Sainte Augusta
Martyre honorée à
Trévise (Ve siècle)
Elle était la fille du
duc de Frioul qui ne put admettre que sa fille se soit convertie au
christianisme. Au cours d'une violente querelle, il la tua de sa propre main. A
Trévise, elle est considérée et honorée comme une martyre depuis les temps
immémoriaux.
SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/6303/Sainte-Augusta.html

Vitral
of Augusta Treviso.
Igreja São José em Porto Alegre
Saint Augusta of Treviso
Also
known as
Augusta of Ceneda
Augusta di Serravalle
Augusta of Tarvisium
Augusta the Martyr
Memorial
27 March
22 August on
some calendars
Profile
Fifth
century daughter of the Teutonic duke of
Friuli. Convert to Christianity. Killed by
her father with
his own hands for her faith.
Died
beheaded by
her father in
the 5th
century
buried at
Treviso, northern Italy
Canonized
Pre-Congregation
venerated for centuries
in Serravalle, Italy
Patronage
Ceneda, Italy
Serravalle, Italy
Representation
sword
funeral pyre
wheel
holding a sword on
a funeral pyre,
sometimes with her father nearby
being killed by
her father
woman in
royal robes with a palm of martyrdom
Additional
Information
Book
of Saints, by the Monks of
Ramsgate
Saints
of the Day, by Katherine Rabenstein
books
Our Sunday Visitor’s Encyclopedia of Saints
Saints
and Their Attributes, by Helen Roeder
other
sites in english
Catholic
Online
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Wikimedia Commons
fonti
in italiano
Santi e Beati
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in nederlandse
Heiligen 3s
nettsteder
i norsk
Den
katolske kirke
MLA
Citation
“Saint Augusta of Treviso“. CatholicSaints.Info.
27 January 2024. Web. 26 March 2025.
<https://catholicsaints.info/saint-augusta-of-treviso/>
SOURCE : https://catholicsaints.info/saint-augusta-of-treviso/
Book of Saints – Augusta
Article
AUGUSTA (Saint) Virgin
Martyr (March 27) (Date uncertain) The daughter of one of the Barbarian chiefs
who overran Italy at the time of the fall of the Roman Empire. It is said that
he, being a heathen, was so angered at finding that his child had become a Christian
that he slew her with his own hand. Saint Augusta is still venerated in some of
the Alpine villages in the north of Italy.
MLA
Citation
Monks of Ramsgate.
“Augusta”. Book of Saints, 1921. CatholicSaints.Info. 4 August 2012.
Web. 26 March 2025. <http://catholicsaints.info/book-of-saints-augusta/>
SOURCE : https://catholicsaints.info/book-of-saints-augusta/
St. Augusta
Feastday: March 27
Death: 5th century
Virgin martyr, the
daughter of the duke of Friuli, in Italy. It is reported that the duke was so
infuriated by Augusta's conversion to Christianity that
he killed her with his own hand. Her shrine is near Treviso, in northern Italy.
SOURCE : https://www.catholic.org/saints/saint.php?saint_id=1606
Augusta of Treviso VM
(AC)
5th century. Saint
Augusta's conversion to Christianity so enraged her father, the Teuton duke of
Friuli, that he killed her with his own hand. She had an early cultus at
Serravalle, near Treviso, in northern Italy (Benedictines). Augusta's emblem in
art is a sword. She is generally pictured on her funeral pyre holding a sword.
Sometimes the image includes her father who is killing her (like Saint Barbara,
who is more likely to be the saint portrayed in this way) or with a wheel like
Saint Catherine of Alexandria. She is venerated in Serravalle (Treviso)
(Roeder).
SOURCE : http://www.saintpatrickdc.org/ss/0327.shtml
Vittorio Veneto - Urna con le spoglie di S. Augusta all'interno del
Duomo di Serravalle (Chiesa di S. Maria Nova)
Sant' Augusta di
Serravalle Vergine e martire
27
marzo
Serravalle (Vittorio
Veneto), † 100 ca.
Gli «Atti» di
sant'Augusta furono redatti alla fine del XVI secolo da Minuccio de' Minucci di
Serravalle, segretario di papa Clemente VIII. Le notizie sono leggendarie, come
del resto accadde per molti martiri dei primi tempi del cristianesimo. Augusta
sarebbe stata figlia di Matruco, capo alemanno (dell'Alemagna, la Germania),
che aveva conquistato e sottomesso il Friuli. Questi risiedeva a Serravalle
(attuale borgo antico della città di Vittorio Veneto) ed era un accanito nemico
della religione cristiana. Augusta abbracciò la nuova fede segretamente, ma il
padre ne venne comunque a conoscenza e la fece arrestare. Giacché si rifiutò di
apostatare, intorno all'anno 100 fu gettata in un carcere e dopo varie torture,
venne decapitata. (Avvenire)
Gli “Atti” di s. Augusta,
cioè le notizie sulla sua vita e martirio, furono redatte alla fine del XVI
secolo da Minuccio de’ Minucci di Serravalle, protonotario apostolico e
segretario di papa Clemente VIII (1592-1605).
