dimanche 6 mars 2016

Saint MARCIANO (MARZIANO) di TORTONA, évêque et martyr

Erasmo Vaudo, La statua di San Marciano Vescovo, all'interno del pronao della Cattedrale di Gaeta.


Saint Marcien

Évêque de Tortone (+ 120)

Le Piémont avait besoin d'un saint d'origine apostolique. Saint Marcien serait le disciple de saint Barnabé et évêque de Tortone. Après un épiscopat de quarante-cinq ans, il fut martyrisé sous l'empereur Hadrien.

À Tortone dans le Piémont, saint Marcien, vénéré comme évêque et martyr des premiers siècles.

Martyrologe romain

SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/6022/Saint-Marcien.html

Statue à l'église Saint-Marcien de CarascoItalie.

Particolare della statua di San Marziano all'interno della chiesa di San Marziano, Carasco, Liguria, Italia


Saint Marcian of Tortona

Also known as

Marciano

Marcianus

Martianus

Marzano

Marziano

Memorial

6 March

Profile

Convert, brought to the faith by Saint Barnabas the ApostleEvangelist in and first bishop of TortonaItaly where he served for 45 years. Martyred in the persecutions of Hadrian. May be the same as Saint Marcian of Ravenna.

Died

crucified c.119

buried by Saint Secundus of Asti

grave re-discovered in the 4th century, reportedly by angelic intervention

relics in the cathedral of Our Lady of the Assumption and Saint Lawrence in TortonaItaly

Canonized

Pre-Congregation

Patronage

in Italy

Genola

Tortona, city of

Tortonadiocese of

Additional Information

Book of Saints, by the Monks of Ramsgate

Saints of the Day, by Katherine Rabenstein

books

Our Sunday Visitor’s Encyclopedia of Saints

other sites in english

Catholic Online

Medieval Relgion Listserv, by John Dillon

Wikipedia

images

Santi e Beati

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Martirologio Romano2001 edición

fonti in italiano

Martirologio Romano2005 edition

Santi e Beati

Wikipedia

websites in nederlandse

Heiligen 3s

MLA Citation

“Saint Marcian of Tortona“. CatholicSaints.Info. 12 January 2024. Web. 27 May 2026. <https://catholicsaints.info/saint-marcian-of-tortona/>

SOURCE : https://catholicsaints.info/saint-marcian-of-tortona/

Book of Saints – Marcian – 6 March

Article

(SaintBishop (March 6) (2nd century) The first Bishop of Tortona in Piedmont, and Patron Saint of that city. He was a disciple of the Apostle Saint Barnabas; and after an Episcopate of forty-five years, obtained the palm of martyrdom, about A.D. 120, during the reign of the Emperor Hadrian. Saint Innocent, one of his successors, enshrined his body in a church titled after him.

MLA Citation

Monks of Ramsgate. “Marcian”. Book of Saints1921. CatholicSaints.Info. 20 November 2014. Web. 27 May 2026. <https://catholicsaints.info/book-of-saints-marcian-6-march/>

SOURCE : https://catholicsaints.info/book-of-saints-marcian-6-march/

St. Marcian of Tortona

Feastday: March 6

Patron: of Tortona; Genola

Death: 120

Bishop of Tortona, Italy, and a dis­ciple of St. Barnabas. He was reportedly martyred af­ter serving for forty-five years.

SOURCE : https://www.catholic.org/saints/saint.php?saint_id=4458

Marcian of Tortona B (RM)

Died 120. Marcian was said to have been a disciple of Saint Barnabas and first bishop of Tortona in the Piedmont, where he is alleged to have been crucified under Hadrian, after an episcopate of 45 years. Some think that Saint Marcian of Tortona and Marcian of Ravenna are the same person (Benedictines, Encyclopedia).

