Bienheureux Serafino
Morazzone
Prêtre diocésain
italien (+ 1822)
Lettre apostolique envoyée au nom du Saint-Père par le Secrétaire d'État à l'occasion de l'inscription au catalogue des bienheureux de Don Serafino Morazzone (26 juin 2011) [Latin]
Né le 1er février 1747, ordonné prêtre en 1773, Serafino Morazzone est prêtre de la paroisse de Lecco, il meurt le 13 avril 1822 après une vie de sainteté et de dévotions avec une réputation le comparant au 'curé d'Ars'.
Déclaré vénérable en 2007, il a été béatifié le 26 juin 2011 en la cathédrale
de Milan.
En italien:
- Chiesa di San Giovanni Battista, detta del Beato Serafino Morazzone, ville de Lecco, paroisse où il exerça son ministère (GoogleMaps)
SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/13433/Bienheureux-Serafino-Morazzone.html
Serafino Morazzone
1747-1822
Né à Milan le 1er février
1747, dans une famille aussi pauvre que nombreuse, Serafino fut accueilli
gratuitement par les Jésuites de Brera pour ses études.
Il reçut l’habit clérical
à treize ans, la tonsure à quatorze, les ordres mineurs de Portier et Lecteur à
seize ans. C’est un peu précoce et rapide, mais c’était admis à cette époque.
A dix-huit ans, pour se
payer les études, il est servant de messe (sacristain) à la cathédrale : le
matin, il est dans le sanctuaire, l’après-midi il étudie la théologie. Ce sera
son horaire pendant huit années, durant lesquelles on le verra toujours
souriant, fidèle, exact, toujours poli.
A vingt-quatre ans, il
reçoit les deux autres ordres mineurs d’Exorciste et d’Acolyte, et on lui
propose la paroisse de Chiuso, dont personne ne veut. Mais comme il n’est pas
encore prêtre, vite on lui administre le sous-diaconat, le diaconat et le
sacerdoce en un mois, et le voilà curé à vingt-six ans. Il le restera
quarante-neuf ans, jusqu’à la mort, car il n’acceptera jamais d’autres postes
plus «dignes».
Les témoins pourront
parler des longues heures qu’il passa à genoux par-terre dans l’église, et
surtout de celles passées à entendre les confessions, car les pénitents
viennent très nombreux se confesser au «bienheureux Séraphin».
Don Serafino donne tout
son temps aux pénitents, aux malades qu’il va visiter chaque jour, aux enfants,
à qui il enseigne le catéchisme mais aussi les rudiments scolaires.
Il est si détaché qu’il
ne voit même pas que ses prières obtiennent des miracles.
Quand il meurt, le 13
avril 1822, on s’aperçoit peu après son enterrement… que son corps n’est pas
dans la tombe. C’est que de nuit, affrontant toutes les dispositions légales,
les paroissiens sont venus l’exhumer pour l’inhumer sous le pavement de l’église
paroissiale.
Le curé de Chiuso fut
longtemps le confesseur d’Alessandro Manzoni, qui en parla explicitement
dans Fermo e Lucia.
Don Serafino mourut le 13
avril 1822, et fut béatifié en 2011.
SOURCE : http://www.samuelephrem.eu/article-serafino-morazzone-116059456.html
Bx Serafino Morazzone
Prêtre de l’Archidiocèse
de Milan
Serafino Morazzone,
prêtre diocésain italien, est né à Milan le 1er février 1747 et mort à Chiuso
di Lecco le 13 avril 1822. Il est considéré comme le « curé d'Ars » de Lecco.
Il a été proclamé
Vénérable le 17 décembre 2007 par le Pape Benoît XVI et bienheureux le 26 juin
2011, dans la Place du Dôme de Milan, au cours d’une cérémonie présidée par le
cardinal Angelo Amato s.d.b., préfet de la Congrégation pour les causes des
saints, en présence du cardinal Dionigi Tettamanzi, archevêque de Milan.