Questi “Atti” furono
inviati agli editori dei volumi “De probatis sanctorum historiis” di Lorenzo
Surio, certosino e agiografo tedesco (1522-1578) e furono inseriti nel vol. VII
dell’edizione stampata a Colonia in Germania.
Le notizie sono
senz’altro leggendarie, come del resto accadde per molti martiri dei primi
tempi del cristianesimo, oppure di martiri che molto tempo dopo la loro morte,
si siano trovate le reliquie e quindi ci si è spesso inventati la vita.
Secondo questi “Atti”,
Augusta era figlia di Matruco, capo alemanno (Alemagna - Germania), che aveva
conquistato e sottomesso il Friuli; questi risiedeva a Serravalle (attuale
borgo antico della città di Vittorio Veneto) ed era un accanito nemico della
religione cristiana.
Augusta abbracciò la
nuova fede segretamente, ma il padre ne venne comunque a conoscenza e la fece
arrestare. Giacché si rifiutò di apostatare, fu gettata in un carcere e dopo
varie torture, venne decapitata; il suo corpo fu ritrovato alcuni anni dopo
sepolto su una collina, sovrastante Serravalle, che prese il suo nome; qui le
fu dedicata dal V secolo, una chiesa molto frequentata dagli abitanti.
L’epoca del suo martirio
è circa il 100 d.C.; la santa è anche conosciuta come Augusta di Ceneda,
(secondo nucleo di Vittorio Veneto, città posta ai piedi delle Prealpi
Bellunesi, in provincia di Treviso).
S. Augusta viene
raffigurata con i simboli del suo martirio, una ruota dentata per la tortura, i
denti che le furono strappati, la palma. Sulla collina di S. Augusta, vi sono
ancora i resti del castello del truce padre Matruco, e la grande chiesa a lei
dedicata.
Il nome Augusto/a
significa “consacrato”; esso fu premesso a parecchie città per onorare
l’imperatore romano Augusto, come: Augusta Praetoria (Aosta), Augusta
Taurinorum (Torino); Augusta Treverorum (Treviri), ecc. inoltre si chiamano
così Augusta in provincia di Siracusa, la capitale del Maine negli U.S.A.,
Augusta in Georgia, Augsburg, importante città tedesca.
Autore: Antonio
Borrelli
Santuario di Sant’Augusta sulla vetta del Marcantone, xilografia, 1893. Le
cento città d'Italia. Supplemento mensile illustrato del Secolo, Milano:
Sonzogno, 1887-1902.
Sul monte Marcantone
La gente preferisce chiamarlo monte di Santa Augusta perché a metà costa,
pressappoco, su una balza lungo il ripido declivio che guarda a ponente, si
trova la chiesa dedicata alla fanciulla vergine che quassù subì il martirio
circa sedici secoli or sono.
I Serravallesi sono devotissimi di Santa Augusta ch'essi hanno sempre invocato
e riconosciuto come speciale patrona in tutte le vicende liete e tristi della
loro storia.
La breve vicenda terrena di Santa Augusta si è svolta proprio sul monte
Marcantone, in epoca assai remota, quando l'impero romano stava per tramontare
e i Barbari, dal nord Europa e dalle steppe dell'Asia, iniziavano il loro
movimento migratorio verso le regioni mediterranee, più ospitali e più fertili.
Nell'anno 402 dopo Cristo, Alarico re dei Visigoti scese in Italia col
proposito di giungere fino a Roma che effettivamente riuscì a occupare il 24
agosto del 410 d. C.
Ma prima di questo fatto che al mondo d'allora sembrava non potesse mai
accadere, Alarico invase le Venezie e s'impadronì anche di Ceneda.
È tradizione che in tale circostanza egli abbia insediato, nella fortezza che
presidiava quella che è la stretta di Serravalle, uno dei suoi migliori
capitani di nome Matrucco.
Così Alarico mirava ad assicurarsi, in caso di ritirata, la via libera lungo i
valichi alpini.
Gli storici assicurano che già i Romani - e probabilmente ad opera di Giulio
Cesare fra il 59 e il 48 avanti Cristo - s'erano preoccupati di costruire delle
fortificazioni nella stretta che molto tempo dopo si chiamerà di Serravalle, a
causa della sua evidente importanza strategica.
Col passare dei secoli, vicino allo sbarramento di difesa e di controllo, si
fabbricarono delle case per ospitare un piccolo numero di abitanti.