SOURCE : http://www.saintpatrickdc.org/ss/0306.shtml

San Marciano (Marziano) di Tortona Vescovo e martire

Festa: 6 marzo

† Tortona, Alessandria, 122

Marciano (o Marziano) è indicato dalla tradizione come protovescovo di Tortona (Alessandria), diocesi di cui è patrono. Di famiglia pagana, sarebbe stato convertito da san Barnaba, compagno di san Paolo e confermato poi nella fede da san Siro, vescovo di Pavia. Per 45 anni pastore di Tortona, sarebbe morto martire sotto l'imperatore Adriano tra il 117 e il 138. Da alcuni documenti del secolo VIII che ne parlano, non risulta vescovo. E' Valafrido Strabone che, in occasione della costruzione di una chiesa in onore del santo, lo indica come primo vescovo della comunità derthonese e martire. Le reliquie, ritrovate sulla riva sinistra della Scrivia dal vescovo sant'Innocenzo (suo successore del IV secolo), sono nella cattedrale di Tortona. L'osso di un indice è conservato dalla fine del XVII secolo a Genola (Cuneo), di cui è anche patrono. (Avvenire)

Patronato: Tortona (AL), Genola (CN)

Emblema: Palma, Mitria, Pastorale

Martirologio Romano: A Tortona in Piemonte, san Marciano, venerato come vescovo e martire.

Il martirio di San Marziano avvenne, stando alla tradizione, nell’anno 122 durante l’impero di Adriano, ad opera del prefetto Saprizio.

La Tradizione sul martirio di Marziano

La lettura dei dati della tradizione, riportati dalle antiche fonti agiografiche della Chiesa tortonese, rivela interessanti dettagli che collimano con la prassi in uso nell’impero romano nei confronti dei cristiani. Pur restando sempre formalmente una religione illecita punibile con le massime pene, il cristianesimo, nei due secoli e mezzo che vanno dalla persecuzione di Nerone nel 64 all’editto di Costantino nel 313, fu oggetto di persecuzioni generalizzate solo in alcuni periodi. Per il resto si trattò di persecuzioni locali, mirate a decapitare la guida delle comunità, oppure di interventi su denunce personalizzate. Emblematico al riguardo è il rescritto di Traiano a Plinio il Giovane. Quest’ultimo, in veste di governatore della Bitinia, impressionato dal grande numero dei cristiani, inviò nell’anno 112 all’imperatore una lettera in cui chiedeva istruzione sul metodo da seguire verso di loro. L’imperatore rispose che essi andavano puniti in quanto cristiani, ma solo se colpiti da denuncia dell’autorità su segnalazione individuale, mentre il governatore non doveva porre in atto nessuna ricerca di cristiani a fini persecutori. Lo stesso Adriano, sotto il cui impero viene martirizzato il nostro Patrono, stabilisce regole ancora più restrittive, allo scopo di controllare le delazioni e proteggere i cristiani contro il furore delle masse pagane, le quali spesso obbligarono i magistrati a procedere; così ad esempio stabilisce il suo rescritto a Minucio Fundano, proconsole della provincia d’Asia, che porta proprio la data del 122/123.

Il martirio di San Marziano sembra ricadere in questo contesto. Non è in corso una persecuzione diffusa, anzi vi è un imperatore persino tollerante, ma la fama della santità di Marziano e il suo pluridecennale impegno pastorale portano a una denuncia individuale contro di lui. Si deve pertanto muovere l’autorità imperiale nella figura del suo prefetto Sapricio o Saprizio, a cui le fonti antiche, legate al martirio di San Marziano e di San Secondo, attribuiscono l’interessante ruolo di “prefetto della provincia delle Alpi Cozie”, di fatto “fuori giurisdizione” sia su Dertona sia su Hasta.

