samedi 4 mars 2017

Bienheureux MARCO ÇUNI, séminariste et martyr



Bienheureux Mark Çuni

Séminariste et martyr en Albanie 

(*Bushati, 30 septembre 1919 †
Shkodër, 4 mars 1946)

Mark Çuni, inséré dans le groupe de 38 martyrs tués en Albanie sous le régime communiste, a été béatifiée à Shkodër (Albanie) le 5 novembre 2016 (>>> BBx Vinçens (Kolë) Prennushi et 37 compagnons, martyrs), sur la place St Etienne de la cathédrale.


Le card. Angelo Amato s.d.b., Préfet de la Congrégation pour les Causes des Saints, représentant le Pape François, a présidé la Messe de béatification en présence de dix mille fidèles, beaucoup arrivés de l’étranger. Parmi les participants figuraient le Chef de l’État, Bujar Nichani, le Président du Parlement, plusieurs ministres et représentants d’autres religions


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SOURCE : http://levangileauquotidien.org/main.php?language=FR&module=saintfeast&localdate=20170304&id=17259&fd=0

Martyrs de l’Église d’Albanie (Les 40)

XXe siècle

40 Martyrs du Christ de l’Église en Albanie

Fête le

† en Albanie de 1913 à 1974

Groupe : « Vinçenc Prendushi et 37 compagnons avec Luigj Paliq et Gjon Gazulli »

Le procès canonique pour les Martyrs Albanais a été ouvert fin 2002, victimes de la persécution religieuse en Albanie durant les années de dictature communiste (1943-1989). Le procès concerne le père Luigj Paliq, Franciscain, assassiné au Kosovo en 1913, et du P. Gjon Gazulli, pendu sur une place de Shkodrë en 1927, ainsi que 38 autres martyrs de la période de la dictature communiste 1945-1990, dont des Franciscains et des Jésuites. Cela concerne sept évêques, de nombreux prêtres diocésains (Mark Gjani), trois jésuites, treize franciscains, un séminariste. Outre le Frère Gjon Pantalia, les autres martyrs jésuites sont les Pères Giovanni Fausti et Daniel Dajani.

Les 40 témoins de la foi tués en Albanie durant la persécution communiste :

Vinçenc Prendushi, O.F.M., Frano Gjini (1948), Jul Bonati, Dom Alfons Tracki, Dom Anton Muzaj, Dom Anton Zogaj, Dom Dedë Maçaj, Dom Dedë Malaj, Dom Dedë Plani, Dom Ejell Deda, Dom Jak Bushati, Josif Mihali, dom Josef Marksen, Dom Lazër Shantoja, Dom Lekë Sirdani, Dom Luigj Prendushi, Dom Marin Shkurti, Dom Mark Xhani, Dom Mikel Beltoja, Dom Ndoc Suma, Dom Ndre Zadeja (Tirana, Albanie), Dom Pjetër Çuni, Dom Shtjefën Kurti, Bernardin Palaj, O.F.M., Çiprian Nika, O.F.M., Gaspër Suma, O.F.M., Gjon Sllaku (Shllaku), O.F.M., Karl Sarreqi, O.F.M., Mati Prenushi, O.F.M., Serafin Koda, O.F.M., Daniel Dajani, S.J., Giovanni Fausti, S.J., Gjon Pantalia, S.J., Fran Miraku, Mark Çuni, Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku, Maria Tuci, Luigj Paliq (assassiné au Kosovo en 1913), O.F.M. et Dom Gjon Gazulli (Scutari en 1927).

SOURCE : http://www.martyretsaint.com/martyrs-de-leglise-dalbanie-les-40/

Beato Marco Çuni Seminarista e martire



Bushati, Albania, 30 settembre 1919 – Scutari, Albania, 4 marzo 1946

Mark Çuni, allievo dei Pontificio Seminario di Scutari, contrastò la propaganda del regime comunista producendo, insieme all’amico e collega Gjergj Bici, una serie di volantini firmati «Unione Albanese». La polizia segreta scoprì il suo progetto e colse l’occasione per incastrare i Gesuiti che dirigevano il Seminario. A seguito di un processo-farsa, Mark venne condannato a morte per fucilazione insieme ad altri cinque uomini: i padri gesuiti Giovanni Fausti e Daniel Dajani, il francescano Gjon Shllaku, i laici Gjelosh Lulashi e Qerim Sadiku. La sentenza fu eseguita il 4 marzo 1946 presso il cimitero cattolico di Scutari. Insieme ai suoi compagni di martirio, Mark Çuni è stato incluso nell’elenco dei 38 martiri albanesi beatificati il 5 novembre 2016 a Scutari.

