Beata Rafaela Ybarra de Vilallonga
Bienheureuse Raphaëlle
Ybarra
Mère de famille nombreuse
à Bilbao (+ 1900)
A Bilbao, au pays basque. Une mère de famille nombreuse qui trouva encore le temps de se dévouer aux jeunes filles malades et abandonnées.
À Bilbao au pays basque espagnol, en 1900, la bienheureuse Raphaelle Ybarra de
Villalonga. Mère de sept enfants, elle émit les vœux de religion avec le
consentement de son mari et fonda l'Institut des Sœurs des Anges gardiens pour
protéger les jeunes filles et les diriger sur la voie des commandements du Seigneur.
Martyrologe romain
SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/5883/Bienheureuse-Rapha%C3%ABlle-Ybarra.html
RAFAELA YBARRA DE VILLALONGA
Fondatrice, Bienheureuse
1843-1900
Rafaela Ybarra de
Arambarri de Villalonga naquit à Bilbao au sein d’une famille d’industriels
aisés, le 16 janvier 1843.
En plein XIXe siècle,
alors que l’Espagne voyait augmenter fortement sa population et Bilbao devenir
un centre d’attraction important, Raphaela Ibarra était consciente du danger
que courre la jeunesse qui, à la recherche d’une meilleure situation de vie,
part vers la capitale où seuls l’attendent exploitation et pauvreté,
marginalisation et de graves autres dangers. Sa situation sociale ne fut pas un
obstacle à sa sensibilité envers la jeunesse marginalisée, bien au
contraire : elle y trouva un immense champ d’action où réaliser un
apostolat profond et durable ; si profond que même après sa mort il n’a
pas été possible de le mesurer ni savoir jusqu’où il porta ses fruits.
Non contente de cela,
elle mît à la disposition des pauvres tout son argent et toute son
énergie : elle recueillit les jeunes à la recherche de travail et continua
de travailler avec elles jusqu’à ce qu’elles aient trouvé un emploi digne et
décemment rémunéré
Entretemps, elle
n’oubliait son rôle d’épouse et de mère et chérissait tendrement son époux et
ses enfants, ne négligeant rien pour qu’ils se sentent heureux, mais par sa vie
intense d’apostolat elle était souvent sollicitée à participer chaque fois
d’avantage à toutes les œuvres de bienfaisance qui avaient lieu à Bilbao.
Le résultat de tous ses
efforts, de tout son apostolat sincère et désintéresse, fut la naissance d’un
institut religieux : les “Sœurs des Saints Anges Gardiens”.
Rafaela Ibarra décéda le
23 février 1900, âgée de 57 ans, avec le regret, peut-être, de ne pas voir son
Institut approuvé par l’Église, reconnu après son décès.
Elle fut béatifiée par le
Pape Jean-Paul II en 1984.
SOURCE : http://alexandrina.balasar.free.fr/rafaela_ybarra_villalonga.htm
Blessed
Rafaela Ybarra Arambarri de Villalonga
Profile
Born to a wealthy and
pious family, the daughter of Gutiérrez de Cabiedes and Rosaria de Arambarri y
Mancebo. Rafeala was a pious girl,
made her first Communion at age 11, and was given to long meditations on the
suffering of Christ. In 1861,
at age 18, she married the
wealthy and pious Giuseppe Vilallonga of Catalonia. The couple had seven children of
their own, and took in many relatives who were poor, sick,
frail or neglected.
In her mid-thirties, and with Giuseppe’s approval, Rafaela took personal vows
of poverty, obedience and chastity. Widowed,
she spent her life and fortune caring for others. She founded the Institute
of the Sisters of Guardian Angels to work with abandoned and
neglected children.
Born
16
January 1843 in Bilbao,
Vizcaya, Spain
23
February 1900 in Bilbao,
Vizcaya, Spain
16
March 1970 by Pope Paul
VI (decree of heroic
virtues)
30
September 1984 by Pope John
Paul II
Additional
Information
other
sites in english
Beatifications of Pope John Paul II
images
sitios
en español
Colegio Angeles
Custodius de Santander
Fundacion Beata Rafaela
Ybarra
Martirologio Romano, 2001 edición
fonti
in italiano
Dicastero delle Cause dei Santi
MLA
Citation
“Blessed Rafaela Ybarra
Arambarri de Villalonga“. CatholicSaints.Info. 1 July 2023. Web. 23
February 2026. <https://catholicsaints.info/blessed-rafaela-ybarra-arambarri-de-villalonga/>
SOURCE : https://catholicsaints.info/blessed-rafaela-ybarra-arambarri-de-villalonga/
Bl. Rafaela Ybarra de
Villalongo
Feastday: February 23
Birth: 1843
Death: 1900
Beatified: Pope John Paul II
Rafaela Ybarra de
Villalongo helped founded the Institute of the Sisters of Guardian Angels.
SOURCE : https://www.catholic.org/saints/saint.php?saint_id=7639
YBARRA DE VILLALONGA,
RAFAELA, BL.
Widow, mother, and
foundress of the Institute of Holy Guardian Angels; b. Bilbao, Spain, Jan. 16,
1843;d. Bilbao, Feb. 23, 1900. Born into a noble, pious family, Rafaela married
while still young. With the approval of her husband, she pronounced vows of
poverty, chastity, and obedience (1890). In order to assist abandoned girls,
she founded the Holy Guardian Angels (Dec. 8, 1894) with three other women.
Although her duties as the mother of seven children prevented her from living
in community, Rafaela directed the formation of the first nuns, organized the
community, built its first residential school in Bilbao at her own expense
(1899), and wrote its first Rule. The institute provides moral and economic
support for disadvantaged youth, especially young women, through schools and
residences. Rafaela, known for her social conscience and activity, died at age
fifty-seven following a serious illness. Pope John
Paul II beatified her, Sept. 30, 1984.
Feast: March 8.
Bibliography: J. E. Schenk, Rafaela Ybarra (Valencia, Spain 1984). Acta Apostolicae
Sedis (1984): 1104. L'Osservatore Romano, English edition, no.
44 (1984): 6–7.