Gli storici pensano, giustamente, che qui l'annuncio del Vangelo sia giunto
abbastanza presto ad opera di qualche messaggero itinerante, o per l'azione
missionaria svolta dalla comunità cristiana bene organizzata dimorante ad
Aquileia.
Matrucco giunto a Serravalle s'insediò in un fortilizio, forse da lui stesso
fatto costruire, su uno sperone del monte Marcantone.
Il rude guerriero aveva nel sangue le tradizioni superstiziose del popolo
barbaro cui apparteneva e praticava il culto del dio Odino; di conseguenza
perseguitava i cristiani.
Avido di potere e di ricchezza non tardò ad estendere il suo dominio su una
vasta zona comprendente, pressappoco, la nostra fascia pedemontana e anche
parte di quella che si protende verso il Friuli.
Un territorio, dunque, che a Matrucco calato dalle brumose regioni del nord nulla
lasciava a desiderare.
Alla fine, realizzati i suoi progetti, e persuaso di essere diventato un
personaggio veramente potente, con molti sudditi subalterni, assunse persino il
titolo di "re".
Questo viene tramandato dall'antica leggenda.
Nascita di Santa Augusta
Dalla sua rocca sul monte Marcantone, Matrucco dominava da padrone dispotico,
mentre al suo fianco la giovane sposa, che lo aveva seguito nella calata verso
l'Italia, gli rendeva felice l'esistenza.
Era l'anno 410 d. C.
Un giorno, fra le mura del castello, trapelò una lieta notizia: la sposa del re
era in attesa di un figlio.
La felicità di Matrucco non durò a lungo: ben presto si mutò in trepidazione.
La giovane castellana non stava bene e il parto si preannunciava difficile.
Narra la leggenda che a Matrucco, preso dalla disperazione, venne in aiuto un
amico - non se ne conosce il nome - suo fedele subalterno, che dimorava poco
lontano in un fortilizio situato sulle alture di Piai, località in quel di
Fregona.
Trasportata in questa dimora ospitale, alla buona consorte del re non mancava
nulla di quanto si poteva desiderare in quei tempi bui e calamitosi; per di più
sperimentò le affettuose e intelligenti attenzioni di Cita la governante di
casa.
Anzi, fra le due donne s'intrecciò un legame di vera amicizia, tanto che,
presaga ormai della sua prossima fine la giovane madre affidò la creatura che
stava per nascere alla fedele amica Cita.
Queste le circostanze nelle quali Santa Augusta venne alla luce. Sua madre ebbe
appena il tempo di contemplare il volto della sua creatura, poi con un ultimo
fremito di amore e di indicibile sofferenza il suo sguardo si spense per
sempre.
Così racconta la leggenda.
Ancor oggi la buona gente di Piai guarda la collina che sovrasta il borgo e, in
cima, i ruderi dell'antico castello, con animo preso da tenerezza, pensando
alla morte della madre di Santa Augusta.
Matrucco, per lenire il dolore che la perdita della sposa gli aveva procurato,
era naturale, riversò sulla sua creatura tutto l'affetto di cui era capace.
La chiamò Augusta come presagio di un avvenire meraviglioso; e l'affidò a Cita.
La buona donna di Piai, trasferitasi a Serravalle nel castello del suo padrone,
divenne una seconda madre per la piccola Augusta che cresceva al suo fianco
come un angelo.
Matrucco cercava di educare la bambina secondo i costumi e le tradizioni del
popolo barbaro cui apparteneva.
Ma essa, istruita dalla buona nutrice, avvertì ben presto la falsità del culto
prestato da suo padre e dai cortigiani a Odino e altre divinità pagane.
Pertanto, crescendo in età, il suo interesse si rivolse sempre più verso quella
nuova religione di cui Cita le parlava e che sapeva essere praticata di
nascosto da non pochi Serravallesi, sfidando la persecuzione del barbaro re suo
padre.
Santa Augusta riceve il Battesimo
Narra la leggenda che a quei tempi, dietro al monte Marcantone , in una
profonda grotta scavata nella roccia, viveva un vecchio eremita tutto dedito
all'orazione e alla penitenza.
Cita lo conosceva e così pure i Serravallesi cristiani che a lui si rivolgevano
di nascosto per sentirlo parlare del Signore, per pregare insieme, per
chiedergli consigli.
Un giorno Cita condusse di nascosto Augusta a far visita al santo vegliardo.
Questi, naturalmente, esortò la fanciulla ad amare il Signore e a praticare le
virtù cristiane con coraggio, specialmente la carità verso i poveri, come
insegnava il Vangelo.
Seguirono altre visite all'eremita che con le sue istruzioni preparò Augusta a
ricevere il battesimo e così diventare cristiana per sempre.
Nessuno se ne accorgeva, nessuno l'avrebbe sospettato, meno che meno suo padre;
eppure nel segreto Augusta rifletteva sulla decisione che avrebbe segnato per
sempre la sua esistenza.
