Veduta
di Castronovo di Sicilia. Foto di Massimo Parisi, Palermo (massimo@noxfarm.com)
Saint Vital
Ermite, fondateur et abbé
à Armentum (+ 993)
Vital de Castronovo,
sicilien, ermite, fondateur et abbé à Armentum.
Saint Vital, comme les
autres, est né en Sicile, à peu près à la même époque que saint Luc d'Armento qu'il
rencontra un jour sur sa route, et qui, comme lui, est venu demander asile à la
Calabre, puis à la Basilicate; chacune de ses étapes, Castro-Roseto,
Monte-Raparo, Sant-Angelo de Asprono, Saint-Élie de Massaniello, Armento,
Rapolla enfin où il meurt, marque un pas de plus dans la marche en avant de
l'hellénisme calabrais. Lui aussi enfin se trouve un jour en présence des
Sarrasins, et on nous le montre, après avoir protégé la fuite de son monde,
restant seul pour faire front à l'ennemi: mais Dieu est avec lui, une splendeur
l'enveloppe et les Ismaélites sont terrassés. (d'après: L'abbaye
de Rossano, Pierre Batiffol, 1891)
À Armentum en Lucanie,
l’an 993, saint Vital, ermite.
Martyrologe romain
SOURCE : http://nominis.cef.fr/contenus/saint/11507/Saint-Vital.html
Vitale de Castronovo
994
Il naquit vers 900 à
Castronovo (Sicile), une bourgade qui, sous la domination islamique, s’appela
Kars-nubu. Son père s’appelait Sergio, sa mère Crisonica ; c’étaient des gens
aisés de haute lignée, originaires de Byzance.
Vitale reçut sa première
formation auprès de Religieux de l’Ordre de Saint-Basile qui, malgré la
présence arabe, pouvaient enseigner librement.
Vers 950, nouvel Abraham,
il quitta son pays et rejoignit le monastère Saint-Philippe-d’Agira.
Au bout de cinq ans, il
partit en pèlerinage à Rome. En chemin, vers Terracina, il fut piqué par un
serpent, mais il fit un signe de croix sur la plaie, et n’eut aucun mal.
De retour de Rome, il
s’arrêta deux ans à Santa Severina (Calabre), puis douze années dans un
monastère basilien de Sicile, et de nouveau en Calabre, où il dut encore
changer d’ermitage plusieurs fois.
Vitale ne péchait pas par
quelque instabilité, mais il recherchait plus de solitude, plus d’austérité
aussi, peut-être aussi une école spirituelle plus parfaite auprès d’un ermite
plus saint que lui. Il rencontra l’abbé de Locri, mais c’est finalement ce
dernier qui reçut les leçons de Vitale. Près du cap Spulico, où sévissaient des
bandes de voleurs, il rétablit la paix et la confiance. Sa prière arrêta une
inondation.
Il s’arrêta à Rapparo,
Sant’Angelo d’Asprono, au Mont Saint-Julien, et finalement dans une grotte près
d’Armenta.
Avec l’aide de son neveu
Elia, il fonda deux monastères, à Torri et à Rapolla, sous la règle basilienne,
comme c’était l’habitude pour les moines vivant en Sicile et dans le sud de
l’Italie.
Vitale s’éteignit à ce
monde profane en 994.
Les reliques de saint Vitale
ont suivi son exemple : elles ont été déplacées plusieurs fois et se trouvent
finalement à Armenta.
Saint Vitale de
Castronovo est commémoré le 9 mars dans le Martyrologe Romain.
SOURCE : http://www.samuelephrem.eu/article-03-09-115924058.html
7 March 2010, 9:27 pm
Also
known as
Vitalis of Castronuovo
Vitalis of Castronovo
Vitale of….
Profile
Monk at
the monastery of Saint Philip at Agira, Sicily. Pilgrim to Rome, Italy. Hermit in
the Calabria region of Italy for
two years before returning to monastic life
near Agira for
a quiet 12 years. He returned to Calabria to escape the Muslim invasions
of Sicily.