[K. I. rabenstein]
New Catholic Encyclopedia
Beata Raffaella
Ybarra da Villalonga Sposa, religiosa e fondatrice
Festa: 23 febbraio
Bilbao, Spagna, 16
gennaio 1843 - 23 febbraio 1900
Nasce da una facoltosa
famiglia cattolica, il 16 gennaio 1843 a Bilbao in Spagna. A 18 anni sposa
Giuseppe Vilallonga, ricco catalano e trascorre i primi quindici anni di
matrimonio dedicandosi alla famiglia che comprende, oltre ai figli e al marito,
i nipoti, i vecchi genitori e altri parenti. Sotto la direzione spirituale del
gesuita Francesco di Sales Muruzábal e con il consenso del marito, fa voto di
povertà, ubbidienza e castità, che conferma in modo perpetuo nel 1890,
aggiungendo quello di abbracciare lo stato religioso, se le condizioni
familiari lo avessero permesso. Fonda a Bilbao l'asilo della Sacra Famiglia,
per assistere donne e fanciulli che arrivavano in città senza assistenza. Ma la
sua opera principale è la fondazione dell'istituto «Religiose degli Angeli
Custodi» per l'aiuto alle giovani abbandonate, che riceve l'approvazione
diocesana l'11 marzo 1901 e qualche anno dopo quella definitiva della Santa
Sede. Muore a Bilbao il 23 febbraio 1900. Viene beatificata da Giovanni Paolo
II il 30 settembre 1984. (Avvenire)
Martirologio
Romano: A Bilbao nella Guascogna in Spagna, beata Raffaella Ybarra da
Villalonga, che, madre di sette figli, con il consenso del coniuge, emise i
voti religiosi e fondò l’Istituto delle Suore degli Angeli Custodi per tutelare
le fanciulle e guidarle sulla via dei precetti del Signore.
Nacque in una facoltosa famiglia, il 16 gennaio 1843 a Bilbao in Spagna, i genitori Gabriele Maria Ybarra y Gutiérrez de Cabiedes e Rosaria de Arambarri y Mancebo, erano ferventi cattolici. Già ad undici anni, quando fece la Prima Comunione, dava segni di pietà straordinaria provando consolazioni spirituali e soffrendo nel meditare la Passione di Gesù.
A 18 anni andò sposa a Giuseppe Vilallonga catalano di ricca famiglia, trascorse i primi quindici anni di matrimonio, dedicandosi alla famiglia, che comprendeva oltre i figli e il marito, i nipoti da lei adottati, i vecchi genitori e altri parenti.
Sotto la direzione spirituale del gesuita Francesco di Sales Muruzábal e con il consenso del marito, fece i voti di povertà, ubbidienza e castità, che confermò in modo perpetuo nel 1890, aggiungendo quello di abbracciare lo stato religioso, se le condizioni familiari lo avessero permesso.
Essendo ricca, poté dar vita a molte opere di bene e di apostolato. Fondò a Bilbao l’asilo della Sacra Famiglia, per assistere donne e fanciulli che arrivavano in città senza assistenza. Ma la sua principale opera fu la fondazione dell’Istituto chiamato ”Religiose degli Angeli Custodi”, per la preservazione delle giovani abbandonate o pericolanti, che ricevé l’approvazione diocesana l’11 marzo 1901 e qualche anno dopo quella definitiva della Santa Sede.
Raffaela Ybarra vedova Valallonga, morì santamente a 57 anni, nella sua casa di Bilbao, il 23 febbraio 1900. Nel leggere le notizie che la riguardano sembra di andar indietro nel tempo, quando sante donne per lo più nobili, pur rimanendo a vivere nel mondo e nella loro famiglia, si facevano obbligo di fondare monasteri che poi sostenevano, magari con l’intento di chiudere i loro giorni, nella pace di questi conventi.
E’ stata beatificata da papa Giovanni Paolo II il 30 settembre 1984.
Autore: Antonio Borrelli
SOURCE : https://www.santiebeati.it/dettaglio/90907
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Piazza San Pietro -
Domenica, 30 settembre 1984
1. “Alleluia, alleluia. /
Le mie pecore ascoltano la mia voce / e io le conosco ed esse mi seguono”
(Canto al Vangelo, Gv 10, 27).
Oggi desideriamo
cantare un “alleluia” particolare al Buon Pastore. Egli ha dato la vita
per le sue pecore. Mediante questa morte, questo sacrificio della vita, si è
compiuta quella conoscenza salvifica di cui ci parla il Vangelo: “Conosco le
mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco
il Padre” (Gv 10, 14-15).
La voce del Buon Pastore
risuona lungo i secoli e le generazioni. In mezzo a queste generazioni
raggiunge i singoli uomini. Essi ascoltano la voce del Redentore, che
comunica loro il Vangelo e annuncia il mistero pasquale della croce e della
risurrezione. Seguono quindi il Maestro, seguono Cristo. Lo conoscono e
fanno in modo di essere conosciuti da lui fin nel profondo del loro
essere. Vengono, al tempo stesso, abbracciati dalla conoscenza con cui Cristo è
conosciuto dal Padre ed egli stesso conosce il Padre. Dalla conoscenza
nasce l’amore. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo compenetrano le anime
attratte dalla potenza salvifica della redenzione e della grazia.
Esse seguono il Buon
Pastore sulle vie della vita terrena, fedeli alla loro vocazione. Il Signore le
raccoglie fra i popoli e le raduna da tutte le regioni (cf. Ez 34,
13). Fa sì che dai confini della patria terrena passino alla casa del
Padre, alla patria della comunione eterna dei santi.
2. Oggi vogliamo cantare
un particolare “alleluia” al Buon Pastore. Desidera cantarlo la Chiesa che si
rallegra dell’elevazione agli altari mediante la beatificazione di due
italiani, di un belga e di una spagnola.
Ma sono soprattutto i
nuovi beati a cantare quel particolare “alleluia”. Sono essi a guidare la
nostra preghiera, quando cantiamo:
“Il Signore è mio
pastore . . . / su pascoli erbosi mi fa riposare, / ad acque
tranquille mi conduce. / Mi rinfranca” (Sal 23, 1-3).
Sì. Egli è il mio
pastore: “mi guida per il giusto cammino” (Sal 23, 3).
È il mio pastore: “non
manco di nulla” (Sal 23, 1).
È il mio pastore: non
temo alcun male (Sal 23, 4).
“Felicità e grazia mi
saranno compagne / tutti i giorni della mia vita / e abiterò nella casa del
Signore” (Sal 23, 6).
Ecco, la Sede di san
Pietro a Roma e, insieme con essa, le singole Chiese e le comunità, nella
beatificazione dei loro figli e figlie, adorano l’opera del Buon Pastore.
3. Adorano Cristo, Buon
Pastore nella testimonianza che il beato don Federico Albert offrì
quale ministro di Dio, totalmente dedito al bene delle anime a lui affidate e
ai bisogni dei poveri. Egli, avendo maturato la vocazione al sacerdozio in età
adulta, non ebbe la possibilità di frequentare il seminario, tuttavia si preparò
a diventare prete in modo da essere oggi proposto come valido modello per i
sacerdoti, i quali possono ammirare in lui l’approfondita vita spirituale,
alimentata da una costante comunione con Cristo, e il generoso impegno per
acquisire una solida formazione culturale che consentisse di proporsi come
guida sicura in mezzo al popolo di Dio.