Per questo si mortificava e pregava intensamente affidandosi a Dio.
E giunse il grande giorno quando il santo eremita fece scorrere sulla sua
fronte l'acqua rigeneratrice della grazia. Al suo fianco Cita assisteva quasi
fuori di se dalla gioia; aveva raggiunto lo scopo principale della missione
affidatale dal Signore.
Diventata cristiana, Augusta alternava la preghiera all'esercizio della carità,
perché le era stato insegnato che nel Vangelo i poveri, gli ammalati, i
piccoli, gli umili occupano il primo posto.
Spesso scendeva dal suo castello ed entrava di nascosto nelle case dei
cristiani perseguitati da suo padre, per consolarli e aiutarli nelle loro
necessità, proprio come insegna Gesù nel Vangelo.
Augusta entrava non solo nelle case ma anche nel cuore della povera gente;
partecipava alle riunioni di preghiera che i Serravallesi cristiani erano
soliti tenere in qualche luogo segreto e appartato.
I pani diventano fiori
La leggenda, a questo punto, ci ha tramandato un episodio che dobbiamo proprio
raccontare.
Augusta era solita raccogliere il pane avanzato sulla mensa del padre -
soprattutto in occasione di feste e banchetti - per darlo ai poveri che
aspettavano l'elemosina, "Dare il di più ai poveri"; è il Vangelo che
parla.
Un giorno, come aveva fatto tante altre volte, Augusta tutta premurosa e
sollecita, perché i poveri affamati non devono aspettare, interrompe le sue
occupazioni e si riempie il grembiule di pane. Poi si avvia giù per il ripido
sentiero che porta al piano verso la stretta di Serravalle.
Quand'ecco che a metà strada si trova d'improvviso di fronte a suo padre che,
burbero e scontroso come d'abitudine, sta salendo a cavallo con la sua guardia
di scorta, su verso il castello.
L'atteggiamento della figlia lo insospettisce.
"Che c'è, Augusta, dentro il grembiule?". E lei, per nulla turbata,
risponde: "Fiori di campo per i poveri, signore". E pensa tra sé:
"Non è bugia: non è forse un fiore, agli occhi di Dio, la carità fatta ai
poveri?"
Ma Matrucco, sospettoso e incredulo, vuole accertarsi: apre il grembiule della
figlia, e, a sua confusione, vede solo fiori di campo. Anche l'umile
principessa è trasecolata: si sono proprio trasformati in fiori di campo quei
tozzi di pane che l'amica dei poveri del buon Dio occultava, con tanto amore,
nel suo grembiule.
Ancor oggi, dopo tanti secoli, a metà della salita che porta al santuario, si scorge
infisso per terra nell'acciottolato un sasso grosso tutto lucido e in parte
consumato. Esso sarebbe il luogo dove, secondo la leggenda, accadde l'episodio
che abbiamo raccontato.
Per questo i pellegrini di passaggio sono soliti sostare qui brevemente,
toccare il sasso e farsi il segno della croce. Di fianco al viottolo fu
costruita anche un'edicola nella quale un bel dipinto ad affresco rievoca la
scena dell'incontro di Santa Augusta con suo padre.
I sospetti di Re Matrucco
Siamo così giunti al tragico epilogo della vita di Santa Augusta; o meglio, al
trionfo della sua fede e della sua purezza sopra le insidie e le brutalità di
questo povero mondo.
Matrucco non era per nulla soddisfatto del comportamento della figlia: non
praticava il culto alle divinità tenute in sommo onore dalla sua schiatta;
rifuggiva dalle feste mondane che si tenevano a palazzo e, soprattutto,
rifiutava ostinatamente le più lusinghiere offerte di matrimonio che avrebbero
potuto assicurarle ricchezza e persino i fastigi di un trono regale.
Come spiegare la ritiratezza e il fare dimesso, così sconvenienti al suo rango,
e soprattutto le attenzioni che dimostrava per il volgo e gli emarginati che il
padre aborriva e con disprezzo scacciava lontano da se? E poi, dove si recava
quando usciva furtivamente dal castello?
Da quest'ultimo interrogativo, a Matrucco nasceva un dubbio che non gli dava
pace; forse la nuova aborrita religione dei cristiani aveva conquistato il
cuore anche di sua figlia?
Non voleva crederlo, ma bisognava accertarsene, indagare.
Impaziente, Matrucco manda a chiamare uno dei suoi servi più scaltri e gli
ordina di sorvegliare segretamente Augusta, per riferirgli poi ogni cosa.
Il servo, lusingato per l'incarico ricevuto e bramoso di acquistarsi
benemerenze presso il suo padrone, da quel momento non perse più di vista la
buona principessa che nulla sospettava.
Qualche giorno dopo, uscita dal castello, Augusta prese a discendere
tranquillamente verso Serravalle. E il servo giù ad inseguirla, senza farsi
vedere, veloce proprio come una spia.