Come fu martirizzato Marziano

Il racconto del martirio di San Marziano è così scarno ed essenziale, senza alcun florilegio agiografico, che brilla per la sua maestosa sobrietà e fa propendere per un’origine antica, che precede l’uso di arricchire di episodi miracolistici le passioni dei martiri. Il vescovo Marziano è denunciato all’autorità imperiale, viene arrestato e interrogato; invitato a ripudiare Cristo, egli persevera nella fede e pertanto viene decapitato fuori dalle mura della città, secondo quanto il diritto prevedeva per i cittadini romani rei di pena capitale. Si accenna a una tortura col fuoco per indurre il santo ad abiurare. La tradizione tortonese ha sempre custodito la memoria del luogo del martirio, come pure ha sempre venerato il masso su cui il santo vescovo avrebbe posato il capo, davanti alla spada del carnefice.

La variante di Strabone

Nel famoso carme composto in onore di San Marziano da Valafrido Strabone nell’840 troviamo invece un’altra narrazione del martirio del nostro santo, dove Saprizio “bruciando con blocchi di ferro arroventati i visceri del Santo, fece sì che l’anima ne lasciasse il corpo”. Valafrido, soprannominato Strabone per il suo forte strabismo, fu uno dei più significativi letterati della Rinascenza Carolingia. Monaco a Reichenau e poi a Fulda, alla scuola del grande Rabano Mauro, il suo genio letterario lo portò appena diciottenne a rielaborare in versi una visione che l’abate di Reichenau Vettino aveva avuto prima di morire; nacque così la Visio Wettini, descrizione di un viaggio nell’oltretomba. Quest’opera gli guadagnò nell’829, a soli ventitré anni, un posto nella corte di Ludovico il Pio e di Giuditta, come precettore del minor principe Carlo il Calvo. Ne ottenne in compenso nell’838 la nomina ad abate di Reichenau.

Valafrido piace oggi prevalentemente come poeta attraente e geniale, ma per i suoi contemporanei la sua importanza risedette tutta nel dominio teologico, per cui fu ricercato e venerato come maestro e scrittore, a tal punto che i monaci di San Gallo gli affidarono la stesura della vita del fondatore dell’abbazia. Una delle fatiche letterarie di Valafrido fu anche la rielaborazione in miglior latino di rozze compilazioni di vite di Santi già esistenti. Qui dobbiamo fissare l’incontro con le notizie sulla vita di San Marziano che poi egli mise in versi, su committenza del Conte Alperg, in un latino elegante e poetico. Si pone quindi il problema di quali fonti sulla vita e il martirio di San Marziano avesse avuto a disposizione l’abate; con sicurezza sappiamo che a San Gallo poteva disporre dei testi della Passio e dalla Inventio di San Marziano, seguiti dalla Passio di San Secondo, contenuti insieme agli Acta di Sant’Innocenzo nel codice 577 di cui già ampliamente qui è stato scritto.

Resta da capire il motivo per cui Strabone abbia scelto un’altra tradizione relativa alle modalità del martirio di San Marziano, riportata per altro nel codice BHL 5262, all’interno della Passio dei Santi Faustino e Giovita; tuttavia questo codice, nella redazione a noi giunta, risale a un secolo dopo il carme e potrebbe dipendere da quest’ultimo. Resta quindi, per ora, a noi ignota la fonte alla quale abbia potuto attingere e i motivi della scelta.

Le sue spoglie da quando furono tolte dall’antica cattedrale di Tortona fino ai giorni nostri

Verbale del 19 settembre 1586

Per disposizione di Mons. Cesare Gambara e col consenso di Don Carlo d’Aragona governatore dello Stato di Milano, vengono aperte le custodie dove si riteneva fossero conservate le reliquie dei santi nell’antica cattedrale, ormai inserita nelle fortificazioni del castello, per trasferirle in sede più idonea, cioè nella nuova cattedrale consacrata nel 1584. Sotto l’altare maggiore, in un “vaso” marmoreo sono rinvenuti: una lastra laterizia quadrata con inciso “Corpus Sancti Martiani” e “molte ossa della testa et altre ossa del corpo et una scatola osia una dove era dentro un boletino sopra del quale si legge: Sanguis S.ti Martiani cum spongea qua fuit collectus sanguis”. In altre tre urnette coperte da laterizio sono rinvenuti nelle prime due il corpo di San Vitale, il corpo di Sant’Agricola, e nell’ultima diverse reliquie, tra cui San Sisto Papa, Santo Stefano Papa e San Secondo Martire.