He later lived at the monastery of
Saint Elias in Carbone, Italy,
and then as a cave hermit near Armento, Italy where
his reputation attracted so many would-be students that he founded a monastery for
them. Later founded another monastery in
Basilicata. Captured and abused by
Muslim raiders, but eventually released. Founded a monastery on
Mount Vulture near Rapolla, Italy where
he finally retired.
Born
Castronovo
di Sicilia, Palermo, Sicily
893 at
the monastery on
Mount Vulture near Rapolla, Italy of
natural causes
Additional
Information
books
Our Sunday Visitor’s Encyclopedia of Saints
other
sites in english
Medieval Religion Listserv, by John Dillon
sitios
en español
Martirologio Romano, 2001 edición
fonti
in italiano
MLA
Citation
‘Saint Vitalis of
Calabria‘. CatholicSaints.Info. 18 September 2023. Web. 17 February 2026.
<https://catholicsaints.info/tag/name-vitale/>
Tags: Born in Italy, Canonized
Pre-Congregation, Died in 893, Died in Italy, Name Vitale, Name Vitalis, Saints who were
Hermits, Saints who were
Monks
Category: Saints
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SOURCE : https://catholicsaints.info/tag/name-vitale/
San Vitale di Castronuovo Asceta
Castronovo di Sicilia,
inizi del X sec. – Rapolla, 994
Martirologio Romano: Nel
territorio di Rapolla in Basilicata, san Vitale da Castronuovo, monaco.
San Vitale venne al mondo
a Kars-nubu (una Castronovo di Sicilia di epoca islamica) nei primi anni del
900: padre Sergio de Mennita, madre Crisonica.
La sua famiglia era di
origine bizantina, ricca e di alto lignaggio.
Fu battezzato nell’allora
chiesa madre di Maria Santissima dell’Udienza ed educato nella fede da
precettori ecclesiastici di rito greco: in quell’ambiente isolano, al tempo
della dominazione araba, i Cristiani usufruivano di una certa autonomia negli
affari religiosi.
Maturò però in lui, non
interessato agli studi, un’inclinazione spirituale che lo portò intorno al 950
a mettere da parte tutto ciò che era benessere ed a ritirarsi nel monastero dei
monaci basiliani – intitolato a san Filippo – ad Agira (in provincia di Enna):
qui indossò la veste religiosa.
Vi rimase cinque anni
dedicandosi quotidianamente con eccellente impegno alle pie pratiche religiose
e lavorative.
Dopo questo quinquennio
con una delegazione di confratelli si recò pellegrino a Roma presso i luoghi
sacri.
Durante il viaggio,
all’altezza di Terracina (in Campania), un serpente velenoso lo morse, ma
riuscì a salvarsi miracolosamente facendo un segno di croce sulla ferita.
Dopo il pellegrinaggio,
sulla via di casa, scelse di non rientrare in convento, e di fermarsi come
eremita in Calabria su un’altura in località di Santa Severina: questa
esperienza di ascesi durò due anni.
Nei successivi dodici
anni stette in un imprecisato cenobio siciliano, che seguiva la regola
basiliana, a perfezionare l’esercizio delle sue virtù.
Terminata quest’altra
fase del suo percorso sentì il richiamo dei territori incontaminati calabresi
che si offrivano alla vita degli anacoreti.
Trovò quindi sede su un
fianco del monte Lipirachi.
In queste zone conobbe
l’abate del convento di Locri, come lui proteso al distacco dalla mondanità
attraverso la preghiera ed il rigore (san Vitale gli ebbe a rivolgere fecondi
ammaestramenti).
Andò successivamente a
risiedere in un luogo solitario nella regione di Capo Spulico che dà sul mare,
la quale per il suo isolamento si prestava a dare ospitalità peraltro a
criminali.
Qui san Vitale riportò un
clima di pace e di cordialità, ed i residenti in quelle terre a Roseto vollero
erigere riconoscenti una chiesa dedicandola a san Basilio.
Di questo periodo si
tramanda anche il miracolo in cui egli pregò in favore dei raccolti minacciati
da un’inondazione, la quale così invece alla fine diede frutti benefici.