Il suo spirito di fede,
la sua obbedienza incondizionata al Papa e al vescovo, la sua carità
sacerdotale fecero di lui un elemento equilibratore, fra i membri del presbiterio
e un pastore zelante particolarmente attento ai giovani e ai poveri. Guardando
al nuovo beato ci si rende conto con singolare evidenza come sia possibile
rispondere alle esigenze concrete dell’uomo, proprio perché si è fedeli
servitori di Cristo e della Chiesa.
4. Anche nel beato don
Clemente Marchisio rifulge l’immagine di Cristo Buon Pastore: preoccupato di
essere sempre “esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità,
nella fede” (1 Tm 4, 12), egli si studiò di progredire nella grazia di cui
ogni prete è dotato in Cristo, divenendo così strumento ogni giorno più valido
e vivo di Gesù eterno sacerdote.
Uomo di preghiera, come
deve essere ogni sacerdote, fu consapevole di dover invocare Dio, Signore
dell’universo e della sua vita, ma fu pure consapevole che la vera adorazione,
degna dell’infinita santità di Dio, si realizza soprattutto mediante il
sacramento del corpo e del sangue di Cristo. Ebbe perciò sempre grande zelo nel
celebrare devotamente il mistero eucaristico, nel fare assiduamente
l’adorazione e nel curare il decoro delle varie celebrazioni liturgiche. Egli
era infatti persuaso che la Chiesa si edifica soprattutto intorno
all’Eucaristia, partecipando alla quale i membri della comunità cristiana si
identificano misticamente con Cristo e diventano una cosa sola fra loro.
5. Nel beato Isidoro De
Loor ci è dato di contemplare soprattutto il volto di Cristo sofferente, nel
quale si rivela l’amore infinito di Dio. Il nuovo beato seppe cogliere il
valore supremo e assoluto della volontà di Dio, e si impegnò a compierla nella
propria esistenza con amore e fiducia, sull’esempio di Gesù Cristo, il quale si
mosse sempre, anche quando si trattò di prendere la croce, per fare quello che
era gradito al Padre. Fu tale la docilità e la prontezza con cui il beato De
Loor si abbandonò in tutto alla volontà del Signore, per seguire Gesù
crocifisso e risorto, da essere chiamato “fratello della volontà di Dio”.
Colpito da una delle malattie più diffuse del nostro secolo, il cancro, fratel
Isidoro si preparò alla morte con la stessa docilità, con cui era vissuto,
prendendo questa drammatica prova come occasione per conformarsi pienamente al
Redentore, oggetto delle sue continue e prolungate meditazioni.
Il novello beato invita
ognuno di noi ai piedi di Cristo morto per amore, esortandoci a unire le nostre
fatiche e le nostre sofferenze a quelle di Cristo, per trovare così il senso
salvifico e costruttivo del lavoro, del dolore e delle fatiche, e ricevere
risposte valide agli interrogativi dell’esistenza (cf. Ioannis Pauli PP.
II, Salvifici
Doloris, 31). Il nuovo beato Isidoro De Loor è certamente, per la nostra
epoca desiderosa di un’indipendenza talvolta equivoca, un esempio
provvidenziale e affascinante di crescente conformità alla volontà del Padre
celeste alla sequela di Cristo Gesù. Alcuni suoi contemporanei, testimoni della
vita di fratel Isidoro di san Giuseppe lo chiamavano “il fratello della volontà
di Dio”. Che il beato ci aiuti tutti ad avanzare nella comprensione e nel
compimento quotidiano del piano del Signore sulla nostra esistenza. Non c’è
altra via verso la vera felicità!
6. Troviamo un altro
riflesso dell’infinita perfezione di Cristo nella beata Rafaela Ybarra che
cercò di crescere sempre verso Cristo, per edificarsi nella carità (cf. Ef 4,
15-16).
È ammirevole il suo
impegno incondizionato per Dio e per gli altri nelle diverse circostanze della
sua vita: da giovane, da sposa e come fondatrice di un istituto religioso.
Dalla croce e dalla
preghiera seppe trarre la forza per un’offerta di se stessa sull’altare
dell’amore cristiano. Quante persone beneficiarono della sua capacità di
donazione per Cristo! Quanti, in considerazione della sua dolcezza con chi era
nel bisogno, non sapevano chiamarla se non “la madre”!
Ella, dalla sua agiata
posizione, seppe guardare con sensibilità umana e cristiana la società del suo
tempo. Da qui nacquero diverse iniziative di carattere sociale e apostolico,
che indirizzarono la sua azione verso ospedali, una casa di maternità, un
rifugio per donne e giovani senza lavoro o in pericolo morale. Proprio per la
difesa e la promozione umana e cristiana delle giovani creò l’Istituto dei
Santi Angeli custodi. Un eccellente esempio per la nostra società di oggi e per
coloro che desiderano vivere per Dio, contribuendo anche alla costruzione del
regno di Cristo!
Ai cristiani del popolo
basco desidero dire nel loro idioma: Seguite gli esempi della nuova beata.
7. Ecco il profilo
dei nuovi beati.
In ciascuno di loro “c’è
il conforto derivante dalla carità”. In ciascuno di loro “c’è una qualche
comunanza di spirito” (Fil 2, 1). In ciascuno di loro c’è un nuovo compimento
della gioia della Chiesa.
Infatti non soltanto
hanno seguito il Buon Pastore, lasciandosi guidare da lui; il “conforto
derivante dalla carità” si manifesta nell’amore. Quindi ciascuno di
loro ha dato, insieme con Cristo, la vita per le pecore, e ha cercato di “condurre”
gli altri, con la parola, con le opere, con l’esempio, con il servizio, verso
la salvezza.
Ciascuno ha
guardato Cristo che assunse “la condizione di servo, divenendo
simile agli uomini”, e che “umiliò se stesso facendosi obbediente fino
alla morte” (Fil 2, 7-8).
Quanto profondamente
ha penetrato le vostre anime - cari fratelli che oggi proclamiamo beati
della Chiesa - Cristo “obbediente fino alla morte”! Quanto egli è
diventato la vita delle vostre anime! Questo Cristo che Dio “ha esaltato”
e a cui “ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome” (Fil 2, 9).
Oggi, mediante il
servizio della Chiesa, Dio dà a ciascuno di voi un nome nuovo in Gesù Cristo
“esaltato”. Oggi ricevete una parte nuova nell’“esaltazione” resa a Cristo dal
Padre.
Accettatela! Accettate dalla
Chiesa questo nome! In ciascuno di voi “c’è il conforto derivante dalla
carità”.
In ciascuno di voi “c’è
qualche comunanza di spirito”. In ciascuno di voi c’è anche “qualche
consolazione in Cristo” (Fil 2, 1), per noi, per tutto il popolo di Dio,
per l’umanità!
