samedi 4 mars 2017

Bienheureux DANIELE DAJANI, prêtre jésuite et martyr



Bienheureux Daniel Dajani 

Prêtre s.j. et martyr en Albanie

(*Blinisht, 2 décembre 1906 †
Shkodër, 4 mars 1946)

Daniel Dajani, inséré dans le groupe de 38 martyrs tués en Albanie sous le régime communiste, a été béatifiée à Shkodër (Albanie) le 5 novembre 2016 (>>> BBx Vinçens (Kolë) Prennushi et 37 compagnons, martyrs), sur la place St Etienne de la cathédrale.

Le card. Angelo Amato s.d.b., Préfet de la Congrégation pour les Causes des Saints, représentant le Pape François, a présidé la Messe de béatification en présence de dix mille fidèles, beaucoup arrivés de l’étranger. Parmi les participants figuraient le Chef de l’État, Bujar Nichani, le Président du Parlement, plusieurs ministres et représentants d’autres religions.

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Martyrs de l’Église d’Albanie (Les 40)

XXe siècle

40 Martyrs du Christ de l’Église en Albanie

Fête le

† en Albanie de 1913 à 1974

Groupe : « Vinçenc Prendushi et 37 compagnons avec Luigj Paliq et Gjon Gazulli »

Le procès canonique pour les Martyrs Albanais a été ouvert fin 2002, victimes de la persécution religieuse en Albanie durant les années de dictature communiste (1943-1989). Le procès concerne le père Luigj Paliq, Franciscain, assassiné au Kosovo en 1913, et du P. Gjon Gazulli, pendu sur une place de Shkodrë en 1927, ainsi que 38 autres martyrs de la période de la dictature communiste 1945-1990, dont des Franciscains et des Jésuites. Cela concerne sept évêques, de nombreux prêtres diocésains (Mark Gjani), trois jésuites, treize franciscains, un séminariste. Outre le Frère Gjon Pantalia, les autres martyrs jésuites sont les Pères Giovanni Fausti et Daniel Dajani.

Les 40 témoins de la foi tués en Albanie durant la persécution communiste :

Vinçenc Prendushi, O.F.M., Frano Gjini (1948), Jul Bonati, Dom Alfons Tracki, Dom Anton Muzaj, Dom Anton Zogaj, Dom Dedë Maçaj, Dom Dedë Malaj, Dom Dedë Plani, Dom Ejell Deda, Dom Jak Bushati, Josif Mihali, dom Josef Marksen, Dom Lazër Shantoja, Dom Lekë Sirdani, Dom Luigj Prendushi, Dom Marin Shkurti, Dom Mark Xhani, Dom Mikel Beltoja, Dom Ndoc Suma, Dom Ndre Zadeja (Tirana, Albanie), Dom Pjetër Çuni, Dom Shtjefën Kurti, Bernardin Palaj, O.F.M., Çiprian Nika, O.F.M., Gaspër Suma, O.F.M., Gjon Sllaku (Shllaku), O.F.M., Karl Sarreqi, O.F.M., Mati Prenushi, O.F.M., Serafin Koda, O.F.M., Daniel Dajani, S.J., Giovanni Fausti, S.J., Gjon Pantalia, S.J., Fran Miraku, Mark Çuni, Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku, Maria Tuci, Luigj Paliq (assassiné au Kosovo en 1913), O.F.M. et Dom Gjon Gazulli (Scutari en 1927).

SOURCE : http://www.martyretsaint.com/martyrs-de-leglise-dalbanie-les-40/

SOURCE : http://levangileauquotidien.org/main.php?language=FR&module=saintfeast&localdate=20170304&id=17257&fd=0

Beato Daniele Dajani Sacerdote gesuita, martire



Blinisht, Albania, 2 dicembre 1906 – Scutari, Albania, 4 marzo 1946

Daniel Dajani, allievo del Seminario di Scutari dall’adolescenza, entrò ventenne nella Compagnia di Gesù. Si dedicò in particolare all’insegnamento in Seminario e all’istruzione religiosa degli abitanti dei paesi in montagna. Il 31 dicembre 1945 venne arrestato dalla polizia del regime comunista albanese insieme al confratello padre Giovanni Fausti; sottoposto a torture, non perse mai la calma e la fede. A seguito di un processo-farsa, venne condannato a morte insieme al confratello padre Giovanni Fausti, al francescano GjonShllaku, al seminarista Mark Çuni e ai laici GjeloshLulashi eQerimSadiku: la sentenza fu eseguita il 4 marzo 1946,presso il cimitero cattolico di Scutari. Insieme ai suoi compagni di martirio, è stato incluso nell’elenco dei 38 martiri albanesi beatificati il 5 novembre 2016 a Scutari.

