jeudi 7 mai 2020

Bienheureux FRANCESCO PALEARI, prêtre de l'Institut Cottolengo

Bienheureux Francesco Paleari

Prêtre italien de l’Institut Cottolengo (+1939)
Le 17 septembre 2011, à Turin, Mgr Francesco Paleari, de la Société des prêtres de saint Joseph Cottolengo a été proclamé bienheureux.

Né à Pogliano Milanese en 1863, dans une humble famille paysanne, il entra très jeune au séminaire et, juste après son ordination, se consacra aux pauvres et aux malades dans la Petite Maison de la Divine Providence, mais aussi à l'enseignement, se distinguant par son caractère affable et sa patience. Rendons grâce à Dieu pour ce témoin lumineux de son amour !

Mort à Turin le 7 mai 1939, il est le premier prêtre de Cottolengo déclaré bienheureux après Saint Joseph Benoît Cottolengo le fondateur de l'institut.

Voir aussi:

- Proclamato Beato don Francesco Paleari, il "piccolo prete del Cottolengo".
"Seigneur, apprends-moi la sagesse"



Le pape rappelle Mgr Paleari, témoin lumineux de l’amour du Christ

Le premier prêtre disciple de saint Joseph Cottolengo à être béatifié
SEPTEMBRE 19, 2011 00:00REDACTIONÉGLISE CATHOLIQUE

ROME, Lundi 19 septembre 2011 (ZENIT.org) – « Il se dédia aux pauvres et aux malades dans la Petite Maison de la Divine Providence, mais aussi à l’enseignement, se distinguant par son caractère affable et sa patience. Rendons grâce à Dieu pour ce témoin lumineux de son amour ! ».

C’est ainsi que Benoît XVI a voulu rappeler, ce dimanche au terme de l’Angélus, la figure de Mgr Francesco Paleari (1863-1939), membre de la Société des prêtres de saint Joseph Cottolengo, qui a été proclamé bienheureux ce samedi à Turin.
En présidant la cérémonie de béatification, le cardinal Angelo Amato, préfet de la Congrégation pour les causes des saints, a rappelé « qu’il se fit faible parmi les faibles, pour gagner les pauvres il se fit tout à tous, pour sauver les hommes à tout prix ». « Il fut extraordinaire dans l’ordinaire ».
« Il passa une grande partie de sa vie à la « Petite Maison » – rapporte le prélat, cité par L’Osservatore Romano – visitant les malades et approchant les plus rebutants, qu’il réconfortait par des paroles de consolation. Il préparait aussi les prisonniers à la fête de Pâques et conseillait les prêtres et les laïcs qui accouraient à lui ».
En s’adressant aux membres de la « Petite Maison » de la Divine Providence, le préfet a ajouté : « Vous êtes la caresse maternelle de Jésus sur les pauvres de ce monde auxquels vous offrez soutien, soin et dignité. Déjà sur cette terre, ils constituent vos trésors ».
« Continuez à reconnaître en eux le visage du Christ – a-t-il ensuite affirmé aux prêtres, aux religieuses et aux collaborateurs laïcs de Cottolengo – et à transfigurer leur calvaire terrestre de malades, de personnes abandonnées, marginalisées, en un Tabor de splendeur humaine et divine où est reconnue et honorée leur dignité de fils de Dieu ».
« Que leur faiblesse fasse grandir votre force, votre courage et votre foi dans la providence divine. Par votre assistance, donnez aux malades et aux personnes handicapées un cœur nouveau, empli de joie de vivre ».
« Vous n’êtes pas seulement des ouvriers de l’Evangile – a-t-il conclu – mais aussi des bienfaiteurs de cette portion d’humanité qui semble ne pas trouver sa place dans notre société plus attentive à la forme extérieure du corps qu’à la beauté intérieure de l’âme ».
SEPTEMBRE 19, 2011 00:00ÉGLISE CATHOLIQUE

Blessed Francesco Paleari


Memorial
Profile

Priest. Member of the Society of the Priests of Saint Joseph Benedict Cottolengo. Noted preacher and deeply involved in the work of the Little House of Divine Providence which provides a broad range of medical and social services to the poor.