Alleluia! Ti ringraziamo,
eterno Pastore, che in questi nostri fratelli hai reso piena la gioia della
Chiesa (cf. Fil 2, 2).
© Copyright 1984 -
Libreria Editrice Vaticana
Copyright © Dicastero per
la Comunicazione
Rafaela Ybarra de
Vilallonga
(1843-1900)
Beatificazione:
- 30 settembre 1984
- Papa Giovanni
Paolo II
Memoria Liturgica:
- 23 febbraio
Madre di sette figli, con
il consenso del coniuge, emise i voti religiosi e fondò l’Istituto delle Suore
dei SantiAngeli Custodi per tutelare le fanciulle e guidarle sulla via dei
precetti del Signore
"Mai stancarsi di
fare del bene!"
Rafaela María de la Luz
Estefanía de Ybarra y Arámbarri nasce da una facoltosa famiglia cattolica,
il 16 gennaio 1843 a Bilbao in Spagna.
A 18 anni sposa José de
Vilallonga y Gipuló, ricco catalano e trascorre i primi quindici anni di
matrimonio dedicandosi alla famiglia che comprende, oltre ai figli e al marito,
i nipoti, i vecchi genitori e altri parenti.
Sotto la direzione
spirituale del gesuita Francesco di Sales Muruzábal e con il consenso del
marito, fa voto di povertà, ubbidienza e castità, che conferma in modo perpetuo
nel 1890, aggiungendo quello di abbracciare lo stato religioso, se le
condizioni familiari lo avessero permesso. Fonda a Bilbao l'asilo della Sacra
Famiglia, per assistere donne e fanciulli che arrivavano in città senza
assistenza.
Ma la sua opera
principale è la fondazione dell'istituto «Religiose degli Angeli Custodi» per
l'aiuto alle giovani abbandonate, che riceve l'approvazione diocesana l'11
marzo 1901 e qualche anno dopo quella definitiva della Santa Sede.
Muore a Bilbao il 23
febbraio 1900. Viene beatificata da Giovanni Paolo II il 30 settembre 1984.
(fonte: Avvenire)
SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/rafaela-ybarra-de-vilallonga.html
Beata Rafaela Ybarra de Vilallonga
La
beata Rafaela Ybarra tuvo siete hijos, dos de los cuales murieron, y adoptó a
sus cinco sobrinos al fallecer su hermana. En la foto, con algunos de ellos
Beata Rafaela de Ybarra
Ybarra de Villallonga, Rafaela. Bilbao (Vizcaya), 16.I.1843 – 23.II.1900. Religiosa, fundadora del Instituto de los Santos Ángeles Custodios, superiora general.
Biografía
La mansión de Gabriel
Ybarra y Gutiérrez de Caviedes se llenó de gozo con el nacimiento de su primera
hija, que recibió al día siguiente el bautismo con los nombres de Rafaela,
María de la Luz y Estefanía. Fue el 16 de enero de 1843. Sería confirmada más
tarde el 22 de mayo de 1844 por el obispo de Calahorra y La Calzada, Pablo
Abella, a cuya diócesis pertenecía entonces la villa de Bilbao.
Si por parte de padre
descendía de uno de los hombres de negocio que más contribuyeron al
engrandecimiento del moderno Bilbao, por parte de madre —Rosario de Arambarri y
Mancebo— también provenía de noble linaje. Ambos dejaron a su hija una poderosa
influencia sobre la generosidad, devociones e inquietudes.
A los dieciocho años, su
madre, después de cursar sus estudios primarios y secundarios en Bilbao y
Bayona, contrajo matrimonio con José Villallonga y Gipuló, socio de los Ybarra
en las factorías de Guriezo y Baracaldo, transformadas más tarde en Altos Hornos
de Vizcaya, y presidente de la Liga de Productores Vizcaínos, veintiún años
mayor que ella, quien, a su vez, se convirtió en su confidente, consejero y
cooperador en sus múltiples trabajos caritativos.
El matrimonio
Villallonga-Arambarri se instaló en Bilbao, en la calle de Santa María, el año
1861, donde permaneció hasta el 1869, fecha en que se trasladó a una de las
casas de la finca denominada La Cava, en el término de Deusto, siempre en
Bilbao. Tuvo siete hijos, dos de los cuales fallecieron siendo niños, y de los
supervivientes Rosario se haría religiosa en las Esclavas y Gabriel sacerdote
en los Jesuitas. Pero, además, al morir su hermana Rosario, se convirtió en el
“custodio” de sus cinco sobrinos, los Urquijo Ybarra, que compartieron su
abnegación y desvelos con sus primos, como si fueran hijos. París, Madrid,
Barcelona, Burdeos, Santander, Sevilla, cualquier lugar por donde su numerosa
familia se había extendido supo de sus desplazamientos y su dedicación.
La lectura de la Vida
devota, de san Francisco de Sales, encarriló sus inquietudes por la
salvación de las almas en la cristalización de una vocación, que se venía
forjando de la mano de Leonardo Zabala, confesor suyo desde 1876, y que
culminaría en 1885, con la emisión de los votos de castidad, obediencia y
pobreza. De la mano del jesuita Francisco de Sales Muruzábal, Rafaela Ybarra se
llegó a convertir en el “Heraldo” de la caridad en Bilbao.
Así, en 1885 abrió en la
calle de la Ronda una casita con el objetivo de albergar en ella a las muchachas
inexpertas y buenas que, llegadas a Bilbao en busca de trabajo, se veían
ofrecidas a toda clase de peligros. Para atender a este proyecto reunió a
algunas señoras y formó con ellas Asociación de la Sagrada Familia. Aquella
casita llegó a adquirir más metros, por lo que, en 1892, se la entregó con gozo
a las Hijas de María Inmaculada para el Servicio Doméstico, cuya fundación en
Bilbao tomó como cosa propia.
Rafaela acometió la gran
empresa de instalar una Casa de Maternidad que aún no existía en la villa.
Construida al fin por la Diputación, trabajó personalmente entre las chicas
vilipendiadas que a ella se acogían. Tan bien debió de trabajar que la directora
de la institución pudo aseverar más tarde: “las chicas la veneraban como santa
y la querían como madre”.
Rafaela agrupó a todas
las señoras bilbaínas, animadas de buenos deseos, en lo que ella llamó Junta de
Obras de Celo. Su campo fue enorme y su barrida social completa: hospitales,
Casa de Observación, cárcel de mujeres, hospicios, Casa de Maternidad, pisos de
acogida frente al abuso y desolación que caían sobre las chicas jóvenes venidas
a Bilbao para trabajar y salir adelante.
Tomó parte importante en el
establecimiento de la Universidad de Deusto a cargo de los jesuitas, su
profesionalidad y saber hacer se consolidaron con la fundación del Instituto de
los Santos Ángeles Custodios para la perseverancia y preservación de las
jóvenes en peligro, que cuenta en la actualidad con establecimientos en
distintos puntos de Europa y Latinoamérica.