Famiglia e formazione

Mark Çuni nacque nel villaggio di Bushati, in Albania, il 30 settembre 1919. Proveniva da una famiglia che si era resa nota nella zona per il suo coraggio e il suo ardimento.

Frequentò le elementari nel suo villaggio, ma per le scuole secondarie passò a Scutari. A 18 anni divenne allievo del Collegio Saveriano di Scutari, annesso al Pontificio Seminario diocesano, entrambi retti dai Gesuiti.

I rischi del comunismo



Quando Mark era ormai molto avanti negli studi teologici, l’Albania fu occupata prima dall’esercito italiano fascista, poi da quello tedesco nazista. Alla fine del 1944, i tedeschi si ritirarono e i partigiani comunisti, comandati da Enver Hoxha, conquistarono il potere.


Gli allievi del Seminario, che avevano iniziato a temere il pericolo imminente, avevano cominciato a produrre un mensile, «Aurora consurgens», stampato in proprio con il ciclostile con cui, all’epoca, venivano riprodotti i libri di testo.

La propaganda comunista, intanto, aumentava sempre più: non passava giorno che, sulle porte delle case, comparissero volantini dai toni minacciosi, spesso distribuiti dai giovani. I seminaristi avvertirono il peggioramento della situazione e trovarono un modo insolito per reagire.


Il primo volantino



Nel mese di aprile 1945, durante una ricreazione, qualcuno lesse una poesia satirica, a firma del francescano padre Gjon Shllaku, diretta contro Tuk Jakovë, all’epoca segretario del partito comunista per la regione di Scutari. I giovani scoppiarono in una fragorosa risata: il componimento descriveva alla perfezione il clima politico in cui vivevano.


A Mark venne un’idea, che rivelò subito, sussurrandogliela all’orecchio, all’amico e collega Gjergj Bici: riprodurre la poesia su dei volantini. Gjergj aveva sottratto alle perquisizioni il ciclostile con cui veniva stampato «Aurora consurgens» e l’aveva nascosto nel laboratorio di fisica. 

Con una scusa, domandò a un altro studente, Ndoc Vata, le chiavi dell’aula: insieme a Mark, portò l’apparecchio in soffitta e lì iniziarono a riprodurre la poesia. Con l’aiuto di alcuni amici fidati, iniziarono a farla circolare: di mano in mano, procurò un certo sollievo in quei tempi critici.


L’Unione Albanese



Visto il successo, Mark e Gjergj decisero di produrre un altro volantino, poi un altro ancora. Come pseudonimo, dato che rischiavano di essere scoperti ed espulsi per aver violato le regole del Seminario, si firmarono «Bashkimi Shqiptar», ovvero «Unione Albanese».


Grazie alle vacanze estive, poi, i seminaristi che vivevano le prime esperienze pastorali, ne approfittarono per estendere ancora di più la distribuzione dei volantini ai villaggi e ai paesi di montagna. 

Le false elezioni



L’estate 1945, tuttavia, segnò anche l’inizio di voci relative a una probabile tornata elettorale. Nell’autunno successivo, Mark e Gjergj andarono al liceo Illyricum dei Frati Minori, per parlare con Zef Plluni, un lontano parente del secondo. Il loro scopo era procurarsi altri ciclostile e macchine da scrivere, perché le elezioni erano state fissate per il mese di dicembre e, nei fatti, non c’erano candidati se non per il partito comunista.


Zef era di parere contrario: pensava che, essendo giovani, nessuno li avrebbe ascoltati. Gli altri due replicarono che si dovevano affrontare i comunisti usando le loro stesse armi di propaganda, anche con l’impiego dei giovani. L’allievo francescano provò ancora a dissuaderli, ma senza verso.

Nel periodo pre-elettorale, l’Unione Albanese uscì con altri quattro o cinque volantini, distribuiti sempre nella segretezza più estrema, tramite parenti, conoscenti o altri colleghi. L’unico professore a sapere dell’organizzazione era il professore laico Gjelosh Lulashi.

Tuttavia, il 27 novembre, pochissimi giorni prima delle elezioni, uno degli studenti del Seminario, Fran Gaçi, venne arrestato, poi rilasciato: morì a casa propria, di lì a poco, a causa delle torture subite. Il 2 dicembre si tennero le prime elezioni, nient’affatto libere: c’era una sola lista e chi non andava a votare era minacciato. 