Nella Cappella di Sant’Innocenzo si rinvengono, invece, tre cassette. Nella prima è contenuto il braccio di San Riccardo della Cometa (?) e altre ossa di Sant’Alberto di Bagnolo (?).

Nella seconda cassetta reliquie di diversi santi. Nella terza cassetta ossa di San Guglielmo eremita e altre ossa di San Marziano, San Vitale, Sant’Agricola e San Secondo. Non si trova però il corpo di Sant’Innocenzo nel luogo dove si pensava fosse conservato. Si decide quindi di far demolire l’altare e l’arca della cappella di Sant’Innocenzo. Sull’arca erano scolpite le teste di Sant’Innocenzo, di Santa Innocenza (importante testimonianza che la sorella del vescovo Innocenza, fondatrice del monastero femminile di Sant’Eufemia, era venerata come santa. Questo culto è stato poi perduto), di San Marziano e di San Secondo.

Sotto l’altare si ritrovano due blocchi di marmo che coprivano un muro di mattoni “et calcina tenacissima” che fa pensare all’opus latericium romano, al di là del muro vengono trovate altre due “pietre di marmo in modo di conca circondata di muro tenacissimo e fortissimo”. Si tratta della descrizione di una “tomba a cappuccina” molto nobile, visto che la copertura è in marmo e non in laterizio. Sul marmo sono incise quattro croci e all’interno della sepoltura è ritrovato un corpo, ritenuto quello di Sant’Innocenzo “poiché è sempre stata fama che in esta Capella fosse detto Corpo”. Tutte le reliquie, così come sono state rinvenute, vengono collocate in cassette lignee.

7 luglio 1654

Mons. Carlo Settala fa collocare le reliquie di San Marziano in un busto argenteo, molto probabilmente l’artistico busto che ancora oggi si conserva in cattedrale. Il busto presenta i punzoni della “Torretta”, riferibili a manifatture argentiere della Repubblica di Genova dal 1248 al 1824. Non è chiaro dal testo se l’intero corpo o solo parte di esso viene collocato all’interno del busto. Confrontando questo testo con un altro del 1870, in cui si afferma che le reliquie di San Marziano erano divise tra il busto e una cassetta, bisogna propendere per l’ipotesi della collocazione nel busto solo di alcune reliquie a scopo devozionale.

28 novembre 1669

In questo documento si dice che in un busto di Sant’Innocenzo vengono collocate ossa di San Marziano, Innocenzo, Vitale, Agricola e Secondo, tolte dalla cassetta in legno dolce in cui erano collocate. Nello stesso documento si afferma che nel busto di San Marziano vi sono 11 “involti” su tutti si legge: “Ossae fractae et alia multa fracta ossa corporis S. Martiani Ep.”.

11 maggio 1726

Mons. Giulio Resta fa estrarre da un busto, dedicato a Sant’Innocenzo in cui furono collocate il 28 novembre 1669, le reliquie dei SS. Marziano, Innocenzo, Vitale, Agricola e Secondo. Si afferma che prima del 1669 erano riposte in una cassetta di legno dolce (sicuramente la stessa da cui furono prelevate alcune reliquie nel 1669). Il Vescovo le fa quindi riporre in un nuovo busto, questa volta d’argento, sempre dedicato a Sant’Innocenzo e da lui donato. Si tratta del busto tuttora venerato in cattedrale. In tutti questi documenti non appare un elenco preciso e inventariato delle parti del corpo di San Marziano e degli altri santi. Si deduce però facilmente che nel caso dei santi Marziano, Innocenzo, Vitale e Agricola si tratti di corpi completi. La tradizione attesta che fino al 1870 la cassetta contenente parte del corpo di San Marziano, realizzata nel 1586, fosse a sua volta collocata in cattedrale all’interno del sarcofago marmoreo detto di “Elio Sabino”. Il sarcofago romano di Elio Sabino, giovane patrizio tortonese del III secolo d.C., fu ritrovato nel 1598 nell’area dell’antica abbazia benedettina di San Marziano; fu inizialmente ospitato all’interno della cattedrale di Tortona e nel 1904 fu concesso in deposito dalla Diocesi al Museo Civico di Tortona nella sede di Palazzo Guidobono dove tuttora, al piano terra, si può ammirare.