En 1893 abría en la calle
Hernani una casa para tal fin y, al año siguiente, la establecía en la de Santa
María, porque la obra y sus frutos iban siendo cada vez mayores. El jesuita
Munizábal, ya citado, rector de Deusto desde 1890 hasta 1895, le ayudó a
consolidar cada vez más el Instituto, que tenía que trasladarse al colegio de
nueva planta en la calle Zabalbide.
En mayo de 1898 fallecía su esposo, y aún antes su salud empezó a resentirse progresivamente, consumida por la intensidad de su trabajo. El 14 de enero de 1900 escribía a sus religiosas la última carta, su testamento espiritual, y el 23 de febrero de ese mismo año fallecía a los cincuenta y siete años sin llegar a ver su obra, de cuarenta y un religiosas, convertida todavía oficialmente en congregación (lo sería en 1916). En noviembre de 1952, Pío XII firmaba en Roma el decreto de introducción de la causa de beatificación que no consiguió su fin sino el 30 de septiembre de 1984, fecha en la que Rafaela de Villallonga e Ybarra pasaba a ser, por declaración de Juan Pablo II, beata con fiesta el 23 de febrero.
Bibliografía
C. M. Abad, Vida de
la sierva de Dios doña Rafaela Ybarra y Villallonga, Bilbao, Emeterio
Verdes, 1919, 2 ts.
F. S. Muruzábal, “Notas
acerca de las cosas edificantes que voy notando en la sierva de Dios doña
Rafaela Ybarra, empezadas en 1893”, en Tesoro de las religiosas de los
Santos Ángeles Custodios. Escritos espirituales de su fundadora Rafaela Ybarra
de Villallonga, preparado por P. Villegas, Bilbao, 1968, págs. 667- 677
P. Villegas, La
venerable Rafaela Ybarra de Villallonga, fundadora de las RR. de los Ángeles
Custodios (1843-1900), Bilbao, Imprenta Bilbao, 1977.
Autor/es
Francisco Rodríguez de
Coro, SDB
SOURCE : https://historia-hispanica.rah.es/biografias/45476-beata-rafaela-de-ybarra
La Beata Rafaela Ybarra
Nació en Bilbao el 16 de
enero de 1843. Su familia, de clase acomodada, le proporcionó una
educación amplia y esmerada.
Era de carácter vital,
dulce y afable. Su educación cristiana y amabilidad natural favorecieron el
crecimiento de su piedad religiosa y la compasión por los necesitados que
siempre la caracterizaron, y que se transformó a lo largo de su vida en
amor generoso a cuantos tuvieron la suerte de conocerla y necesitarla.
Madre de Familia
A los 18 años se casó con
José Vilallonga, ingeniero catalán, que con el tiempo sería uno de los
principales impulsores de los Altos Hornos de Vizcaya. La pareja fijó su
residencia en Bilbao, en una finca llamada La Cava.
Fue un matrimonio feliz y
fecundo. Tuvieron siete hijos, dos de ellos muertos en temprana edad. A la
muerte de una hermana de Rafaela se hicieron cargo de cinco sobrinos a los que
ella amó y educó como a sus propios hijos.
En los primeros años de
su matrimonio Rafaela vivió conforme a los usos de su condición social: paseos,
cenas, teatros, relaciones sociales… Todo ello junto a unas prácticas de vida
cristiana cada vez más frecuentes y comprometidas. Muy pronto es en éstas donde
encontrará el sentido de su vida, mientras que las primeras le resultarán
superficiales y carentes de interés.
Por el camino de la Fe
Los años pasaban y los
acontecimientos de su vida se sucedían; la fe y entrega a Dios de Rafaela se
acrecentaba en todos ellos. Su amor a Jesucristo y el trato íntimo con Él,
sobre todo en la oración y la Eucaristía eran cada vez mas intensos.
Como consecuencia de su profundo amor a Dios se entregó a remediar las
necesidades de muchas personas que acudían a ella sabedoras de su bondad;
incluso se anticipaba cuando sabía que alguien la necesitaba. Era proverbial su
paciencia y solicitud con los enfermos.
En sus numerosos Escritos
espirituales, que inició por indicación de sus Directores, se narran sus
experiencias de Dios y expresan admirablemente como conciliaba esta intimidad
divina con la entrega a su numerosa familia y a remediar las necesidades de los
pobres.
Caridad Efectiva
Era la suya una caridad
inteligente, que no se conformaba con remediar las necesidades inmediatas, si
no que, además, promovía numerosas iniciativas sociales orientadas a paliar las
carencias asistenciales de su época. Decía: “Las personas pasan pero las Obras
permanecen”.
Impulsó la creación de la
Maternidad de Bilbao, el establecimiento en la capital de las Hnas. de María
Inmaculada para atender a las jóvenes del servicio doméstico,
y de las RR. Adoratrices; participó en la creación de la Universidad de Deusto,
y, entre otras actividades, pertenecía a una Asociación llamada Junta de Obras
de celo dedicada a ayudar a muchachas necesitadas de trabajo y orientación
en la que participaba activamente. Fue en este apostolado y visitando cárceles
y hospitales, donde observó las penas y dificultades que tenían las jóvenes
pobres para salvaguardar su dignidad y salir adelante en la dura sociedad
industrial bilbaína.
Con la fuerza del AMOR
Se despertó en Rafaela
una vocación especial a favor de estas jóvenes. Dedicó todos sus afanes y
energías a crear las condiciones para que, las que tenían mayor riesgo de
exclusión social, preferentemente, encontraran siempre cariño, acogida y
protección hasta establecerse o encontrar un trabajo digno. Alquiló
varios pisos, montó unos talleres y organizó la vida de las jóvenes alternando
trabajo y formación. Con la ayuda de algunas personas voluntarias y otras asalariadas
empezó a orientar y acompañar a estas muchachas.
Su amor por las jóvenes,
reflejado en un trato lleno de interés, dulzura y simpatía naturales, se ganaba
la confianza de estas chicas que no tardaron en llamarla “madre” en un
reconocimiento espontáneo y sincero a sus desvelos, cariño y trato exquisito.
Rafaela supo imprimir a su pedagogía la clave de la maternidad; no en vano ella
fue madre en todos los sentidos.
En la casa del PADRE
Quebrantada su salud por
una grave enfermedad, Rafaela falleció el 23 de febrero de 1900 en medio del
cariño y veneración de familiares, religiosas y jóvenes, tenía 57 años. Su
muerte causó gran consternación en cuantas personas la conocían y fue un triste
acontecimiento en la ciudad de Bilbao.
La Fundación siguió
adelante con la ayuda de Dios y alentada por el espíritu de Rafaela. Otras
muchas jóvenes siguieron sus pasos y hoy esta Congregación se extiende por
España y América latina.