Born

Beato Francesco Paleari Sacerdote cottolenghino


Pogliano Milanese, Milano, 22 ottobre 1863 – Torino, 7 maggio 1939

Educato in una famiglia autenticamente cristiana crebbe con un carattere sereno, gioioso e ben disposto verso tutti. L’8 gennaio 1877 entrò nel Seminario della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Questo Seminario, posto sotto la protezione di San Tommaso d’Aquino e perciò detto “Famiglia dei Tommasini”, accoglieva aspiranti al sacerdozio privi di mezzi economici. Si iscrisse al Terz’Ordine Francescano fin dai primi anni del suo chiericato. Compiuti gli studi teologici con ottimi risultati, il 18 settembre 1886 fu ordinato sacerdote, a 23 anni, dal Card. Gaetano Alimonda, Arcivescovo di Torino. Don Francesco, fin da giovane, fu incaricato di insegnare latino e filosofia nel Seminario dei Tommasini, e poi anche ai Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamanodi cui fu consigliere e collaboratore. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del seminario diocesano e predicatore di esercizi spirituali. In tutto si mostrava animato dallo stesso spirito di carità del Santo Fondatore, che amava soccorrere ogni forma di povertà, materiale e spirituale, fidando in maniera sconfinata nella Divina Provvidenza. Nel 1922 fu nominato Canonico della Collegiata della SS. Trinità di Torino. Fu anche Provicario generale e Vicario per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi torinese. Gli ultimi tre anni della sua vita furono segnati dalla malattia che però non gli impedì di esercitare la sua missione di confessore. Proclamato Beato il 17 settembre 2011, la sua memoria liturgica è celebrata il 18 settembre.

“Signore, insegnami ad essere furbo” è la sua preghiera preferita, che recita ed insegna ai suoi penitenti, come ricorderà il futuro cardinal Ballestrero, che andava spesso a confessarsi da lui. Ed “essere furbo”, per lui, significa pensare che tutto passa, solo il paradiso è eterno ed allora tutto deve essere fatto in vista di quello che ci attende, senza calcoli e senza perdersi di coraggio quaggiù. Nasce nel 1863 a Pogliano Milanese, in una casa dove si fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma in cui i genitori tutte le domeniche vanno a fare la comunione (a quei tempi!) e non tornano mai a casa senza portarsi dietro un povero invitato a pranzo. Perché sono convinti, e lo insegnano ai figli, che non si può ricevere Gesù senza spalancare la porta ai poveri. Non stupisce proprio, allora, se tra i loro cinque figli, sopravvissuti agli otto che hanno avuto, uno scelga di lavorare tra “i poveri più poveri” del Cottolengo. Arriva a Torino giovanissimo, su consiglio del suo parroco, dopo aver faticato a staccarsi dai suoi; vinto dalla nostalgia e tormentato dal dubbio di aver fatto la scelta giusta, una notte tenta anche di scavalcare il muretto di cinta del seminario per tornare a casa. Sul momento prevale il buon senso, in seguito la grazia di Dio fa il resto, e così a 23 anni è ordinato prete con tanto di dispensa papale per la giovane età, perché davvero nessuno ha dubbi sulla sua vocazione. Il pretino (che oltre ad essere giovane è anche piccolo di statura), trova subito la sua collocazione all’interno del Cottolengo: per 53 anni sarà  maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale, in un’attività vorticosa e semplice allo stesso tempo, facendosi tutto a tutti e condendo ogni cosa con il suo inconfondibile sorriso. Perché, se del Cottolengo si diceva che era il “Canonico buono”, di don Franceschino dicono semplicemente che è “il prete che sorride”. Il suo è un sorriso che conquista: i bambini, prima di tutto, che vanno volentieri a confessarsi da quel piccolo prete, poco più alto di loro, ma anche, indistintamente, vescovi e preti, nobildonne e popolani, suore e seminaristi, che quando hanno bisogno di un conforto, un consiglio o una spinta vanno a cercare quel prete che fa sorridere il cuore. Dato che poi i santi hanno buon fiuto e si riconoscono a distanza, riesce a farsi conquistare anche dal canonico Allamano, che prima gli chiede di andare a confessare regolarmente i giovani preti del convitto, poi i futuri Missionari della Consolata, infine inizia con lui una fraterna emulazione alla virtù, con la familiarità e la sincera amicizia che soltanto i veri santi sanno avere. Anche la diocesi torinese si accorge di che perla di prete sia e così fioccano gli incarichi. Il vescovo di Torino lo vuole confessore dei seminaristi, dicendo loro che quel pretino “è un altro San Luigi”; gli chiede in continuazione di predicare corsi di esercizi spirituali; lo segnala come confessore a svariati istituti di suore; lo vuole provicario della diocesi, consultore per lo spostamento dei preti e insegnante in seminario, anche se qualcuno, forse più per invidia che per convinzione, storce il naso, dicendo che, in quanto ad intelligenza e capacità, a Torino si potrebbe trovare di meglio. Come don Franceschino riesca a reggere una tale mole di impegni è tuttora un mistero: lui non obbietta, non si lamenta, quasi si scusa di non poter fare di più, anche perché gli impegni diocesani si assommano a quelli che regolarmente continua a svolgere alla Piccola Casa. “E’ mio Padre”, risponde con disarmante semplicità a chi gli fa notare che anche nel fisico ha una certa somiglianza con il Cottolengo. Da quel Padre ha ereditato soprattutto la fede, “ma di quella”, che gli fa compiere piccoli prodigi, come leggere nei cuori, vedere a distanza e operare guarigioni con semplici impacchi di acqua fresca, che lasciano chiaramente intendere che il rimedio non sta nelle medicine ma soltanto nella fede. Se lui non dice mai basta, è il suo cuore a ribellarsi e ad andare a brandelli per il suo continuo a donarsi. È costretto alla completa inattività ed a passare dal letto alla sedia, fino al 7 maggio 1939, quando si spegne. Poveri e ricchi, preti e vescovi sfilano davanti alla sua bara. Il 17 settembre 2011 è stato beatificato a Torino, primo prete del “Cottolengo”, dopo il fondatore,  ad essere elevato alla gloria degli altari. La memoria liturgica del Beato Francesco Paleari è celebrata il 18 settembre.