Giunta all'abitato di fondo valle, Augusta entrò in una casa appartata, dove i
cristiani erano soliti riunirsi per pregare e assistere alle funzioni
religiose. Qui s'inginocchiò davanti all'altare del vero Dio, dando sfogo ai
suoi sentimenti di fede e amore.
Il servo di Matrucco, introdottosi furtivamente nello stesso luogo, fu
testimone, a debita distanza, della scena e non ebbe alcun dubbio: Augusta era
cristiana.
Senza attendere un secondo più del necessario, esaurito il suo compito, se ne
ripartì divorando la faticosa salita del Marcantone, bramoso di riferire tutto
al suo padrone.
La denuncia del servo segnò l'inizio del martirio di Santa Augusta.
Dire la rabbia, o meglio, lo sconvolgimento psichico di Matrucco di fronte a
una realtà così temuta e tanto amara - la diletta figlia fattasi cristiana - è
impossibile: si può solo intravedere e in qualche modo immaginare.
L'orgoglio smisurato e la barbarie, di cui per natura ed educazione era
impregnato il suo carattere, prevalsero sull'istinto paterno, per cui tutto
divenne possibile, anche le determinazioni più crudeli e impensabili. L'amore
sconfinato si tramutò in odio implacabile.
Augusta, ritornata a palazzo, fu tosto portata alla presenza del padre.
Questi - l'astuzia non gli faceva difetto e riusciva ancora a fingere - cercò
con parole dolci e lusinghiere di far ragionare - così pensava - la figlia
perché recedesse dalle sue scelte.
Augusta rassomigliava al padre, se non altro per la fortezza del temperamento e
la lucidità delle idee. Fu irremovibile. Senza equivoci si dichiarò cristiana e
disposta a morire piuttosto che rinnegare la fede.
Matrucco dovette ingoiare la prima sconfitta.
Dopo aver dato sfogo alla rabbia con una sequela di invettive e minacce, diede
ordine alle guardie di rinchiudere Augusta nella prigione più tetra.
Il martirio
La tradizione racconta che Cita, la fedele governante, disperata per quanto
stava accadendo, cercò di essere vicina il più possibile ad Augusta
confortandola ed incoraggiandola.
Il giorno seguente, Matrucco interrogò nuovamente la figlia che sebbene fosse
così giovane, per niente intimorita, oppose di nuovo il più netto rifiuto alle
pretese del padre.
Questi allora decise di ricorrere alla tortura.
La storia del martirio inflitto ad Augusta addirittura da suo padre,
sembrerebbe incredibile se le cronache del male non ci parlassero di numerosi
simili episodi di inumana crudeltà.
Solo un uomo vittima di superstizioni ancestrali e, si direbbe, di una
infestazione satanica poteva giungere al punto di torturare e uccidere la
propria figlia con tanto sadismo.
Matrucco dà ordine al carnefice di strappare due denti dalla bocca di Augusta,
forse con l'intento non solo di martoriarla, ma anche di deturparle il fresco e
candido sorriso.
Dopo alcuni giorni di duro carcere, umiliata nel suo abbigliamento non più
principesco, mal nutrita e costretta a riposarsi su una fredda pietra, Augusta
fu trascinata di nuovo alla presenza del padre.
Sorpreso per il sereno e quasi gioioso portamento della figlia, Matrucco tentò nuovamente
di lusingarla in tutti i modi per farla recedere dal suo proposito. Ma tutto fu
inutile.
Preso da un nuovo eccesso di furore, il re ordinò il secondo atto del martirio
ch'egli sperava fosse l'ultimo: il rogo.
Augusta che rinnegava e disprezzava la religione dei suoi avi, non meritava
forse la morte riservata ai traditori?
I soldati presero la fanciulla e la collocarono legata mani e piedi, sopra un
mucchio di legna e sterpaglia che si trovava presso le mura del castello.
Venne accesso il fuoco, ma questo, tra la sorpresa e la meraviglia dei
presenti, non recò il minimo male ad Augusta perché il Signore volle confermare
con un miracolo la verità della religione da lei abbracciata.
L'agonia di Cita presente allo strazio che si stava facendo della creatura che
per vari motivi era anche sua, sembrò rallentare il morso crudele. Ma fu per
poco.
Ormai la mente di Matrucco, del tutto ottenebrata, non era più in grado di
ragionare e il cuore gli si era pietrificato. A nulla valse persino il miracolo
cui aveva assistito e che egli forse attribuì a qualche potere magico.
La tradizione ci racconta che. irrigidendosi nella sua crudeltà, il padre
snaturato pensò subito di infliggere alla figlia un nuovo e spaventoso
supplizio.
Fece preparare una ruota armata di punte di ferro taglienti e ricurve.