SOURCE : https://ewangelia.org/FR/display-saint/cf3b1d65-adfe-421a-896b-52ceb0078cc6
Blessed Serafino Morazzone
Blessed Serafino
Morazzone was born on 1 February 1747 in Milan, Italy, into a modest family
where his father ran a grain shop and poverty was a constant companion. The
third of four children, he grew up in humble circumstances that shaped a life
of quiet devotion and service. He pursued his priestly studies and was ordained
a diocesan priest, eventually becoming the parish priest of Chiuso, a small
village near Lecco, in 1773. He remained in that same humble post for nearly
fifty years until his death on 13 April 1822. As a pastor, Morazzone embodied
the ideal of a simple country priest dedicated entirely to his flock. He lived
among the people with great humility, focusing on the sacraments, especially
the Eucharist and confession. His gentle guidance and deep spirituality drew
many to him, including the renowned Italian writer Alessandro Manzoni, who
chose Morazzone as his personal confessor. Manzoni, author of the famous novel
The Betrothed, found in the priest a trusted spiritual advisor whose example of
holiness left a lasting impression. Morazzone was known for his poverty of
life, his charity toward the poor, and his tireless work in the confessional
and in teaching the faith. He avoided any pursuit of higher office or
recognition, preferring instead the ordinary duties of parish life. His
reputation for sanctity grew steadily after his death, leading to a formal
process of beatification. He was declared venerable in 2007 and beatified on 26
June 2011 in Milan by Pope Benedict XVI, alongside two other figures from the
region. Today, Blessed Serafino Morazzone is remembered as a model of priestly
simplicity and pastoral zeal, often compared to Saint John Mary Vianney, the
Curé of Ars. In Chiuso, the church of San Giovanni Battista, where he served,
and the former rectory now house a small museum dedicated to his memory. His
feast day is observed on 13 April. Through his unassuming life, he showed that
profound holiness can flourish in the quiet routines of everyday ministry,
inspiring priests and laity alike to seek God in the ordinary.
Father V
SOURCE : https://x.com/father_rmv/status/2043675718740033574
Illustration:
livre 'Amico di Dio amico di tutti. Biografia del beato Serafino Morazzone'
vitrail et église de Lecco. Source : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/13433/Bienheureux-Serafino-Morazzone.html
Beato Serafino Morazzone Sacerdote
Milano, 1 febbraio 1747 –
Lecco, 13 aprile 1822
Parroco di Chiuso dal
1773 al 1822, fu confessore di Alessandro Manzoni, probabilmente fino al 1818,
anno in cui la famiglia di Manzoni vendette la villa del Caleotto, ove
soggiornava. Manzoni ne scrisse un vero panegirico in Fermo e Lucia, ove lo
nominò esplicitamente, creando un anacronismo rispetto all'ambientazione
seicentesca della storia narrata, interpretato dai commentatori come dovuto
all'affetto e all'ammirazione dello scrittore verso questo religioso. Ne I
promessi sposi il Manzoni toglierà l'accenno esplicito del nome. Morazzone fu
sepolto a Lecco, nella chiesa dedicata a San Giovanni del rione di Chiuso di
cui fu parroco. È stato dichiarato Venerabile il 17 dicembre 2007 e poi
beatificato il 26 giugno 2011. In passato la sua canonizzazione era stata
sollecitata dal cardinale Schuster, che lo aveva definito "novello curato
d'Ars".
“Prete Serafino
Morazzone” diventa beato a quasi due secoli dalla morte. Un altro “Curato
d’Ars”, è stato detto di lui; con la differenza che, questo, è italianissimo e
meno noto dell’altro, anche se tra i due c’è una straordinaria sintonia
spirituale e umana. A cominciare dalle umilissime origini, perché Serafino
arriva da una famiglia povera e numerosa. Suo padre ha una minuscola rivendita
di granaglie e vive in un modesto alloggio di Milano, dalle parti di Brera: qui
nasce Serafino, il 1° febbraio 1747. Dato che vuole farsi prete e che mancano i
soldi per farlo studiare, i gesuiti lo accolgono a titolo gratuito nel collegio
di Brera. A tamburo battente, come si usava allora, le varie tappe verso il
sacerdozio di un ragazzo umile e fedelissimo ai suoi impegni: a 13 anni riceve
la talare, a 14 la tonsura, a 16 i primi due ordini minori. A 18 anni, per
potersi pagare gli studi, va a fare l’accolito in Duomo: per dieci lire al
mese, al mattino presta servizio all’altare e al pomeriggio studia teologia.