Verbali del 15 ottobre 1870 e del 22 ottobre 1875

In previsione del 1800° anniversario dell’arrivo di San Marziano a Tortona (le date tradizionali relative al ministero tortonese del santo sono: 75 d.C. inizio della predicazione e 122 d.C. martirio) Mons. Vincenzo Capelli decide di dare una sistemazione definitiva al corpo di San Marziano, che è l’attuale. L’operazione fu complessa e durò cinque anni dal 1870 al 1875. Dai due verbali del 15 ottobre 1870 e 22 ottobre 1875 e dalle dichiarazioni allegate, si evince che nel 1870 le reliquie di San Marziano sono divise tra il busto del 1654 e una cassetta, probabilmente la stessa menzionata nei verbali precedenti, risalente al 1586. Il 22 ottobre vengono tutte consegnate, tranne alcuni piccoli frammenti trattenuti per farne reliquie da distribuire, al teologo don Giulio Guglielmetti, Canonico Prevosto della Collegiata di Intra, “allo scopo che venissero riposte nella salma da esso Teologo con religiosa maestria plasmata rappresentante il santo martire pontificalmente vestito”. Le parti del corpo di San Marziano vengono collocate nella salma in cera nelle rispettive collocazioni anatomiche.

In quell’occasione abbiamo il primo inventario dettagliato delle Reliquie di San Marziano. Nel Capo: diverse porzioni del cranio con altri piccoli pezzi della testa, mandibola inferiore (una metà intera e alcuni pezzi dell’altra), due denti indicati come “un mascellare e un incisivo”. Nel collo: vertebre cervicali parte intere e parte rotte. Nelle spalle: scapola destra e scapola sinistra. Nel petto: parte superiore dello sterno con frammenti di costole, due clavicole, diverse vertebre dorsali e lombari, ossa iliache spezzate (cioè ossa del bacino) e parte superiore dell’osso sacro (prima coccigea). Nelle braccia: omeri destro e sinistro, cubiti (cioè le ossa del gomito), un radio, alcune falangi. Nelle gambe: due femori il destro intero e il sinistro spezzato, una tibia intera e un pezzo dell’altra. Inoltre sono inventariate come “ossa varie”: un metatarso, un dente, un’epifisi (cioè l’estremità tondeggiante delle ossa lunghe), frammenti di ossa e polveri. Infine vi è il vaso di vetro ai piedi del santo, tutt’ora visibile, che contiene un altro vaso di piombo “pieno di pannolini e spugne intrisi nel sangue del Martire ed altrettante ancora fuori di esso fino al riempimento totale di tutto il vaso di vetro”: quelli che la tradizione indica usati da San Secondo per raccogliere il sangue di Marziano decapitato e mirabilmente rappresentati nella pala di Camillo Procaccini nell’abside della cattedrale.

In quell’occasione una vertebra dorsale viene reinserita nel busto argenteo, da cui venne in seguito tolta per essere collocata nel 2006 nel sacrario del nuovo altare della cattedrale.