Poi ordinò che vi si legasse sopra strettamente il corpo di Augusta perché, con
il girare di questa ruota, le sue membra venissero lacerate. Iddio però
intervenne con un nuovo miracolo. Quando gli aguzzini, esecutori degli ordini
di Matrucco, stavano per far girare la ruota, un angelo, dal cielo discese sul
monte, sfolgorante di luce, minaccioso sul volto e armato di una potente spada;
con un sol colpo spezzò la macchina infame, tra la meraviglia e lo spavento di
tutti i presenti.
Infatti, essendosi sparsa la voce di quanto stava accadendo su in cima al monte
Marcantone, molta gente era salita a vedere, a rendersi conto. Non saremo tanto
lontani dal vero nel pensare che dinanzi ai replicati prodigi e al portamento
eroico di Augusta, molti si siano convertiti alla fede cristiana. Forse
Matrucco rifletté sulla situazione e di conseguenza, anche per questo motivo,
tolse ogni indugio alla conclusione della tragedia.
Augusta, tutta assorta in Dio, ormai non viveva più per questo mondo ed era
ansiosa di trapiantare la sua tenda in cielo.
Come Odino - il riferimento viene spontaneo - aveva sacrificato sua figlia, la
valchiria Brunilde, per punirla di una più lieve disobbedienza, così Matrucco,
aggrappato alle mostruose superstizioni della sue stirpe, ferito nel proprio
sconfinato orgoglio, ordinò al boia di decapitare Augusta.
Fra la commozione e il terrore dei presenti la spada scese fulminea sul collo
della fanciulla, mentre il sangue prese a scorrere per terra. Dopo sì gloriosa
testimonianza, l'anima di Augusta entrò in paradiso a ricevere la doppia corona
della verginità e del martirio.
Come si rivelano inadeguate, persino grossolane le parole che usiamo per
raccontare un fatto così grande! come non riescono ad esprimere tante cose che
si pensano e hanno pur una loro delicata ragionevolezza e un contenuto
sostanzioso!
Santa Augusta non visse a lungo, ma alla sua morte aveva già fatto abbastanza
per sé.
In lei si avverarono le parole del libro del Siracide (Sir. 39,12-13): "Il
giusto non sarà mai dimenticato, non scomparirà il suo ricordo, il suo nome
vivrà di generazione in generazione".
Infatti, lungo i secoli, innumerevoli devoti esalteranno il suo martirio e
proclameranno le sue lodi.
Tragedia di un padre
È tradizione che, consumato il delitto, Matrucco mutasse il suo furore in
amarissimo pentimento e disperato dolore.
Vinto l'orgoglio che annebbiando la sua mente l'aveva spinto a compiere
un'atrocità inaudita, andava proclamando ovunque l'innocenza della figlia
mentre non cessava di chiamarla ed invocarla per nome.
Sperando di lenire in qualche modo il rimorso che gli rodeva il cuore, ordinò
che il corpo di Augusta venisse sepolta in uno splendido sepolcro e volle
scolpita nella pietra la storia del ripetuto martirio.
Così condannava se stesso all'esecrazione dei posteri e perpetuava nei secoli
futuri il ricordo dell'invitta costanza della figlia.
Invano Matrucco andò cercando pace e riposo. Finché un giorno i Serravallesi lo
videro abbandonare il suo splendido palazzo e partire con un corteggio di suoi
fidi, per ritornare ai natii paesi di Germania. Non poteva più sopportare la
vista di quei luoghi - pur bellissimi - che erano stati testimoni del suo
orrendo delitto.
Se in cielo valsero - e non c'è da dubitarne - le fervide suppliche di Augusta,
l'infinita misericordia di Dio avrà colto sotto il suo manto lo sventurato
Matrucco, comunicandogli quella grazia efficace che, mentre rispetta appieno la
libertà umana, sa trionfare sopra la volontà anche più restia.
La gloria di Augusta
La tradizione è incerta circa la sorte di Cita. Non si sa come questa donna
tanto virtuosa, che rimase sempre fedelissima alla promessa fatta alla madre di
Augusta, abbia concluso la sua esistenza.
È probabile che gli ultimi anni della sua vita siano stati un continuo
crescendo nell'esercizio della carità e nelle pratiche religiose: finché il
Signore la chiamò a sé.
Fu sepolta accanto ad Augusta, di cui condivise l'appellativo di
"santa" e poi anche l'altare.
Col titolo di santa fu sempre chiamata e invocata dai Serravallesi e dai
pellegrini che da secoli salgono devotamente il monte Marcantone, soprattutto
in occasione della sua festa annuale, il 22 agosto.
La vicenda di Santa Augusta, inclita protettrice e gloria dell'illustre città
di Serravalle, è tutta qui.