Così per otto anni, fedelissimo e puntuale, cortese e sorridente. A 24 anni
riceve gli altri ordini minori e due anni dopo, a sorpresa, gli fanno fare
concorso per Chiuso, nel lecchese: una piccola parrocchia che all’epoca conta
185 abitanti ed alla quale nessun altro aspira. Vince il concorso, ma non è
ancora prete; così, nel giro di un mese, riceve il suddiaconato, il diaconato e
l’ordinazione sacerdotale e il giorno dopo è già insediato a Chiuso: vi resterà
per 49 anni, cioè fino alla morte. Per scelta, perché anche quando gli
offriranno parrocchie più importanti o incarichi più onorifici sceglierà di
essere sempre e soltanto il “buon curato di Chiuso”, da cui non si allontanerà
mai. Testimoni oculari hanno attestato le lunghe ore trascorse in ginocchio
nella chiesa parrocchiale e quelle, interminabili, trascorse in confessionale
ad accogliere i penitenti. Ovviamente non soltanto i suoi, ma pure quelli che
arrivano da Lecco e dai paesi vicini. Perché a Chiuso, come ad Ars, si fa la
fila per andarsi a confessare dal “beato Serafino”, come lo chiamano i
contemporanei, mentre lui si considera solo un povero peccatore, infinitamente
bisognoso della misericordia di Dio e delle preghiere del prossimo. Le sue
ottengono miracoli, ma lui non se ne accorge, impegnato com’è a non trascurare
neppure uno dei suoi parrocchiani: raccontano che i malati li va a trovare
anche di sera o di notte, se non è riuscito a farlo di giorno, e così tutti i
giorni, fino a quando si ristabiliscono o chiudono gli occhi per sempre. E non
solo per portare loro i conforti della religione: dicono che i bocconi migliori
e tutto quello che gli viene regalato siano per i suoi poveri, per i suoi
malati. Ad uno, piuttosto male in arnese, finisce per regalare anche il
suo materasso, di cui per un bel po’ deve fare a meno, perché nessuno si è
accorto del suo gesto di carità. Ai ragazzi,oltre al catechismo, insegna a
leggere e a contare, in una specie di scuola che ha aperto in canonica, forse
ricordando quanto anche lui ha faticato a studiare. Muore il 13 aprile 1822 e
un piccolo giallo avvolge la sua sepoltura, quando ci si accorge che di lui non
c’è traccia nella fossa che dovrebbe essere la sua. Il giallo si risolve grazie
alla testimonianza di un anziano: i parrocchiani, che non si rassegnavano a
saperlo nella nuda terra del cimitero, lo avevano esumato la notte stessa del
funerale, adagiandolo sotto il pavimento della chiesa, in barba a tutte le
disposizioni di legge. Tra i suoi penitenti famosi c’è anche Alessandro
Manzoni, che è talmente convinto della santità di quel prete da tracciare di
lui una testimonianza toccante nel suo “Fermo e Lucia”,cioè la prima versione
de “I promessi sposi”, di cui diventa addirittura personaggio chiave con una
trasposizione storica un po’ ardita che l’autore sarà costretto ad eliminare
nell’edizione definitiva. “Beato” per i contemporanei, tarda ad essere
riconosciuto tale dalla Chiesa. La “causa”, iniziata nel 1854, si arena quasi
subito. A fine ‘800 il cardinal Ferrari ordina di rimuovere la montagna di ex
voto e di stampelle deposte accanto alla tomba, perché potrebbero pregiudicarne
la prosecuzione. Riavviata nel 1964, la Causa giunge a buon fine domenica 26
giugno con la beatificazione: interamente postulata dai suoi parrocchiani,
sempre più convinti di aver avuto un “curato santo”.
Nella diocesi di Milano
la sua memoria si celebra il 9 maggio.
Autore: Gianpiero
Pettiti
SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/95460
Serafino Morazzone
(1747-1822)
Beatificazione:
- 26 giugno 2011
- Papa Benedetto
XVI
Memoria Liturgica:
- 13 aprile
Sacerdote diocesano,
parroco di Chiuso (Lecco) dal 1773 al 1822, fu confessore di Alessandro Manzoni
"Il consacrato deve
avere unicamente il Signore per sua eredità"
Serafino Morazzone nacque
a Milano da Francesco e Anna Maria Saldarini il 1 febbraio 1747 terzo dei loro
quattro figli. La povertà fu loro compagna fedele, insieme al dolore: proprio
quattro giorni prima di ricevere il Sacramento della Confermazione (10 aprile
1760) la sua mamma moriva ancora in giovane età.
Visse poveramente gli
anni della fanciullezza e dell’adolescenza, coltivando, però, con tenace
desiderio quella “chiamata” che sentiva nel cuore sin da fanciullo. Non potendo
frequentare il Seminario diocesano a causa della sua povertà, fu accolto tra
quei chierici che prestavano il loro servizio nel Duomo di Milano, per il
servizio delle molte messe che vi si celebravano quotidianamente. Poteva così
trascorrere ogni sua mattina presso l’altare del Signore e dedicarsi agli studi
teologici nel pomeriggio, fondendo così l’amore per la preghiera e il
raccoglimento interiore con il sostegno alla famiglia e la fedeltà agli studi,
che amava.
Finalmente, dopo
un’attesa di due anni che trascorse con il consueto raccoglimento operoso
presso la sua Parrocchia e il Duomo di Milano, si rese vacante la Parrocchia
della Madonna Assunta di Chiuso (Lecco). Era una piccola e povera parrocchia,
con meno di duecento abitanti, perlopiù agricoltori e pescatori, alla quale nel
1809 fu concesso dal Governo il sussidio, riservato «ai parroci più poveri».