L’arresto



Cinque giorni dopo, il 7 dicembre, Mark fu arrestato, seguito da Gjergj Bici, Ndoc Vata e altri. Tutti subirono pesanti torture, volte a far rivelare loro i particolari del complotto cui erano accusati di far parte, insieme ai Gesuiti e ai Frati Minori.


La sera del 31 fu la volta del rettore, padre Daniel Dajani, e del viceprovinciale dei Gesuiti, padre Giovanni Fausti: erano appena tornati dal villaggio di Fran Gaçi, dove avevano celebrato una Messa in suo suffragio.


Il processo



Gli accusati erano portati a deporre in condizioni pietose. L’accusa principale che veniva loro rivolta era quella di essere delle spie del Vaticano e, di conseguenza, di aver tradito la propria patria.



Mark, in particolare, era stato torturato a tal punto che due guardie dovevano sorreggerlo. Il suo spirito e la sua ironia, però, erano decisamente intatti, a giudicare dalle parole che rivolse ai giudici:


«Noi seminaristi non siamo dispiaciuti e non chiediamo pietà per noi stessi perché abbiamo impiegato i mezzi di propaganda che la costituzione garantisce e che voi medesimi promuovete. Nondimeno, siamo dispiaciuti e non possiamo essere assolti dalla colpa di aver infranto le regole dell’obbedienza e di aver così implicato i nostri superiori che voi state falsamente presentando come capi della nostra organizzazione, l’Unione Albanese».

Il martirio



Il 22 febbraio 1946 vennero lette le sentenze. Otto furono i condannati a morte per fucilazione: padre Gjon Shllaku, padre Giovanni Fausti, padre Daniel Dajani, i seminaristi Mark Çuni e Gjergj Bici, i laici Gjelosh Lulashi, Fran Mirakaj e Qerim Sadiku. Gli altri furono invece destinati al carcere, per un periodo che poteva andare dai cinque anni all’intera vita, di fatto, se avessero anche minimamente trasgredito. Per Gjergj Bici la sentenza venne poi cambiata in anni di lavori forzati, mentre Fran Mirakaj risulta che sia morto nel settembre 1946.


All’alba del 4 marzo, i sei rimasti furono trasportati al cimitero cattolico di Scutari, luogo della loro esecuzione. Alle 6 in punto venne dato l’ordine di fare fuoco agli otto soldati del plotone, armati di mitragliatrici. 

Mark pronunciò quindi le sue ultime parole: «Perdono tutti coloro che mi hanno giudicato, condannato e coloro che mi stanno assassinando. Dite a mia madre che deve regalare i quindici napoleoni d’oro che devo a Ludovik Rasha». Il grido comune dei condannati fu: «Viva Cristo Re! Viva l’Albania!».


La beatificazione



Nell’elenco di 38 martiri uccisi sotto il regime comunista in Albania, capeggiati dal vescovo Vincenç Prennushi, figurano anche Mark Çuni e i cinque tra sacerdoti e laici uccisi con lui. Sono stati tutti beatificati il 5 novembre 2016 nella piazza davanti alla cattedrale di Santo Stefano a Scutari.

Autore: Emilia Flocchini


SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/96993

Seminarist
Lindi në Rranxa të Bushatit më 30.09.1919. Shkollën fillore e bëri në vendlindje dhe pastaj i vazhdoi studimet në Seminarin Papnor Shqiptar. Seminarist, ndiqte vitin e tretë të Teologjisë. U arrestua më 07.12.1945 dhe u burgos në Shkodër. U dënua me vdekje më 22.02.1946. U pushkatua në Shkodër, në orën 5 të mëngjesit, më 04.03.1946, dhe u la aty, së bashku me Atë Danjel Dajanin S.I., Atë Giovanni Fausti-n S.I., Atë Gjon Shllakun O.F.M., të rinjtë Qerim Sadiku, Gjelosh Lulashi e të tjerë.
It.
Seminarista
Nacque a Rranxa di Bushat il 30.09.1919. Ha frequentato le scuole primarie al suo paese e poi presso il Seminario Pontificio Albanese. Seminarista, frequentava il terzo anno del corso teologico. Fu arrestato il 07.12.1945 e imprigionato a Scutari. Fu condannato a morte il 22.02.1946. Fu fucilato a Scutari alle ore 5 del mattino di lunedì 04.03.1946, e lì abbandonato, insieme a P. Danjel Dajani S.I., P. Giovanni Fausti S.I., P. Gjon Shllaku O.F.M., i giovani Qerim Sadiku e Gjelosh Lulashi e altri.

SOURCE : http://www.kishakatolikeshkoder.com/mark-%c3%a7uni/