samedi 4 mars 2017

Bienheureux GJON (KOLË) SHLLAKU, prêtre franciscain et martyr



Bienheureux Gjon (Kolë) Shllaku

Prêtre o.f.m. et martyr en Albanie

(*
Shkodër, 27 juillet 1907 † 4 mars 1946)

Gjon (Kolë) Shllaku, inséré dans le groupe de 38 martyrs tués en Albanie sous le régime communiste, a été béatifiée à Shkodër (Albanie) le 5 novembre 2016 (>>> BBx Vinçens (Kolë) Prennushi et 37 compagnons, martyrs), sur la place St Etienne de la cathédrale.

Le card. Angelo Amato s.d.b., Préfet de la Congrégation pour les Causes des Saints, représentant le Pape François, a présidé la Messe de béatification en présence de dix mille fidèles, beaucoup arrivés de l’étranger. Parmi les participants figuraient le Chef de l’État, Bujar Nichani, le Président du Parlement, plusieurs ministres et représentants d’autres religions.

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SOURCE :  http://levangileauquotidien.org/main.php?language=FR&module=saintfeast&localdate=20170304&id=17256&fd=0

Martyrs de l’Église d’Albanie (Les 40)

XXe siècle

40 Martyrs du Christ de l’Église en Albanie

Fête le

† en Albanie de 1913 à 1974

Groupe : « Vinçenc Prendushi et 37 compagnons avec Luigj Paliq et Gjon Gazulli »

Le procès canonique pour les Martyrs Albanais a été ouvert fin 2002, victimes de la persécution religieuse en Albanie durant les années de dictature communiste (1943-1989). Le procès concerne le père Luigj Paliq, Franciscain, assassiné au Kosovo en 1913, et du P. Gjon Gazulli, pendu sur une place de Shkodrë en 1927, ainsi que 38 autres martyrs de la période de la dictature communiste 1945-1990, dont des Franciscains et des Jésuites. Cela concerne sept évêques, de nombreux prêtres diocésains (Mark Gjani), trois jésuites, treize franciscains, un séminariste. Outre le Frère Gjon Pantalia, les autres martyrs jésuites sont les Pères Giovanni Fausti et Daniel Dajani.

Les 40 témoins de la foi tués en Albanie durant la persécution communiste :

Vinçenc Prendushi, O.F.M., Frano Gjini (1948), Jul Bonati, Dom Alfons Tracki, Dom Anton Muzaj, Dom Anton Zogaj, Dom Dedë Maçaj, Dom Dedë Malaj, Dom Dedë Plani, Dom Ejell Deda, Dom Jak Bushati, Josif Mihali, dom Josef Marksen, Dom Lazër Shantoja, Dom Lekë Sirdani, Dom Luigj Prendushi, Dom Marin Shkurti, Dom Mark Xhani, Dom Mikel Beltoja, Dom Ndoc Suma, Dom Ndre Zadeja (Tirana, Albanie), Dom Pjetër Çuni, Dom Shtjefën Kurti, Bernardin Palaj, O.F.M., Çiprian Nika, O.F.M., Gaspër Suma, O.F.M., Gjon Sllaku (Shllaku), O.F.M., Karl Sarreqi, O.F.M., Mati Prenushi, O.F.M., Serafin Koda, O.F.M., Daniel Dajani, S.J., Giovanni Fausti, S.J., Gjon Pantalia, S.J., Fran Miraku, Mark Çuni, Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku, Maria Tuci, Luigj Paliq (assassiné au Kosovo en 1913), O.F.M. et Dom Gjon Gazulli (Scutari en 1927).

Son of Loros and Marë Ashtës. Studied at Franciscan schools, and became a Franciscan Friar Minor novice on 4 October 1922, making his perpetual vows on 13 September 1928 and taking the name Gjon. Studied theology in the Netherlands. Ordained a priest on 15 March 1931. Studied science, history and philosophy in Louvain, Belgium. Received a doctorate in philosophy from the Sorbonne University in Paris, France in 1937. Back in Albania he taught philosophy and French at a number of levels, and served as a spiritual director to many of his students. An open anti-Fascist, he was forced to flee to Yugoslavia when the Italians invaded Albania. Returning home, he ministered to those suffering in the privations of World War II, and continued to speak against Fascism and Communism. Helped found the Christian Democrats in Albania which led to his arrest by the Communist regime that took power after World War II; he was arrested in a class room in the middle of a lecture. He spent several months being tortured in prison, was finally given a show trial, found guilty of treason against the Communist government, and on 22 February 1946 he was sentenced to death. Martyr.

Born


Blessed Gjon Shllaku, priest OFM (1907-1946)


His martyrdom comes at the start of the persecution, as he was condemned to execution by firing squad together with six companions in March 1946.He made his solemn profession in 1928 and was ordained a priest in 1931. He was considered one of the greatest Albanian intellectuals of his time.