Don Serafino non esitò: ordinato sacerdote il 9 maggio 1873, si recò
immediatamente a Chiuso, ove il giorno seguente celebrò la sua prima messa,
iniziando così il suo ministero di sacerdote e di parroco. In questa piccola
parrocchia – tra le più povere della diocesi – don Serafino trascorse i
suoi quarantanove anni di ministero, crescendo sempre più in fedele obbedienza
ai superiori, in totale dedizione al suo gregge e in comunione sempre più
profonda con Dio.
Così fu scrupolosamente
obbediente alla volontà dei superiori, e in particolare all’obbligo della
residenza in parrocchia, non assentandosene mai, se non per gli Esercizi
Spirituali – e anche per quelli chiedendo sempre il permesso all’Arcivescovo –
o per le riunioni del clero locale, al punto che non si recò neppure ai
funerali di suo padre (29 maggio 1775).
Suo unico desiderio fu di
vivere per amore di Dio totalmente al servizio della sua gente, curando
l’amministrazione dei sacramenti, in particolare la S. Messa, celebrando la
quale tutti rimanevano colpiti dalla sua devozione. Fu sempre disponibile per
il sacramento della Riconciliazione e il suo confessionale divenne ben presto
tanto affollato, che «impiegava anche la notte» per compiere il santo
ministero. Anche nella cura della catechesi dei ragazzi e degli adulti fu
pastore zelante. Insegnò non solo con le parole, ma con la vita. Sin dal
suo arrivo nella parrocchia di Chiuso, scelse di vivere in rigorosa povertà,
per testimoniare che «il consacrato deve avere unicamente il Signore per sua
eredità».
Frugalissimo nel cibo
donava ai poveri tutto il possibile. Poiché povertà e malattia sono spesso
compagne, il Serafino si mostrò attento e generoso anche con i malati, tanto da
giungere un giorno a togliere «dal proprio letto il materasso per darlo ad un
infermo moribondo». Don Serafino, infatti, visitava tutti gli ammalati della
sua parrocchia immancabilmente almeno una volta al giorno» e se qualcuno era
in condizioni gravi, tornava a trovarlo verso sera e, se necessario,
trascorreva la notte accanto al capezzale, per accompagnare con la preghiera
quell’anima del suo gregge all’incontro con Dio. Amato da tutti, spirò sazio di
giorni e di bene, il 13 aprile 1822.
SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/serafino-morazzone.html
IL MIRACOLO
In vista della sua
beatificazione, la Postulazione della Causa ha presentato al giudizio della
Congregazione delle Cause dei Santi un asserito evento miracoloso attribuito
all’intercessione del Servo di Dio. Il fatto in questione, accaduto a Lecco tra
la notte del 17 e il 18 dicembre 1960, riguarda la guarigione straordinaria del
neonato Serafino Corti da una grave atresia nell’apparato digerente. Circa un mese
prima, il bambino era nato prematuro e le sue condizioni generali erano molto
precarie; ma, soprattutto con il trascorrere dei giorni, si notò un suo
accelerato deperimento a causa della sua permanente malformazione. Tutto
lasciava prevedere un esito infausto per il neonato.
Constatata la gravità
della situazione, la famiglia, i parenti, le suore in servizio presso
l’ospedale, la parrocchia, i bambini della scuola materna e numerosi anziani ed
ammalati della zona pregarono coralmente e con fervore per la vita del piccolo
Serafino, impetrando con forza l’intercessione del Venerabile Servo di Dio. Per
volere della mamma fu posta anche una piccola immagine di Don Serafino sotto la
culla del neonato. Improvvisamente, la mattina del 18 dicembre, avvenne il prodigio:
la malformazione da cui il bambino era affetto si risolse completamente, al
punto che il suo quadro clinico era del tutto normale.
Appare evidente la
concomitanza cronologica e il nesso tra l’invocazione al Venerabile Servo di
Dio e la guarigione di Serafino Corti, che successivamente godette di buona
salute e fu in grado di gestire una normale vita relazionale.
SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/serafino-morazzone.html
BENEDETTO XVI, ANGELUS. Piazza San Pietro - Domenica, 26 giugno 2011 : https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110626.html et https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/serafino-morazzone.html
Don SERAFINO Morazzone :
https://museobeatoserafino.wixsite.com/donserafinomorazzone/don-serafino-morazzone
Discover Chiuso and
blessed Serafino Morazzone : https://www.dolcecharm.com/destinations-italy/lombardy/lecco/chiuso-serafino-morazzone-lecco/
Church and museum of the Blessed Serafino. The place where the conversion of the Unnamed took place : https://leccotourism.it/en/church-and-museum-of-the-blessed-serafino/