Attualmente, dal 1070, “tutte le ossa su indicate sono nell’interno del corpo involte nella seta e nella carta legate e sigillate ad una per una col sigillo vescovile e col loro nome proprio”. Anche la pietra laterizia, descritta nel 1586 e che la tradizione indica come la copertura della tomba di Marziano rinvenuta da Sant’Innocenzo, è all’interno dell’urna, collocata tra i cuscini sotto il simulacro del santo. Un vetro permette di vedere nel petto del simulacro alcune ossa, come si legge nel verbale fu volutamente scelta questa soluzione: “si è fatto vedere nel petto lo sterno ed alcuni pezzi di coste tanto per indicare ai divoti tutto il resto del sacro deposito che si contiene in tutto il corpo”.

Nel 1975, in occasione del 1900° anniversario dell’arrivo di San Marziano a Tortona, l’urna fu portata in Santa Maria Canale, aperta e il simulacro “restaurato”. Non sappiamo in cosa sia costituito il restauro, forse solo in una pulitura esterna del viso e dei paramenti o forse il riporto dei ricami, eseguiti nel 1870 dalla Beata Nemesia Valle e dalle sue orfanelle del San Vincenzo, su nuovo tessuto.

Così testimoniavano l’allora parroco di Santa Maria Canale, mons. Ugo Perfumo, e il cerimoniere vescovile mons. Carlo Gomarasca.

Autore: Don Maurizio Ceriani

Fonte : www.ilpopolotortona.it

SOURCE : https://www.santiebeati.it/dettaglio/47150

Marziano da Tortona

di Giorgio Varanini

Enciclopedia Dantesca (1970)

Letterato e miniatore, nato a Sant'Alosio, frazione di Castellania, presso Tortona (ma detto ‛ dertonensis ' da Pier Candido Decembrio), verso la fine del sec. XIV, morto dopo il 1422. Appartenne probabilmente alla famiglia Rampini.

Le fonti della biografia di M., a parte i documenti della cancelleria viscontea che testimoniano la sua qualità e attività di segretario ducale, si riducono ad alcuni accenni contenuti nella vita di Filippo Maria Visconti del Decembrio e all'elogio funebre dettato da Gasparino Barzizza. Studiò a Tortona, poi a Pavia, a Padova, a Firenze. Conseguito il grado dottorale, esercitò l'insegnamento della filosofia (ma il Barzizza non dice in quale degli studi citati). Probabilmente a Firenze apprese, o perfezionò, l'arte del minio (di cui diede mirabile prova in un celebratissimo mazzo di tarocchi) e s'iniziò allo studio di D.; dopo un periodo incerto e travagliato, fu dal 1406 a Roma presso Gregorio XII, per passare, forse nel 1409, alla corte viscontea, ove è probabile che prima delle funzioni di segretario abbia, con Giovanni Tiene, assolto quelle di precettore del principe giovinetto. Certo è che alla corte milanese - forse primo - M. lesse Dante. Il Decembrio che, pure segretario visconteo e contemporaneo del tortonese, è fonte attendibilissima, afferma che Filippo Maria " audivit et Martianum dertonensem summa attentione explicantem vulgares libros quos Dantis appellant " (Vita Philippi Mariae tertii Ligurum Ducis, p. 330). E afferma anche che il principe " eruditus est praecipue ex Petrarcae sonitiis confectis materno carmine " (p. 329), pur non precisando chi fosse il lettore. Alle lezioni dantesche di M. non accenna invece il Barzizza, che però insiste, oltre che sul suo senno e sulla sua prudenza, sulla sua eloquenza e dottrina nel campo delle lettere.