In quegli anni cambiò più
volte luogo d’eremitaggio (monte Rapparo, Sant’Angelo d’Asprono, monte San
Giuliano).
Tornò dunque, temprato
nello spirito, in alcuni cenobi, anche se per poco tempo, poiché la sua
vocazione lo spingeva ad ascoltare il Signore nella quiete della solitudine.
Si stabilì perciò in un
antro nelle vicinanze di Armento (in Basilicata) dove divenne proverbiale la
sua familiarità con gli animali; una piccola composizione popolare castronovese
così recitava: «SANTU VITALI / FEDDA DI PANI / E DI LU RIESTU / NNI DUNA A LI
CANI».
In diverse circostanze si
rivolse, con esito positivo, a Dio chiedendogli di porre rimedio a bisogni più
o meno gravi.
Gli eventi miracolosi
legati alla sua vita proseguirono quando il governatore della provincia
bizantina di Bari lo fece convocare, data la sua fama, per conoscerlo.
Con due religiosi che lo
accompagnarono si recò da costui: lo confessò, e si adoperò pure durante quel
soggiorno affinché un violentissimo temporale non arrecasse danni.
Lasciata Bari si mise
all’opera per rimediare alla distruzione, attuata dai Musulmani, del monastero
e della chiesa dei santi Adriano e Natalia: questo punto divenne un grande
riferimento per i fedeli che nell’azione di san Vitale vedevano l’impronta
della santità.
Verso la fine del secolo
questo convento fu preso di mira dagli invasori islamici per essere depredato.
I confratelli di san
Vitale temendo il peggio si misero in salvo fuggendo, lui rimase ad
affrontarli: quando uno dei musulmani stava per ucciderlo questo fu colpito da
un fulmine che gli fece cadere la scimitarra e si accasciò vittima di
un’improvvisa sofferenza.
San Vitale fece sì che il
suo attentatore guarisse, e che altresì, ammonendoli, gli aggressori si
ritirassero da quelle terre.
Chi gli si rivolgeva con
animo sincero era sempre ben accolto e raccomandato all’assistenza della grazia
divina (come, per esempio, un uomo che ottenne di avere figli), ed in
particolar modo chi era caduto nell’errore aveva l’occasione di emendarsi e di
liberarsi dalla sua punizione (come, in un altro esempio, la mentitrice che
aveva pronunciato a sproposito il nome di Dio).
San Vitale applicò
appieno la norma evangelica dell’amore universale, specialmente nei confronti
dei peccatori per il fatto che considerava più importante il momento del
recupero che quello della penitenza in sé e per sé.
Negli ultimi anni della
sua esistenza terrena diede vita a due monasteri lucani: quello di Torri (con
l’aiuto del nipote, il beato Elia, di origine castronovese pure lui, e che
contemporaneamente allo zio si era fatto monaco ritirandosi allora nel cenobio basiliano
a pochi chilometri da Castronovo in contrada Melia) e quello di Rapolla
(monasteri che furono le ultime due sue dimore).
L’abitato di Castronovo
di Sant’Andrea, in provincia di Potenza, vicino ad Armento, deve a san Vitale
la sua fondazione, e la sua denominazione, essendo egli memore della città
natia (la specificazione “di Sant’Andrea” fu aggiunta secoli dopo).
Si spense il 9 marzo 994,
dopo aver indicato il nuovo abate: la sua salma fu tumulata inizialmente nella
chiesa del convento in cui morì, nel 1024 fu traslata in quella di un altro
cenobio (a Guardia Perticara, il cui abate era il nipote Elia), da qui fu
spostata a Torri (per proteggerla dagli assalti dei Musulmani) e poi ad Armento
(per volontà del feudatario di quel territorio che la fece collocare a latere
di quella di san Luca di Demenna), entrambi furono posti poi a Tricarico (in
provincia di Matera) nella cattedrale.
In ultimo i resti di san
Vitale ritornarono ad Armento, dove sono custoditi dentro una teca recante la
scritta “SANCTI VITALIS RELIQUIAE” (in questo paese nell’anno della sua morte
fu eretto un convento di monaci basiliani).