Beatificación y
Canonización
La santidad de la vida de
Rafaela Ybarra obtuvo el reconocimiento de la Iglesia. El 29 de septiembre de
1984 fué proclamada Beata por el Papa Juan Pablo II.
Actualmente se encuentra
muy avanzado su proceso de canonización.
SOURCE : https://angelescustodios.net/dat/rafaela-ybarra-su-vida/
Rafaela Ybarra de
Vilallonga, Beata
23 de febrero
Fundadora del Instituto de las Hermanas de los Ángeles Custodios
Martirologio Romano: En
Bilbao, del País Vasco, en España, beata Rafaela de Vilallonga Ybarra, la cual,
siendo madre de siete hijos y con el consentimiento de su marido, hizo
profesión religiosa y fundó el Instituto de las Hermanas de los Ángeles
Custodios, para la protección de las jóvenes y para enseñarles el camino de los
preceptos del Señor († 1900).
Fecha de beatificación: 30
de septiembre de 1984 por el Papa Juan Pablo II.
Breve Biografía
Nace en Bilbao en 1843 en el seno de una familia profundamente cristiana donde
le inculcan las virtudes humanas que fueron la base de una vida excepcional. Se
casó joven con D. José Vilallonga y fue madre de siete hijos., supo hacer
compatibles sus obligaciones familiares con una vida llena de caridad y riqueza
espiritual.
Su unión con Dios alcanzó los niveles propios de los santos. Los escritos sobre
sus experiencias espirituales, así como su numerosa correspondencia, reflejan a
una mujer llena de amor a Jesucristo y a sus semejantes.
Su actividad caritativa, dedicada al principio a remediar todo tipo de
necesidades, se orientó, en la plenitud de su madurez, a proteger y cuidar de
las niñas y jóvenes que, en el Bilbao industrial de finales del siglo XIX,
estaban expuestas a los daños de la pobreza y la ignorancia.
Surge entonces la figura de Rafaela Ybarra, que se rebela contra la injusticia,
los abusos y los vicios creados por la prepotencia de la prosperidad. Con gran
sensibilidad cristiana y social se entrega completamente a las principales
víctimas de aquella sociedad: las jóvenes y niñas. Recoge de las calles a las
más desfavorecidas creando Instituciones de acogida donde les proporciona todo
aquello que la sociedad les niega: cariño, alimentación, educación, salud y
amor. Promovió pisos para acogerlas y talleres para su formación y sustento; al
mismo tiempo, impulsó la creación en Bilbao de numerosas Instituciones de
protección a la mujer.
Con las primeras voluntarias comprometidas con esta tarea, creó la primera
residencia-taller, a la que imprimió su propio carisma y estilo: "dulzura
en los medios y firmeza en los fines" "lo que no alcance el amor, no
lo conseguirá el temor".
Era el 8 de diciembre de 1894, cuando en un pequeño piso de Bilbao, Rafaela
Ybarra junto a tres jóvenes entusiastas de la obra que Rafaela iba a realizar,
comenzaron su aventura de ser madres y educadoras de aquellas niñas y jóvenes
que iban a necesitar ayuda en aquellos difíciles años de finales de siglo.
En su misión se asemejaría a los Ángeles Custodios, cuyo nombre tomaría para su
fundación, y cuyas actitudes habría de imitar.
Unidas a Dios por la oración y el apostolado, llevarían el anuncio del amor de
Dios, al mundo de la niñez y de la juventud.
El acontecimiento cumbre en la vida de Rafaela y en la de la obra por ella
iniciada, se produjo el 2 de Agosto de 1897, fiesta de Nuestra Señora de los
Ángeles, fecha en que se puso la primera piedra del Colegio Ángeles Custodios
de Zabalbide en Bilbao, para quedar inaugurado definitivamente el Colegio el 24
de marzo de 1899. La Congregación de los Santos Ángeles Custodios, tiene por
fin Casa Madre, que podrá servir de modelo a las que mas tarde se levantarán.
Rafaela Ibarra fallece el 23 de febrero del año siguiente, 1900, a los 57 años,
sin poder ver consolidada su fundación.
El Instituto de las Hermanas de los Ángeles Custodios, hoy hacen vivo y
presente, con más de 35 casas repartidas por España y América, uno de sus
grandes mensajes «nunca os canséis de hacer el bien».
Si usted tiene información relevante para la canonización de la Beata Rafaela,
escriba a:
Hermanas de los Santos Ángeles Custodios
C/ Mantuano, 32-4º-B
28002 Madrid, ESPAÑA
- o -
Hermanas de los Santos Ángeles Custodios
Avda. de las Universidades, 10
48007 Bilbao, ESPAÑA
¡Felicidades a quien
lleve este nombre!
SOURCE : https://es.catholic.net/op/articulos/34881/rafaela-ybarra-de-vilallonga-beata.html#modal
Beata Rafaela Ybarra de
Villalonga, 23 de febrero
«Esta protectora de la infancia y de la
juventud, fundadora del Instituto de las Hermanas de los Ángeles Custodios,
siempre contó con el decisivo y generoso apoyo de su esposo que no puso
impedimento a su profesión religiosa»
No hay confín que se
interponga en la vida de un apóstol, ni siquiera cuando el llamamiento de
Cristo le sorprende en el estado civil de casado. Además de ejercer
admirablemente su responsabilidad atendiendo a su familia, no se escuda en ella
para minimizar la entrega debida a Dios le falte o no su respaldo. Si fuese
este el caso, entonces se dispone a vivir una ofrenda martirial, y con ella
atrae bendiciones diversas a los más cercanos que son extensivas a todo el que
se halla a su alrededor; con tanto sacrificio se labra esa selecta morada en el
cielo de la que habla el evangelio. A Rafaela su esposo nunca le puso
impedimentos para ejercer un vibrante apostolado, que secundó generosamente,
culminando con su aprobación para que profesase y fundase un Instituto
religioso, máxima prueba de un amor humano que se inspira en el divino.
Esta excelente esposa y
madre de familia nació en Bilbao, España, el 16 de enero de 1843. También en
ella se cumple, como en la mayoría de los casos, que su fe nació y quedó profundamente
arraigada con el testimonio y aliento de su familia, que le inculcó la base
virtuosa sobre la que estuvo erigida su existencia. Pertenecía a la alta
sociedad bilbaína. Los signos del amor divino en ella fueron precoces. Vivió la
experiencia de su primera comunión gozosamente: «Comulgué con gran fervor.