When, in December 1945, the seminary student, Mark Çuni, with Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku e Frano Mirakaj, all lay people, was arrested on the charge of wishing to start a resistance movement, it created the pretext to involve the Jesuits, Fr. Giovanni Fausti SJ, and Fr. Daniel Dajani SJ, as well as the Franciscans. To strike at these zealous religious, who were distinguished in the world of culture and who dedicated themselves to the formation of consciences, was the first step to reduce Catholicism in Albania to a religion of silence and the catacombs


Father Gjon Shllaku and his companions were put on trial in the “Rozafa” cinema in Scutari and condemned to death by shooting on 4th March 1946, at the cemetery in the town. The night before the execution the condemned were heard praying and singing at the top of their voices, up to the time they left to be martyred whilst singing litanies to Our Lady. The bodies of the martyrs were never found.


Beato Giovanni (Kolë) Shllaku Sacerdote francescano, martire



Scutari, Albania, 27 luglio 1907 – 4 marzo 1946

Nikollë o Kolë Shllaku, entrato giovanissimo nel collegio dei francescani a Scutari, divenne membro dell’Ordine dei Frati Minori, assumendo il nome di fra Gjon (ovvero Giovanni). Ordinato sacerdote nel 1931 in Belgio, rientrò in Albania e si dedicò all’insegnamento, all’attività accademica e alla lotta dialettica contro le ideologie del marxismo e del fascismo. Venne arrestato durante l’inverno del 1945 e sottoposto a un processo-farsa. Venne quindi condannato a morte per fucilazione insieme ai padri gesuiti Giovanni Fausti e Daniel Dajani, al seminarista Mark Çuni e ai laici Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku: la sentenza fu eseguita il 4 marzo 1946 presso il cimitero cattolico di Scutari. Insieme ai suoi compagni di martirio, è stato incluso nell’elenco dei 38 martiri albanesi beatificati il 5 novembre 2016 a Scutari.

Francescano di nazionalità albanese

Nikollë o Kolë (albanese per Nicola) Shllaku nacque a Scutari in Albania il 27 luglio 1907. Sin dalla scuola elementare frequentò il collegio tenuto dai Frati Minori nella sua città. Entrò come postulante del medesimo Ordine nel convento di Troshan, a quindici anni; con la professione religiosa assunse il nome di fra Gjon (in italiano Giovanni).



Venne mandato per gli studi teologici in Olanda, dove venne ordinato sacerdote nel 1931. In seguito, dal 1932 al 1936, frequentò la facoltà teologica di Lovanio, conseguendo il dottorato in Teologia.



Patriota e accademico

Rientrato a Scutari, insegnò Filosofia e Francese al liceo Illyrikum, del quale tempo prima era stato allievo a sua volta. La sua caratura intellettuale e spirituale lo rese ben presto noto tra i suoi studenti e non solo.

Con l’occupazione italiana dell’Albania, scelse la via dell’esilio in Jugoslavia. Un anno dopo rientrò in patria, assumendo la direzione della rivista «Hylli i Drites» («Stella del Mattino»). Nei suoi articoli, apertamente polemici, segnalava i rischi delle ideologie marxiste e fasciste. Ciò nonostante, invitava i suoi giovani studenti alla resistenza non violenta e a non cedere alla vendetta.


Alla morte, nel 1940, di padre Gjergj Fishta, esponente di spicco del francescanesimo albanese, padre Gjon prese il suo posto come capo morale della comunità religiosa. Organizzò quindi un ciclo di conferenze sul materialismo marxista, dove rispondeva punto per punto alle controversie, restando fedele all’insegnamento della Chiesa.

Gli inizi della persecuzione



La situazione politica albanese, intanto, cominciava a mutare con la presa del potere da parte di Enver Hoxha e con la persecuzione, sempre più palese, verso i credenti di tutte le fedi. L’accanimento era particolarmente feroce, tra i cattolici, verso i gesuiti e i francescani; questi ultimi erano tenuti di mira per i loro tentativi di consolidare l’anima popolare albanese.



Padre Gjon aveva subito intuito le mire del nuovo regime ed era stato avvisato da alcuni cattolici, aggregati ai comunisti per paura o ambizione, che il suo nome era nella lista dei sacerdoti da uccidere. Ai giovani che lo circondavano in cerca di consigli poté quindi rispondere: «Ora questo sarà il mio cammino e non sarò né il primo né l’ultimo, sfortunatamente. Preghiamo affinché Dio ci dia la forza e il coraggio per affrontare il martirio».