Autore: Gianpiero Pettiti





Il grande scrittore russo Fëdor Dostojevskij disse: “Se volete conoscere a fondo un uomo, giudicatelo non dalle parole, dalle lacrime o dai suoi silenzi. Neppure le sue idee ve lo faranno conoscere appieno. Guardatelo bene quando sorride. Quest’uomo è buono se il suo sorriso è buono….”.


E il sorriso inconfondibile, dolce, accattivante, di don Paleari fu il segno distintivo della sua bontà, che lo fece amare da tutti.

Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese (MI) il 22 ottobre 1863, i suoi genitori Angelo Paleari e Serafina Oldani erano poveri contadini, ma nella loro famiglia non mancava la serenità e tanta fiducia in Dio e si lavorava sodo per crescere i cinque figli rimasti degli otto nati; la mortalità infantile dell’epoca mieteva vittime in quasi tutte le famiglie.

Crebbe sereno, gioioso e ben disposto verso tutti i compagni in ogni occasione, tanto che a detta di qualcuno di loro, era impossibile litigare con lui; Franceschino non crebbe molto di statura e resterà sempre piuttosto piccolo ed esile nel fisico.

Il parroco di Pogliano scorse in lui tutti i segni di una buona vocazione sacerdotale e per superare le difficoltà economiche della famiglia, che erano un ostacolo alla sua entrata in Seminario, scrisse a Torino alla ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’, fondata da s. Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842), dove il santo fondatore oltre ad accogliere fra le sue mura persone affette da ogni miseria umana, intese di dare aiuto anche nelle necessità spirituali, spesso altrettanto gravi.

Pertanto aveva istituito anche un piccolo Seminario, dove le rette erano puramente simboliche, per poter studiare e diventare sacerdote dello stesso Istituto, oppure in completa libertà passare fra il clero diocesano.

Il primo successore del Cottolengo, padre Anglesio rispose favorevolmente per l’ammissione di Franceschino Paleari fra gli aspiranti detti “Tommasini”.

Superate le normali difficoltà derivanti dalla nostalgia dei familiari e della sua casa, dall’incertezza di aver scelto la strada giusta, Francesco Paleari si ambientò ottimamente e vivendo con mitezza, scrupolo, zelo nello studio, impegno formativo del suo carattere e della sua vocazione, compì tutti gli studi necessari, venendo ordinato sacerdote il 18 settembre 1886 a 23 anni.

Durante il lungo corso di studi era stato continuamente in contatto con la triste realtà degli ospiti della ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’, poi chiamata “il Cottolengo di Torino”, solo chi era disposto a soffrire per gli altri con quasi nessuna soddisfazione personale, poteva restare a lavorare nella grande Istituzione e il giovane Francesco Paleari era uno di questi e decise di rimanere.