Recuerdo muy bien haber experimentado grandes consuelos espirituales y haber
llorado pensando en la Pasión de Jesús». No obstante, en medio de su piedad
también hubo un hueco para ciertas vanidades que, por lo general, resultan
particularmente atractivas en la juventud. Ella misma confesó sus buenos
hábitos y debilidades: «Me gustaba ser vista y obsequiada. El lujo no era
exagerado para mi posición. Sin embargo, gastaba bastante en todo. Me gustaban mucho
las joyas. Pero conservaba un fondo de piedad natural. Rezaba el rosario todos
los días con los criados; leía mis libros de piedad y era compasiva con los
necesitados».
A los 18 años contrajo
matrimonio con José de Villalonga, ingeniero industrial de procedencia
catalana, hombre virtuoso, sin cuya generosidad y respeto no hubiera podido
llevar a cabo la obra que emprendió. La súplica de Rafaela era esta: «Que
sea cada día mejor esposa, mejor madre, mejor hija. Haz, Señor, que yo sea una
mansión de paz dentro de la familia». Lo consiguió. Compaginó
admirablemente la vida de oración y de caridad con el cuidado de su extensa
familia, compuesta por los siete hijos que alumbró más cinco sobrinos que
quedaron a su cargo cuando su hermana, y madre de los pequeños, falleció. Ella
también tuvo que desprenderse tempranamente de dos de sus hijos, y el benjamín
quedó apresado por una terrible y dolorosa parálisis infantil. Aunque san Juan
Bosco se lo vaticinó al encontrarla en Barcelona: «Señora, este niño será su crucecita»,
la madre tuvo que afrontar ese dolor y gozarse de la grandeza del pequeño que
un día le dijo: «Mamá, tú eres por lo menos ‘Sierva de Dios’».
Rafaela llevaba ya una
vida de oración y tenía tal devoción al Santísimo Sacramento que cada vez se
sentía más empujada a la unión con Él, y a realizar el mayor bien que le fuera
posible. Ese momento llegó cuando a raíz de la profesión de su marido —promotor
de la empresa Altos Hornos, que tenía un capital humano de tres mil personas—,
tomó contacto con esa realidad del mundo obrero. Se sentía inclinada a cuidar
de las niñas y de las jóvenes expuestas a los riesgos que van unidos a la
pobreza y la ignorancia frecuentes en su época. Veía los males que acechaban a
las jóvenes obreras y para acogerlas creó la Casa Asilo de la Sagrada Familia.
Las recogía por las calles y no dudaba en ponerse en aprietos con tal de
rescatarlas del peligro. Quería proporcionarles todo lo que precisaban humana y
espiritualmente, sembrando sus vidas de esperanza. Además, a los enfermos y
pobres nunca les faltó su caridad. «Las personas pasan, pero las obras
permanecen», solía decir.
Creó en Bilbao numerosas
instituciones de protección a la mujer. La ayudaron en este empeño voluntarias
que trabajaban siguiendo la consigna que les dio: «dulzura en los medios y
firmeza en los fines». Tenía claro, y así lo transmitió, que «lo que no
alcance el amor, no lo conseguirá el temor». Lo decía por experiencia, puesto
que un día que fue a buscar a una reclusa, esta la abofeteó. Y ella,
respondiendo con mansedumbre, le dijo: «No me has hecho daño, hija mía; desde
hoy te quiero más», palabras tan sentidas y auténticas, que la joven se vino
abajo y se arrepintió llorando amargamente. El propósito de toda la obra de
Rafaela fue este: vivir «unidas a Dios por la oración y el apostolado» para
llevar «el anuncio del amor de Dios, al mundo de la niñez y de la juventud».
Así surgieron pisos y talleres con los que pudo dar sustento y formación a
estos colectivos. Contó con el consentimiento de su esposo D. José Villalonga
para hacer profesión religiosa y fundar el Instituto de las Hermanas de los
Ángeles Custodios en 1894. Falleció el 23 de febrero de 1900. Había hecho vida
el lema que inculcó a todos: «Nunca os canséis de hacer el bien». Fue
beatificada el 30 de septiembre de 1984 por Juan Pablo II.
© Isabel Orellana
Vilches, 2018
Autora vinculada a
Obra protegida por derechos de autor.
Inscrita en el Registro de la Propiedad Intelectual el 24 de noviembre de 2014.
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ISBN: 978-84-946646-6-3
SOURCE : https://www.idente.org/santos/beata-rafaela-ybarra-de-villalonga-23-de-febrero/
Beata Rafaela Ybarra,
madre de muchos, madre de todos
El 23 de febrero se
celebra la memoria de la beata Rafaela Ybarra, una mujer excepcional en todos
los sentidos que dedicó su vida a los demás, renunciando a las muchas ventajas
que su posición social le ofrecía.
23/02/2021 El santo de la
semana X
Nacida en Bilbao, se casó
a los 18 años con uno de los principales impulsores de los altos hornos, José
de Vilallonga. Su feliz matrimonio fue bendecido con siete hijos, dos de los
cuales murieron siendo aún muy pequeños. A su vez, cuando murió su hermana, se
hizo cargo de sus cinco sobrinos, a los que amó y educó como propios.
Estos pesares de la vida
no apagaron en ella el fuego del amor de Dios que ardía dentro de su corazón.
La vida acomodada, con sus costumbres, cenas, reuniones sociales, etc. le resultaban
superficiales. En ella crecía el amor a Jesucristo que fomentaba en la oración,
en la Eucaristía y en la acción caritativa con los pobres que acudían en su
busca y con los enfermos a los que visitaba.
Su preocupación creciente
por los peligros que corrían numerosas niñas y jóvenes que llegaban a la
capital atraídas por la prosperidad de aquella sociedad industrial, despertó en
ella lo que sería luego el carisma de la Congregación de los Santos Ángeles
Custodios. Para proteger a estas chicas, alquiló pisos, montó talleres donde
obtenían una formación y capacitación profesional, las cuidó con dulzura y
cariño... Hasta el punto de que estas no tardaron en llamarla madre.
Rafaela fue madre de
muchos, pero no vivió una maternidad autorreferencial como la que hoy se
prodiga, sino como donación. Tenía mucha vida dentro y por eso podía regalarla
a borbotones. Murió con solo 57 años, causando gran consternación en todo
Bilbao. Y es que fue madre de todos.
Un ángel para Málaga
Rafaela Ybarra falleció
en 1900 sin ver consolidada su fundación, pero las continuadoras de su obra no
dudaron en que ella, desde el cielo, continuaría apoyándolas en su obra de ser
ángeles de la guarda para tantas jóvenes en riesgo de exclusión.
En 1909 abrieron casa en
Málaga, en un hotel alquilado, mientras se construía el colegio que se inauguró
en 1913 en Pedregalejo y que, durante casi 100 años, sirvió a la formación de
miles de malagueños. Actualmente, la Congregación Ángeles Custodios regenta un
centro de menores en el que proporcionan un hogar a 20 niños y niñas con
dificultades familiares.