L’arresto e il processo



Il pretesto per metterlo a tacere si verificò quando venne scoperta l’Unione Albanese, che altro non era se non lo pseudonimo con cui due studenti del Seminario di Scutari, Mark Çuni e Gjergj Bici, avevano firmato alcuni volantini con cui avevano cercato di contrastare la propaganda comunista. Inizialmente stampati in proprio di nascosto col ciclostile del Seminario, vennero poi emessi dalla tipografia dei frati; tuttavia, nessuno dei superiori, sia gesuiti sia francescani, ne era al corrente.



Padre Gjon venne quindi arrestato durante l’inverno del 1945. Dopo settimane di torture, nel gennaio 1946, insieme ad altri prigionieri, venne sottoposto a un processo che, in realtà, aveva la conclusione già scritta.

Le accuse che gli vennero rivolte erano quella di essere a capo dell’Unione Albanese, di collaborare con la resistenza degli abitanti delle montagne a nord del Paese e di pianificare la fondazione della Democrazia Cristiana albanese. In più, si aggiungeva la presunta organizzazione del “Complotto Nero” ai danni del governo, in complicità col Vaticano, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.


Il martirio



Il 22 febbraio 1946 vennero lette le sentenze. Otto furono i condannati a morte per fucilazione: padre Gjon Shllaku, padre Giovanni Fausti, padre Daniel Dajani, i seminaristi Mark Çuni e Gjergj Bici, i laici Gjelosh Lulashi, Fran Mirakaj e Qerim Sadiku. Gli altri furono invece destinati al carcere, per un periodo che poteva andare dai cinque anni all’intera vita, di fatto, se avessero anche minimamente trasgredito. Per Gjergj Bici la sentenza venne poi cambiata in anni di lavori forzati, mentre Fran Mirakaj risulta che sia morto nel settembre 1946.



All’alba del 4 marzo, i sei rimasti furono trasportati al cimitero cattolico di Scutari, luogo della loro esecuzione. Alle 6 in punto venne dato l’ordine di fare fuoco agli otto soldati del plotone, armati di mitragliatrici. 

Padre Gjon pronunciò quindi le sue ultime parole: «Date il mio addio ai miei fratelli francescani e a tutti coloro che conosco e che mi conoscono». Il grido comune dei condannati fu: «Viva Cristo Re! Viva l’Albania!».


La fama di santità e la beatificazione



Con il crollo del regime e la ripresa delle attività religiose alla luce del sole, nel corso di una cerimonia organizzata il 28 febbraio 1993 dal governo democratico albanese, gli venne conferito il titolo di «martire della democrazia».



Nell’elenco di 38 martiri uccisi sotto il regime comunista in Albania e capeggiati dal vescovo Vincenç Prennushi, anche lui francescano, figurano pure padre Gjon Shllaku e i suoi compagni. Sono stati tutti beatificati il 5 novembre 2016 nella piazza davanti alla cattedrale di Santo Stefano a Scutari.

Autore: Emilia Flocchini


SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/95819

Lindi në Shkodër më 27.07.1907. Studimet universitare i bëri në Lovanio (Hollandë) dhe në Paris. U shugurua meshtar më 15.03.1931. Dha mësim filozofi, gjuhë frënge, politikë dhe ekonomi në Liceun Illyricum të Fretërve Minorë. Për një periudhë të shkurtër qe, dy herë, zëvendës-famullitar në Theth dhe, prej datës 14 korrik deri më 27 nëntor 1945, në Nikaj, duke zëvendësuar Atë Dioniz Makajn, njëri prej fretërve të parë të arrestuar. U arrestua në Shkodër më 15.01.1946, ndërsa jepte mësim në klasë. U dënua me vdekje më 22.02.1946. U pushkatua në Shkodër, në orën 5 të mëngjesit, më 04.03.1946, dhe u la aty, së bashku me Atë Danjel Dajanin S.I., Atë Giovanni Fausti-n S.I., Seminaristin Mark Çuni, të rinjtë Qerim Sadiku, Gjelosh Lulashi e të tjerë.
It.
Nacque a Scutari il 27.07.1907. Ha compiuti gli studi universitari a Lovanio in Olanda, e a Parigi. Fu ordinato sacerdote il 15.03.1931. Ha insegnato filosofia, francese, politica ed economia presso il Liceo Illyricum dei frati minori. Per breve tempo due volte è stato vice parroco a Theth e, dal 14 luglio fino al 27 novembre 1945, a Nikaj, in sostituzione di P. Dioniz Makaj, che era stato uno dei primi frati arrestati. Fu arrestato a Scutari il 15.01.1946, mentre era in classe e teneva lezione in classe. Fu condannato a morte il 22.02.1946. Fu fucilato a Scutari alle ore 5 del mattino del 04.03.1946, e lì abbandonato, insieme a P. Danjel Dajani S.I., P. Giovanni Fausti S.I., il Sem. Mark Çuni, i giovani Qerim Sadiku e Gjelosh Lulashi e altri.