Dopo 53 anni, alla sua morte fu detto di lui: “Don Paleari fu solo e sempre Sacerdote!”. La celebrazione della sua Messa era una mezz’ora di Paradiso per lui e per i presenti, tale era l’intensità spirituale, di fervore e di fede del ‘Piccolo Prete del Cottolengo’.

Il giovane sacerdote fu incaricato d’insegnare il latino fra gli allievi cottolenghini e l’insegnamento per molti anni lo vedrà sempre Maestro diligente, preparato, paziente e persuasivo con il suo sorriso, non solo al Cottolengo, ma anche fra i Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano (1851-1926).

Cambiò materia e testi d’insegnamento, cambiarono per età e intelligenza i suoi allievi, ma lui restò fino alla maturità il Maestro di filosofia di tante figure celebri per la loro riuscita, ma anche di tanti timidi allievi che si fermarono prima.

Poi dalla Diocesi di Torino arrivarono sempre più spesso le richieste per incarichi al Piccolo Prete del Cottolengo. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del Seminario diocesano, predicatore di Esercizi al Clero, a Religiose e ad ogni ceto di persone; Provicario dell’Arcidiocesi torinese, canonico del “Corpus Domini” dal 1922.

Quanti l’avvicinavano, non finivano di stupirsi della mole incredibile di lavoro, che con una calma veramente inalterabile riusciva a smaltire. Accettava incarichi, lavori ingrati, impegni straordinari, a volte pesi eccessivi per le sue spalle e tutto con la semplicità di un “servizio dovuto”, quasi scusandosi di non fare di più.

Nel 1936 ebbe frequenti crisi cardiache, che lo costrinsero ad una inattività assoluta, inchiodato alla sua Croce dalla malattia, fu un martirio del cuore e la lenta agonia della sua lucida e viva mente.

Con le lacrime agli occhi diceva a chi lo avvicinava: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto!”.

I superiori tentarono di farlo migliorare facendolo soggiornare a Celle Ligure nella colonia marina, ma inutilmente, quando fu riportato a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza, la sua stanzetta d’ammalato diventò quasi una cappella, con la semplicità di un fanciullo continuava ad ubbidire a tutti.

Dopo un’agonia di alcuni giorni morì il 7 maggio 1939, dopo tre anni di sofferenza e di lento spegnersi della sua grande vitalità; i funerali , come d’uso nella Piccola Casa dove ogni giorno la morte faceva il suo lavoro, dovevano essere estremamente semplici, perché lì non si facevano distinzioni dal Superiore Generale all’ultimo dei ricoverati e così doveva essere per il piccolo Prete anche se monsignore, canonico e con altri meritati titoli.

Ma la voce si diffuse per Torino e man mano affluirono tanti suoi allievi, monsignori, vescovi, sacerdoti, popolo, professionisti, giovani, tanti poveri, ognuno volle rendere omaggio al piccolo emulo del suo Fondatore del quale aveva anche nel viso una forte somiglianza.

I funerali furono un vero trionfo; per la fama di santità che l’accompagnò anche dopo morto, la sua salma il 6 maggio 1946, fu traslata dal cimitero di Torino alla Chiesa del Cottolengo e tumulata non lontno dal fondatore San Giuseppe Benedetto Cottolengo.

La Causa di Beatificazione, iniziata l'11 giugno 1947, fu affidata nel 1980 a P. Antonio Cairoli, Postulatore generale OFM. Il 6 aprile 1998 don Francesco è stato dichiarato venerabile dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) e il 10 dicembre 2010 fu promulgato il decreto che riconosce la guarigione miracolosa ottenuta per sua intercessione. Don Francesco Paleari è stato beatificato il 17 settembre 2011 nella Chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino; il rito è stato presieduto, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2013), da S. Em. Angelo Card. Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La sua salma è stata ricollocata nella cappella di fronte a quella del Santo Cottolengo.

Piace concludere questa piccola scheda riportando alcune massime di don Francesco Paleari:

“La Croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi”.

“Il Signore ci manda le sofferenze per tre P; per pena, per prova, per premio”.

“Prontezza nel cominciare, pazienza nel continuare, perseveranza nel terminare”.



Autore: Antonio Borrelli


Biografia di don Francesco Paleari

Don Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese il 22 ottobre 1863. Il 6 gennaio 1877 venne accolto nella Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino da padre Luigi Anglesio, primo successore del santo Cottolengo.