La beata Rafaela continúa
hoy protegiendo bajo sus alas de ángel a los más débiles de nuestra ciudad.ntonio
Moreno Ruiz
Periodista y portavoz de
la diócesis de Málaga
Beata Rafaela de Ybarra y
Arambarri de Vilallonga, fundadora
Elogio: En Bilbao, en el País Vasco, en España, beata Rafaela de Ybarra y Arambarri de Vilallonga, que, siendo madre de siete hijos y con el consentimiento de su marido, hizo profesión religiosa y fundó el Congregación de los Santos Ángeles Custodios, para la protección de las jóvenes y para enseñarles el camino de los preceptos del Señor.
Nace en Bilbao en 1843 en
el seno de una familia profundamente cristiana donde le inculcan las virtudes
humanas que fueron la base de una vida excepcional. Se casó joven con D. José
Vilallonga, industrial catalán afincado en Bilbao, y fue madre de siete hijos,
dos de los cuales murieron a temprana edad.
En 1883 padeció en París
una grave enfermedad, y obtiene su curación con el agua de Lourdes; ese mismo
año muere repentinamente su madre. Quizás estas experiencias son un signo que
le indican a rafaela las verdaderas prioridades de la vida.
El despegue industrial de
Bilbao y la riada de emigrantes atraídas por la oferta de trabajo facilita la
degradación de la vida y la condición humana y moral de muchas de estas gentes.
Rafaela Ybarra, con gran sensibilidad cristiana y social se entrega
completamente a las principales víctimas de aquella sociedad: las jóvenes y
niñas. Recoge de las calles a las más desfavorecidas creando Instituciones de
acogida.
Impulsó la creación de la
Maternidad de Bilbao, el establecimiento en la capital de las Hnas. de María
Inmaculada para atender a las jóvenes del servicio doméstico,
y de las RR. Adoratrices; participó en la creación de la Universidad de Deusto,
y, entre otras actividades, pertenecía a una Asociación llamada Junta de Obras
de celo dedicada a ayudar a muchachas necesitadas de trabajo y
orientación en la que participaba activamente. Fue en este apostolado y visitando
cárceles y hospitales, donde observó las penas y dificultades que tenían las
jóvenes pobres para salvaguardar su dignidad y salir adelante en la dura
sociedad industrial bilbaína.
La tarea tomaba unas
proporciones que la desbordaban. Buscó ayuda y colaboración en amigas y
personas de buena voluntad, pero se hacía necesario dar solidez y
continuidad a la empresa comenzada. Además, Rafaela incluyó en su atención a
las niñas expuestas al abandono, los riesgos de la pobreza y la calle para
prevenir sus funestas consecuencias. Funda así, por consejo de su director
espiritual, en 1892 la Congregación de los Ángeles Custodios, la que dirigió
hasta su muerte, pero no como religiosa profesa, puesto que continuaba siendo
esposa y madre de familia. Su marido falleció en 1898, y le siguió ella a la
Casa del Padre dos años más tarde.
Lamentablemente, es muy
difícil encontrar información fiable sobre la beata que no sean los clásicos
panegíricos huecos. Estos párrafos están extraídos del web
la Fundación que lleva su nombre y del web de la Congregación
de los Ángeles Custodios
SOURCE : https://www.eltestigofiel.org/index.php?idu=sn_666
Este miércoles se
presenta el documental sobre la Beata Rafaela Ybarra, la gran «madre de Bilbao»
ReL
Actualizado: 14.06.2016
| 00:00
Mañana miércoles 15
de junio se presenta el documental Rafaela, la madre de Bilbao. Un
documental sobre el amor en el Bilbao de la revolución industrial. (Ver abajo
el tráiler.) Será a las 20.00 horas en el Teatro Campos Elíseos de Bilbao (calle Bertendona, 3
bis) y el acto contará con la presencia del obispo de la diócesis, Mario
Iceta, y del alcalde de la ciudad, Juan Mari Aburto, en su calidad de
miembros de honor de la Fundación Rafaela Ybarra. (Pincha aquí para adquirir la entrada.)
El corto da a conocer la
vida y obra de Rafaela Ybarra (18431900), esposa de José de Vilallonga,
fundador de los Altos Hornos de Vizcaya, y madre de siete hijos, dos de los
cuales murieron a muy corta edad. Además se hizo cargo de los cinco hijos de su
hermana Rosario fallecida con 28 años.
Volcada material y
espiritualmente con los necesitados
El documental muestra
cómo era la vida de Bilbao durante su despegue industrial, que trajo como
contrapartida una degradación en las condiciones de vida de muchas
personas que acudían a la ciudad atraídas por la oferta de trabajo. En ese
contexto, la Beata Rafaela Ybarra promovió varias iniciativas de formación de
jóvenes, bajo su lema Prevenir y acompañar. Atendió material y espiritualmente,
con su dinero y con su tiempo, a toda clase de necesitados, en particular
a las chicas más desfavorecidas, con instituciones de acogida para aquellas en
mayor riesgo de caer en la prostitución.
La influencia material y
espiritual de la Beata Rafaela Ybarra perduda más de un siglo después de su
muerte dentro y fuera de Bilbao.
Rafaela Ybarra impulsó la creación de la Maternidad de Bilbao, el establecimento en la capital vizcaína de las Hermanas de María Inmaculada y de las Reverendas Adoratrices para la atención de las jóvenes del servicio doméstico o la creación de la Universidad de Deusto.
En 1894 fundó la Congregación de los Santos
Ángeles Custodios, que tienen hoy más de treinta casas repartidas por
España y América. Para ellas irán los beneficios de la exhibición de este
documental.
Uno de los grandes lemas
de Rafaela Ybarra era: “Nunca os canséis de hacer el bien”. Fue beatificada
por Juan Pablo II en 1984.
Rodada en el Casco Viejo
Con guión y dirección de
los Hermanos Sepúlveda (José Taltavull y Javier Canales) y una
duración de 28 minutos, Rafaela, la madre de Bilbao se rodó en
octubre de 2015 en el Casco Viejo bilbaíno, y junto a la escenificación de la
vida de la Beata Rafaela incluye intervenciones, entre otros, de monseñor
Iceta, del presidente de la Conferencia Episcopal Española y arzobispo de
Valladolid, Ricardo Blázquez, y de la periodista Paloma Gómez Borrero.
Además de su exhibición
comercial, la película será difundida en colegios para dar a conocer
la figura de Rafaela Ybarra como alguien excepcional y de grande y duradera
influencia para la ciudad. En esa labor de revitalización de la memoria del
personaje, también la
novela de José Luis Olaizola El jardín de los tilos, centrada en
ella, será difundida por la Fundación Beata Rafaela Ybarra.
Pincha aquí y adquiere ahora la entrada para el estreno del
documental.
Tráiler de Rafaela,
la madre de Bilbao