Gesuita albanese di nascita

Daniel Dajani nacque il 2 dicembre 1906 a Blinisht, nella pianura di Zadrine, a sud-est di Scutari in Albania. Ad appena dodici anni entrò nel Pontificio Seminario di Scutari, diretto dai padri della Compagnia di Gesù.



A 20 anni, l’8 luglio 1926, entrò nel Noviziato dei Gesuiti a Gorizia, poi studiò filosofia dal 1931 al 1933 a Chieri. Insegnò nel Seminario di Scutari dal 1934 al 1935, per ritornare a Chieri, dal 1937 al 1939, per studiare Teologia e ricevere, il 15 luglio 1938, l’ordinazione sacerdotale.



Nel 1940 ritornò nel Seminario di Scutari come professore e s’impegnò nell’attività pastorale della “missione volante”. Si trattava di un’attività di apostolato dedicata specialmente all’istruzione religiosa e alla riconciliazione tra i clan familiari nei paesi di montagna.

Il 2 febbraio 1942 fece la sua professione religiosa. Proseguì per tre anni nel suo compito d’insegnante e di pacificatore.

L’inizio della persecuzione



Intanto l’Albania, scossa dalla seconda guerra mondiale, era occupata dai tedeschi. Quando le truppe di Hitler si ritirarono alla fine del 1944, subentrarono al potere i partigiani comunisti comandati da EnverHoxha, che presero a mettere in atto una campagna di discredito e soprusi nei confronti dei cattolici. 



Si accanirono in maniera particolare contro i vescovi, i francescani e i Gesuiti; questi ultimi perché, attraverso l’educazione dei giovani, contribuivano alla formazione culturale delle classi dirigenti del Paese, specie nel Nord.


Padre Daniel, che avrebbe voluto proseguire con i suoi viaggi di riconciliazione, venne nominato Rettore del Seminario di Scutari,nel settembre 1945. Il suo atteggiamento sereno e la sua fermezza erano particolarmente lodati dai suoi studenti, che rassicurava soprattutto mediante le sue azioni.


L’arresto



Nel mese di dicembre uno degli studenti del Seminario, FranGaçi, morì in casa propria, dopo essere stato torturato dalla Sigurimi (la polizia segreta) e rilasciato. Il 31 dicembre, insieme a padre Giovanni Fausti, da otto mesi viceprovincialedei Gesuiti in Albania e suo predecessore come rettore, si recò nel villaggio d’origine del giovane, per una Messa di suffragio: nell’omelia, dichiarò apertamente che chiunque volesse seguire le orme diFranGaçi dovesse essere fiero di morire per la fede cristiana.



La sera stessa, appena tornati a Scutari, i due sacerdoti vennero arrestati. Padre Daniel fu tenuto in isolamento per due mesi e, anche in seguito, fu sottoposto a torture. Non si abbatté mai né si disperò, ma continuò a pensare agli altri prigionieri.


Il processo



Nel gennaio 1946, insieme ad altri prigionieri, venne sottoposto a un processo che, in realtà, aveva la conclusione già scritta. Padre Daniel, con i segni delle torture ancora visibili sul volto, rispose con fermezza alle accuse che venivano rivolte a lui e agli altri: la principale, quella di essere politicanti traditori della nazione, asserviti agli occidentali e spie del Vaticano. Ad essa si aggiungeva quella di essere i capi dell’Unione Albanese: in realtà, era lo pseudonimo con cuii seminaristi Mark Çuni e Gjergj Bici avevano firmato alcuni volantinicon cui avevano cercato di contrastare la propaganda comunista, stampati in proprio e senza farne parola con i superiori.



Sul finire del processo, uno dei giudici militari gli si rivolse per l’ultima volta: «Voi credete in Dio e in suo figlio Gesù Cristo?». Il gesuita rispose: «Io credo sin dalla mia infanzia e sono pronto a morire per rendere testimonianza della mia fede».


Con sarcasmo, l’altro replicò: «Vedremo se questo Gesù Cristo salverà la vostra testa dalla giustizia del tribunale popolare!». Il sacerdote, senza scomporsi né alzare il tono, proseguì: «Io e i miei compagni consideriamo un privilegio morire per Gesù Cristo, perché il nostro sacrificio sarà fonte di nuovi martiri della fede cristiana», aggiungendo: «Forse un giorno il popolo capirà quale errore è stato commesso». Pronunciò quindi la sua estrema difesa: «Non chiedo pietà, ma giustizia di fronte a questo tribunale».