L’8 gennaio 1877 entrò nel Seminario della Piccola Casa di Torino che, posto sotto la protezione di san Tommaso d’Aquino (veniva chiamato «Famiglia dei Tommasini»), accoglieva aspiranti al sacerdozio privi di mezzi economici. Si iscrisse al Terz’Ordine Francescano fin dai primi anni del suo chiericato. Ordinato sacerdote il 18 settembre 1886 dall’Arcivescovo di Torino cardinale Gaetano Alimonda, entrò a far parte della «Congregazione dei preti della Santissima Trinità» fondata dal Cottolengo per il servizio dei poveri, dei malati e dei sofferenti, ai quali si donò per tutta la vita nel ministero pastorale.

Fin da giovane fu insegnante di latino e filosofia nel Seminario della Piccola Casa e presso i Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano di cui fu consigliere e collaboratore. Conosciute le sue doti umane e spirituali, per don Paleari arrivarono presto dall’Arcidiocesi di Torino richieste di nuovi incarichi. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del Seminario diocesano, predicatore di Esercizi spirituali al clero, ai religiosi, religiose e fedeli fuori e dentro la Piccola Casa. Fu anche provicario generale e vicario per la vita consacrata dell’Arcidiocesi torinese.

Un uomo buono e sorridente, il suo sguardo inconfondibile fu il segno distintivo della sua bontà, che lo fece amare da tutti.

Quanti l’avvicinavano non finivano di stupirsi della mole incredibile di lavoro, che con una calma veramente inalterabile riusciva a smaltire. Accettava incarichi, lavori ingrati, impegni straordinari, a volte pesi eccessivi per le sue spalle e tutto con la semplicità di un “servizio dovuto”.

Nel 1936 ebbe frequenti crisi cardiache che lo costrinsero ad una inattività assoluta; inchiodato alla sua croce dalla malattia, visse un martirio del cuore e una lenta agonia della sua lucida e viva mente. Con le lacrime agli occhi, a chi lo avvicinava raccontava come avesse imparato da Cristo crocifisso, un altro sguardo sulla vita: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto!”.

Morì il 7 maggio del 1939. Per due giorni fu incessante la fila di gente che transitò in processione di fronte alla sua salma esposta nell’atrio della Piccola Casa. Una fama di santità che portò in breve all’apertura del processo di beatificazione, l’11 giugno 1947. Fu dichiarato venerabile il 6 aprile 1998 e il 10 dicembre 2010 fu approvato il miracolo ottenuto per sua intercessione. Venne proclamato Beato il 17 settembre 2011, la sua memoria liturgica viene celebrata il 18 settembre.

SOURCE : https://www.cottolengo.org/index.php/don-francesco-paleari/



Nella Piccola Casa vi è tutto quanto ci vuole per farsi santi”

Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese, nella arcidiocesi di Milano, il 22 ottobre 1863, penultimo di otto figli. La sua famiglia era sprovvista di mezzi economici e non poté inviare il giovane al Seminario diocesano. Egli però, poté realizzare la sua vocazione sacerdotale a Torino, nella Piccola Casa della Provvidenza.
Ordinato sacerdote il 18 settembre 1886, fu per tutta la vita un sacerdote esemplare. Dotato di vasta cultura, fu un apostolo infaticabile nell'espletare con saggezza e prudenza, compiti di grande responsabilità, come insegnante, confessore, direttore spirituale, predicatore e provicario generale dell’arcidiocesi torinese.
La sua vita non è fatta di episodi sensazionali, ma di eventi di incantevole semplicità e dolcezza. Piccolo di statura ed esile di costituzione, praticò in modo costante le virtù, che divennero per lui una seconda natura. Si può affermare che nella sua esistenza manifestò la mansuetudine e la dolcezza di San Francesco di Sales, la povertà e l'umiltà di San Francesco d'Assisi, lo spirito missionario di San Francesco Saverio, l'attenzione agli ultimi di San Vincenzo de' Paoli, il dinamismo pedagogico di San Giovanni Bosco. Ma soprattutto rifletteva il volto del Cottolengo, vivendone con entusiasmo e convinzione il carisma. 
Lo spirito di fede, che si manifestava nel vedere tutto alla luce di Dio, era sostenuto dalla preghiera, da un eccezionale fervore eucaristico e da una filiale pietà mariana. Dalla prolungata preghiera di adorazione e di contemplazione originava la sua eroica carità verso Dio e verso il prossimo. Erano le due fiamme sempre vive, che si sprigionavano dal suo cuore: l'una saliva verso Dio, l'altra si piegava verso il prossimo.
Passò gran parte della sua vita alla Piccola Casa, visitando amorevolmente gli ammalati che confortava con parole di consolazione. Inoltre, preparava i carcerati alla Santa Pasqua e aiutava sacerdoti e laici che accorrevano numerosi a lui per consiglio e guida. La sua misericordia nella confessione era sconfinata. Nella Piccola Casa correva voce che Don Francesco Paleari fosse un prete santo e che confessava da santo. Gli stessi penitenti dicevano che con lui si sentivano vicini a Dio. La sua gioia aveva un'apertura di paradiso. In qualsiasi momento e in qualsiasi ufficio impegnato, il Venerabile Servo di Dio avrebbe potuto rispondere che si stava preparando per andare in cielo. In tal modo l’esperienza della croce non lo colse impreparato, ma accettando la lunga malattia che si manifestò a partire dal 1936, seppe santificare anche il tempo della penosa inattività.
La certezza di poter unire le sue sofferenze a quelle di Cristo per il bene della Chiesa e la speranza di raggiungere il premio eterno al termine del suo pellegrinaggio terreno gli facevano esclamare “La Croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi”.
Il Signore lo chiamò a Sé il 7 maggio 1939. 