L'attività letteraria di M. non ha lasciato per altro che echi, e così pure il suo culto per Dante. Se, com'è possibile credere, spetta a M. il vanto di avere alimentato in Filippo Maria Visconti ancor giovinetto l'amore per D. (d'altronde amato anche dai suoi ascendenti: da Bernabò, che fece copiare e commentare un esemplare della Commedia tenuto in conto di cosa preziosa, al Conte di Virtù, di cui era nota la predilezione per la poesia volgare), risale indirettamente a lui il merito dei successivi sviluppi del culto di D. e, in generale, dei poeti toscani alla corte milanese: chi incaricò Guiniforte Barzizza di leggere e commentare la Commedia e il Filelfo d'interpretare il Petrarca fu appunto l'antico alunno del tortonese, l'ultimo duca visconteo. M., con i suoi interessi danteschi, va così inserito nell'interessante e suggestivo sfondo costituito dalla varia operosità letteraria in atto presso la corte viscontea e di poi sforzesca, nella quale si delinea e si afferma sempre più una predilezione per il volgare, che pur non disattendendo l'ufficialità del latino, si manifesta come tratto caratterizzante e sintomatico, e trova un corrispettivo nel progressivo uso del volgare nell'uso pratico della cancelleria ducale.

Bibl.- M. da Tortona, in " Bollettino della Società per gli Studi di Storia, Economia, Arte nel Tortonese " IV (1904) 27-47 (in appendice, l'ediz. dell'orazione funebre di G. Barzizza, pp. 48-50); L.C. Bollea, L'Abbazia di S. Pietro di Precipiano nel sec. XV, in " Julia Dertona " XXXIII (1912) 17-20; P.C. Decembrio, Vita Philippi Mariae tertii Ligurum Ducis, a c. di F. Fossati, in Rer. Ital. Script.² XX 1, Bologna 1952, 329-330 (importante, su M., la nota del Fossati a pp. 324-325, con numerosi rinvii ai documenti nei quali il nome del tortonese ricorre); M. Vitale, La lingua volgare della Cancelleria visconteo-sforzesca nel Quattrocento, Milano-Varese 1953, 35 e passim.

 © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani - Riproduzione riservata

SOURCE : https://www.treccani.it/enciclopedia/marziano-da-tortona_(Enciclopedia-Dantesca)/

Marcianus van Tortona, Italië; bisschop & martelaar; † 120.

Feest 6 maart.

Hij was een leerling van Sint Barnabas († 1e eeuw; feest 11 juni), de voormalige reisgezel van Sint Paulus († ca 67; feest 29 juni). Deze zou hem hebben benoemd tot eerste bisschop van Tortona in Piemonte. Na een ambt van vijfenveertig jaar zou hij onder keizer Hadrianus (117-138) de marteldood hebben ondergaan. De plaatselijke stadhouder Sapricius zou hem voor zijn rechterstoel hebben gedaagd, en hem tot geloofsafval hebben gedwongen. Op zijn standvastige weigering werd de heilige eerst met gloeiende ijzers toegetakeld en tenslotte onthoofd.

De jonge soldaat Secundus van Asto († 120; feest 30 maart), die door hem tot het geloof in Christus was gebracht, droeg zoveel zorg voor een eerbiedige begrafenis dat hij de verdenking op zich laadde zelf christen te zijn. Ruim drie weken later zou hij zijn leermeester volgen in de marteldood.

Verering & Cultuur

Het was een van zijn latere opvolgers Sint Innocentius († ca 347; feest 17 april), die zijn relieken verhief tot de eer der altaren, zodat ze door de gelovigen konden worden vereerd.

Volgens sommigen zou hij dezelfde zijn als zijn tijdgenoot Marcianus van Ravenna.

Patronaten

Hij is patroonheilige van de stad Tortona.

Bronnen

[Adr.19--; Bdt.1925p:439; Lin.1999; Mty.2003; Mül.1860p:86; Rge.1942; Rge.1989; Rgf.1991p:334; Dries van den Akker s.j./2008.03.29]

© A. van den Akker s.j. / A.W. Gerritsen

SOURCE : https://heiligen-3s.nl/heiligen/03/06/03-06-0120-marcianus.php

La cappella di San Marziano, Di Storie di Territori, 12 Marzo 2019 : https://www.storiediterritori.com/2019/03/12/la-cappella-di-san-marziano/