Il martirio



Il 22 febbraio 1946 vennero lette le sentenze. Otto furono i condannati a morte per fucilazione: padre GjonShllaku, padre Giovanni Fausti, padre Daniel Dajani, i seminaristi Mark Çuni e Gjergj Bici, i laici GjeloshLulashi, FranMirakaj e QerimSadiku. Gli altri furono invece destinati al carcere, per un periodo che poteva andare dai cinque anni all’intera vita, di fatto, se avessero anche minimamente trasgredito. Per Gjergj Bici la sentenza venne poi cambiata in anni di lavori forzati, mentre FranMirakaj risulta che sia morto nel settembre 1946.



All’alba del 4 marzo, i sei rimasti furono trasportati al cimitero cattolico di Scutari, luogo della loro esecuzione. Alle 6 in punto venne dato l’ordine di fare fuoco agli otto soldati del plotone, armati di mitragliatrici. 


Padre Daniel pronunciò quindi le sue ultime parole: «Perdono tutti coloro che mi hanno fatto del male. Sono contento di poter morire da innocente piuttosto che da colpevole. Che i miei genitori offrano dei soldi a padre ZefShllaku per celebrare due Messe per me». Il grido comune dei condannati fu: «Viva Cristo Re! Viva l’Albania!».


La fama di santità e la beatificazione



La notizia del martirio di padre Daniel Dajani e dei suoi compagni si diffuse celermente in tutto il mondo cattolico, suscitando dolore e stupore. Il 31 ottobre 1947 morì un altro gesuita, il fratello laico GjonPantalia.



Poco dopo l’esecuzione dei padri Dajani e Fausti, il regime abolì le istituzioni gesuite e sciolse ufficialmente la Compagnia in Albania. Nel 1990, dopo le prime aperture alla vita religiosa, tornò una prima missione.


Nell’elenco di 38 martiri uccisi sotto il regime comunista in Albania e capeggiati dal vescovo VincençPrennushi, figurano anche padre Daniel Dajani e i suoi compagni. Sono stati tutti beatificati il 5 novembre 2016 nella piazza davanti alla cattedrale di Santo Stefano a Scutari.


Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/92220


Lindi në Blinisht të Zadrimës më 02.12.1906. Studioi në Seminarin Papnor Shqiptar të Shkodrës, Filozofi e Teologji studioi në Kieri (Itali), pranë Jezuitëve. U shugurua meshtar në Kieri më 15.07.1938. Pjesë e Misionit Shëtitës së Jezuitëve. Mësues i gjuhës latine, greke dhe asaj shqipe, i filozofisë dhe i matematikës pranë Seminarit Papnor Shqiptar. Drejtor i revistës “Lajmëtari”. Prej datës 27.09.1945 Rektor i këtij Seminari dhe i Kolegjit Saverian deri në pushkatim. U arrestua më 31.12.1945 dhe u dënua më 22.02.1946. U pushkatua në Shkodër, në orën 5 të mëngjesit, më 04.03.1946, dhe u la aty, së bashku me të sivëllain Atë Giovanni Fausti-n S.I., Atë Gjon Shllakun O.F.M., Seminaristin Mark Çuni, të rinjtë Qerim Sadiku, Gjelosh Lulashi e të tjerë.

It.
Nacque a Blinisht di Zadrima il 02.12.1906. Ha frequentato le scuole presso il Pontificio Seminario Albanese di Scutari e Filosofia e Teologia a Chieri (TO), presso i Gesuiti. Fu ordinato sacerdote a Chieri (TO) il 15.07.1938. Membro della Missione Volante dei gesuiti. Docente di latino, greco, filosofia, matematica e lingua albanese nel Pontificio Seminario Albanese. Direttore della rivista “Lajmëtari” (Messaggero del S. Cuore). Dal 27.09.1945 Rettore dello stesso Seminario e del Collegio Saveriano fino alla fucilazione. Fu arrestato il 31.12.1945. Fu condannato a morte il 22.02.1946. Fu fucilato a Scutari alle ore 5 del mattino di lunedì 04.03.1946, e lì abbandonato, insieme al confratello P. Giovanni Fausti S.I., P. Gjon Shllaku O.F.M., il Sem. Mark Çuni, i giovani Qerim Sadiku e Gjelosh Lulashi e altri.