14-18 SETTEMBRE


“Peregrinatio” nell’ottantesimo della morte del primo sacerdote cottolenghino a essere beatificato. Martedì 17 Messa con l’Arcivescovo
di Cristina CONTI

Nell’80° anniversario della morte l’urna con le spoglie del Beato Francesco Paleari, primo sacerdote cottolenghino a essere beatificato (nel 2011), tornano per qualche giorno nella sua città natale, Pogliano Milanese. Sabato 14 settembre l’urna con le spoglie mortali del Beato compirà infatti una peregrinatio dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino fino a Pogliano. Rimarrà esposta alla venerazione dei fedeli presso la chiesa parrocchiale fino al 18 settembre, giorno nel quale viene celebrata la memoria liturgica.

«Don Francesco Paleari è nato a Pogliano nel 1863 – spiega don Andrea Cardani, responsabile della Comunità pastorale cittadina, intitolata proprio al Beato -. Di lui si ricordano in particolare la mitezza, l’umiltà, il sorriso. È stato molto ricercato per le predicazioni degli esercizi spirituali ai sacerdoti, ai laici e ai religiosi». Svolse il suo ministero principalmente a Torino, dove insegnò Filosofia nel Seminario della Piccola Casa e alla Consolata, presso i missionari del Beato Giuseppe Allamano. Fu poi direttore spirituale al Seminario diocesano di Torino. Il riconoscimento del miracolo alla base della sua beatificazione – la guarigione di un uomo affetto da meningite acuta – risale al 1946.
A Pogliano Milanese, nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, c’è ancora la sua casa natale, dove a volte tornava da Torino per festeggiare anniversari di sacerdozio, suoi o di altri preti che conosceva. «Era un uomo piccolo, sorridente e generoso – aggiunge don Cardani -. I più anziani lo ricordano come una persona che aveva sempre una parola buona per tutti e che donava caramelle ai bambini. La festa per l’arrivo della sua urna nasce dal desiderio di averlo ancora in mezzo a noi, di tenere viva la sua figura». Tra l’altro, nel corso della peregrinatio, si celebra la Giornata diocesana del Seminario (15 settembre), un’occasione importante per pregare il Beato Paleari per nuove vocazioni sacerdotali e per far conoscere alla diocesi le sue virtù.

In occasione della peregrinatio, inoltre, a Pogliano Milanese verrà istituito un nuovo riconoscimento, il Franceschino d’oro, che d’ora in avanti verrà assegnato annualmente. «Per questa onorificenza abbiamo preso spunto dall’Ambrogino d’oro di Milano – precisa don Cardani -. Vorremmo dedicarlo a chi si è distinto sul nostro territorio nel vivere il Vangelo della carità. Ci piacerebbe che fosse uno stimolo per incoraggiare anche oggi a perseguire le virtù in cui questo Beato si è contraddistinto».

PUBBLICATO MERCOLEDÌ 18 SETTEMBRE 2019