Una sua prima biografia,
opera redatta da un monaco basiliano suo contemporaneo, in greco antico su
pergamene andate perse, venne ritrovata nel monastero di Armento: questo testo
fu, un secolo dopo la scomparsa del santo, tradotto in latino: la versione in
tale lingua è l’unica rimasta.
In Sicilia la notizia che
avessero un concittadino elevato all’onore degli altari giunse ai Castronovesi
da Armento con notevole ritardo nel 1660/70, tuttavia non tardarono a
dedicargli una chiesa (già aperta nel 1671), ad ottenere qualche reliquia e ad
eleggerlo loro patrono al posto di san Giorgio (6 settembre 1704).
San Vitale è patrono di
Armento (PZ) e di Castronovo di Sicilia (PA), paesi gemellati; viene
festeggiato in entrambi il 9 marzo, ed in più a Castronovo ad inizio del mese
di agosto.
In passato l’otto marzo i
Castronovesi festeggiavano pure il beato Elia nipote di san Vitale.
Autore: Danilo Caruso
Figlio di Sergio e
Crisofonica, nacque al principio del secolo X a Castronuovo in Sicilia (Val di
Mazara). Iniziò la vita monastica nel monastero di S. Filippo di Agira, alle
falde dell’Etna, fucina di molti famosi asceti calabro-siculi dei secoli IX e
X.
Volendo adempiere al
rituale pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli a Roma, dopo una permanenza
già di cinque anni nel monastero, ne chiese il permesso all’abate; al ritorno
si fermò in Calabria e separatosi dai compagni di viaggio, cominciò una vita
eremitica nelle vicinanze di Santa Severina.
Dopo due anni ritornò in
Sicilia in un altro monastero vicino a quello di Agira, trascorsero dodici anni
e Vitale, evidentemente sempre alla ricerca di un appagamento del suo spirito,
ritornò in Calabria, peregrinando per la Regione.
Presso Cassano incontrò
il monaco Antonio che seguiva una vita molto rigida in una grotta, Vitale si
fermò qualche giorno dandogli saggi consigli di moderazione e poi proseguì
verso Pietra Roseti al confine con la Lucania, qui dopo aver scacciato dei
malfattori da una decadente casa, la trasformò in un cenacolo di monaci.
Passato poi al
‘Mercurion’ e al ‘Latinianon’ in Lucania, realtà organizzate di vita monastica
locali, prese poi a girare per la Regione, fondando monasteri in vari luoghi e
confortando i monaci angosciati per le ricorrenti invasioni arabe.
Insieme ad altri due
santi monaci, si recò anche a Bari dove fu ricevuto dal catapano Basilio nel
979. Ritornato in Lucania si mise a restaurare il monastero dei Santi Adriano e
Natalia, saccheggiato dai saraceni, ma in un secondo assalto, fu fatto
prigioniero subendo molti maltrattamenti.
Liberato, si rifugiò
insieme al nipote Elia divenuto anch’egli monaco, nella zona di Torri dove
edificò una chiesa e poi sempre insieme ad Elia si spostò a Rapolla fondando un
monastero e qui dopo aver stabilito la sua successione alla direzione del cenobio,
morì in tarda età il 9 marzo 993.
Sepolto nella chiesa del
monastero, dopo 30 anni per sua volontà espressa ancora in vita, fu trasferito
dal nipote nel cenobio di Guardia Perticara, fondato dallo stesso nipote,
accolto dal vescovo di Torri e dai fedeli.
Dopo altre traslazioni
avvenute in altri monasteri e chiese, per mettere al sicuro le reliquie dalle
incursioni, il corpo di s. Vitale insieme a quello di s. Luca di Demenna, fu
trasferito nella cattedrale di Tricarico.
La ‘Vita’ del santo scritta
in greco da un autore contemporaneo, fu tradotta in latino per uso liturgico
nel 1194 e dedicata a Roberto vescovo di Tricarico.
La festa religiosa è
posta al 9 marzo.
Autore: Antonio
Borrelli