La brevità non le nuoce, forse ne aumenta il fascino. Proprio come un sogno
avvincente o un luminoso miraggio suscitano nell'animo meraviglia ed emozione.
La vita della martire non fu mai dimenticata; essa si tramandò lungo i secoli
soprattutto fra le popolazioni venete, che ne hanno diffuso il culto anche
oltre oceano.
Infatti, come abbiamo recentemente appreso, due santuari, a lei dedicati, sono
stati costruiti da emigranti veneti, alla fine dell'Ottocento: uno in Brasile
(Braco do Norte, Stato di Santa Caterina) e l'altro in Argentina (Cuchilla
redenda, provincia di Entre Rios). Da aggiungere che anche le nuove generazioni
si mostrano interessate alla martire serravallese.
Non potrebbe essere altrimenti, perché il sacrificio di Augusta rappresenta la
vittoria dei valori perenni del Vangelo sopra le passioni e le tragedie di
questo mondo.
Accanto al glorioso sepolcro della figlia di Matrucco, sembra riecheggiare la
voce dell'antico profeta come per rivolgere a tutti i pellegrini un pressante
invito: "Quale incenso spandete un buon profumo e intonate un canto di
lode, benedite il signore per tutte le opere sue" (Sir. 39,18-19).
Dall'alto della rupe, l'antica chiesa di Santa Augusta apparirà sempre quasi
simbolo di una fedeltà dura come una roccia.
E in questo luogo santo molti cuori spenti verranno ad attingere luce di
verità, fuoco di carità.
Per Serravalle e la Diocesi, Santa Augusta è un dono di Dio e un segno
profetico.
Valore di una leggenda
Abbiamo raccontato seguendo la versione episodica tradizionale antica, ciò che
si conosce della vita di Santa Augusta, dalla tradizione e dalla leggenda.
Se i nostri vecchi hanno ceduto al vezzo medievale dei racconti costruiti con
immagini poetiche commoventi, ciò non significa che essi non abbiano inteso di
tramandarci il ricordo di Santa Augusta quale personaggio realmente esistito
nei suoi lineamenti e caratteristiche fondamentali.
La leggenda, se non è fonte , è bensì illustrazione della verità storica:
costituisce un patrimonio di cultura.
Il culto a Santa Augusta si basa su una più che millenaria tradizione che non è
mai venuta meno: confermata dall'esistenza del santuario cui, da sempre,
accorrono i pellegrini, specialmente il 22 agosto festa tradizionale della
martire.
Purtroppo le testimonianze archivistiche sono andate perdute, per la maggior
parte, in conseguenza di distruzioni e saccheggi subiti nei secoli passati da
Serravalle, e tramandati dalla storia.
Ancora alcuni dati principali.
In un documento del 1234 si nomina il "mons S.te Auguste idest Rocha
Bigoncii".
Gli Statuti di Serravalle del 1360 parlano di Santa Augusta.
Il 27 marzo 1450, in occasione di lavori al santuario, furono ritrovate le
reliquie di Santa Augusta.
Nel 1581 venne pubblicata la prima biografia essenziale, della martire, scritta
dal celebre e dotto serravallese Minuccio Minucci (1551-1604) che fu, tra
l'altro, arcivescovo di Zara.
Nel 1630, i Serravallesi fecero il voto a Santa Augusta per ottenere - e furono
esauditi - la grazia di essere preservati dalla peste.
Al suggestivo santuario, che sorge in posizione incantevole, si accede per una
ripida stradicciola in parte selciata e ad intervalli attraversata da numerosi
gradini.
Lungo il percorso sono distribuite sette artistiche cappelle, finite di
costruire nel 1642, quasi tappe penitenziali prima di giungere al santuario.
Nell'anno 1643, la Santa Sede concedeva le indulgenze annesse alle sette
principali Basiliche Romane, a coloro che avessero piamente visitato le dette
cappelle lungo la salita del monte Marcantone.
Il raro privilegio permane tuttora avendolo la "Sacra Paenitentiaria
Apostolica" confermato in perpetuum, l'ultima volta, con suo decreto 6
maggio 1968 su richiesta del Vescovo di Vittorio Veneto Albino Luciani.
Alla Santa, i fedeli ricorrono per ottenere, in particolare, la guarigione del
mal di capo e di schiena.
Il 22 maggio 1754, su istanza del vescovo di Ceneda Lorenzo Da Ponte, il Papa
Benedetto XIV, con apposito "Decreto" della Congregazione dei Riti,
approvò solennemente il culto di Santa Augusta.
L'atteso e tanto sospirato "riconoscimento fu festeggiato dai serravallesi
con celebrazioni religiose e civili memorabili che si protrassero per otto
giorni.
Per una conoscenza più ampia ed esauriente delle origini e dello sviluppo del
culto tributato alla nostra Santa, consigliamo il lettore di consultare: R.
