ed ammalati della zona pregarono coralmente e con fervore per la vita del piccolo Serafino, impetrando con forza l’intercessione del Venerabile Servo di Dio. Per volere della mamma fu posta anche una piccola immagine di Don Serafino sotto la culla del neonato. Improvvisamente, la mattina del 18 dicembre, avvenne il prodigio: la malformazione da cui il bambino era affetto si risolse completamente, al punto che il suo quadro clinico era del tutto normale.

Appare evidente la concomitanza cronologica e il nesso tra l’invocazione al Venerabile Servo di Dio e la guarigione di Serafino Corti, che successivamente godette di buona salute e fu in grado di gestire una normale vita relazionale.

SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/serafino-morazzone.html

BENEDETTO XVI, ANGELUS. Piazza San Pietro - Domenica, 26 giugno 2011 : https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110626.html et https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/serafino-morazzone.html

Don SERAFINO Morazzone : https://museobeatoserafino.wixsite.com/donserafinomorazzone/don-serafino-morazzone

Discover Chiuso and blessed Serafino Morazzone : https://www.dolcecharm.com/destinations-italy/lombardy/lecco/chiuso-serafino-morazzone-lecco/

Church and museum of the Blessed Serafino. The place where the conversion of the Unnamed took place : https://leccotourism.it/en/church-and-museum-of-the-blessed-serafino/