Bechevolo, Santa Augusta Vergine e Martire di Serravalle, Vittorio Veneto 1991.
PREGHIERA
A te, Santa Augusta,
che risplendi in cielo con la duplice gloria della verginità
e del martirio, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera.
Tu che hai vissuto i brevi anni della tua vita terrena
dedicandoti interamente a Dio e alle opere di carità,
donaci di essere, sul tuo esempio, forti nella fede,
coerenti nella testimonianza della vita cristiana,
generosi nell'aprire il nostro cuore all'accoglienza
e all'amore verso ogni fratello.
Confidiamo nel tuo aiuto per superare le prove e le sofferenze,
benedici le nostre famiglie, la parrocchia, il seminario diocesano
e ottieni dalla Chiesa nuove vocazioni al sacerdozio,
al diaconato e alla vita consacrata.
Fa che un giorno contempliamo con te il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo,
con tutti i nostri cari, nella patria del cielo. Amen.
Autore: Rino Bechevolo
SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/91516

Interno del santuario di Santa Augusta (Vittorio
Veneto). Photographie de Mauro Girotto

Santuario di Santa Augusta di Serravalle (Vittorio Veneto): reliquie di
Santa Augusta
Den hellige Augusta av
Serravalle ( -~100)
Minnedag:
27. mars
Den hellige
Augustas acta ble skrevet på slutten av 1500-tallet av Minuccio
de'Minucci fra Serravalle ved Vittorio Veneto i provinsen Treviso i regionen
Veneto i Nord-Italia. Han var sekretær for pave Klemens VIII (1592-1605).
Aktene er legendariske i likhet med beretningene om så mange martyrer fra
kristenhetens tidligste historie.
I henhold til legenden
var Augusta datter av den teutonske (alemanniske) hertug Matruco av Friuli, som
hadde erobret Friuli. Han bodde i Serravalle, i dag den gamle borgen i Vittorio
Veneto, og var en sterk motstander av den kristne religion.
Men Augusta omvendte seg
til kristendommen i hemmelighet. Men faren fikk på en eller annen måte greie på
det og fikk henne arrestert. Da hun nektet å falle fra troen, ble hun kastet i
fengsel, og etter grusom tortur ble hun halshogd rundt år 100. En annen versjon
sier at den rasende faren drepte henne med sine egne hender. Hennes legeme ble
gjenfunnet flere år senere og gravlagt på en høyde over Serravalle, som i dag
bærer hennes navn.
Hun har vært æret som
martyr i uminnelige tider i Serravalle. Hennes minnedag er 27. mars.
Kilder:
Benedictines, Bunson, KIR, CSO, Patron Saints SQPN, Infocatho,
santiebeati.it - Kompilasjon og oversettelse: p. Per Einar Odden -
Sist oppdatert: 2006-08-08 15:32
SOURCE : https://www.katolsk.no/biografier/historisk/augserra
Serravalle di Vittorio Veneto (TV): Santuario di Santa Augusta, visto da Sant'Andrea di Bigonzo. Foto di Paolo Steffan
Serravalle di Vittorio Veneto (TV): Santuario di Santa Augusta
Serravalle di Vittorio Veneto (TV): Santuario di Santa Augusta
Augusta van Treviso (ook van
Serravalle), Italië; martelares; †
ca 400.
Feest 27 maart.
Zij was de dochter van
een legeraanvoerder die afkomstig was uit de streken die wij nu met Duitsland
aanduiden. Zijn naam was Matrucius. Hij leidde een van de vele barbaarse
legertjes die in die tijd van alle kanten het Romeinse Rijk konden
binnenvallen, omdat de Romeinse wereld in verval was geraakt. Kennelijk had
deze Matrucius het vooral gemunt op christenen.
Zijn dochter, die met hem
meereisde, raakte onder de indruk van de houding der christenen die door haar
vader als martelaar de
dood in werden gejaagd. Ze werd zelf christin. Vader was daarover zo woedend,
dat hij haar eigenhandig een pak slaag gaf! Toen niets hielp, liet hij haar
tussen twee bomen ophangen en onder haar een vuur aansteken, met de bedoeling
dat zij de verstikkingsdood zou sterven. Het vuur werd echter gedoofd door de
wind. Vervolgens werd ze op een messenrad gebonden. Dit werd onklaar gemaakt
door een engel. Tenslotte werd ze onthoofd.
Afgebeeld
Ze wordt afgebeeld in koninklijk gewaad, met de martelaarspalm van de
overwinning, en met een zwaard, haar martelwerktuig. Soms ook met messenrad en
brandstapel.
Bronnen
[000»jrb; 122; 127; 500; Dries van den Akker s.j./2010.03.28]
© A. van den Akker
s.j. / A.W. Gerritsen
SOURCE : https://heiligen-3s.nl/heiligen/03/27/03-27-0400-augusta.php