Bienheureuse Marie de
Jésus Lopez de Rivas
Carmélite (+ 1640)
Née en 1560 à Tartanedo
(Molina de Aragon), elle entra au Carmel de Tolède en 1577, recommandée
par Sainte
Thérèse d'Avila. Maîtresse des novices à 24 ans, prieure à 31 ans, écartée
par de fausses accusations d'une religieuse, rétablie 20 ans après, réélue
prieure du monastère de Tolède.
Béatifiée le 14 novembre 1976 à Rome par Paul VI.
À Tolède en Espagne, l'an 1640, la bienheureuse Marie de Jésus Lopez de Rivas,
vierge carmélite déchaussée, qui communia aux souffrances de la passion du
Seigneur dans son âme et dans son corps, toujours humble et supportant tout.
Martyrologe romain
SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/10403/Bienheureuse-Marie-de-J%C3%A9sus-Lopez-de-Rivas.html
Beata Maria di Gesù
Lopez de Rivas Vergine carmelitana
Festa: 13 settembre
Tartanedo, Guadalajara,
Spagna, 18 agosto 1560 - Toledo, Spagna, 13 settembre 1640
Nacque a Tartanedo, nella
provincia spagnola di Guadalajara, il 18 agosto 1560. Rimasta orfana di padre a
quattro anni, fu educata nell'ambiente familiare di Molina de Aragón e, ancora
adolescente, maturò il desiderio di consacrarsi nel Carmelo riformato da Teresa
di Gesù. Entrò nel monastero delle Carmelitane Scalze di Toledo nel 1577 e
professò l'8 settembre 1578. La stessa Teresa, che ebbe per lei una particolare
stima, la chiamò familiarmente il Letradillo, riconoscendone la capacità di
giudizio e la preparazione spirituale. Per oltre sessant'anni Maria di
Gesù rimase legata al monastero di Toledo, esercitando diversi incarichi, tra
cui sacrestana, infermiera, maestra delle novizie, sottopriora e priora. Nel
1600 fu deposta dall'ufficio di priora in seguito ad accuse che in seguito si
rivelarono infondate. Sopportò per circa vent'anni le conseguenze di quella
vicenda, fino alla pubblica riabilitazione e alla sua unanime rielezione come
priora nel 1624. La sua spiritualità fu profondamente cristocentrica, con una
particolare attenzione alla Passione, all'Eucaristia, all'umanità di Cristo e
alla vita liturgica. Morì a Toledo il 13 settembre 1640, a ottant'anni. Fu
beatificata da Paolo VI il 14 novembre 1976.
Etimologia: Maria,
forma latina di Miriam, deriva dall'ebraico Miryam; l'etimologia rimane
discussa e ha ricevuto nel corso dei secoli diverse interpretazioni.
Emblema: Abito delle
Carmelitane Scalze, libro e riferimenti alla Passione di Cristo.
Martirologio
Romano: A Toledo in Spagna, beata Maria di Gesù López de Rivas, vergine
dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, che aderì appieno nel corpo come nello
spirito alla Passione del Signore, sempre umile e paziente in tutto.
Maria López de Rivas nacque in una famiglia di condizione agiata appartenente alla società del territorio di Molina. Le fonti più antiche e gli studi moderni concordano sostanzialmente nel collocare la sua nascita a Tartanedo, anche se il primo biografo, Francisco de Acosta, la collega talvolta a Molina de Aragón. Era figlia unica di Antonio López de Rivas ed Elvira Martínez. La morte del padre, quando Maria aveva soltanto quattro anni, modificò profondamente la situazione familiare. La bambina fu affidata all'ambiente dei parenti paterni e ricevette la propria formazione cristiana a Molina de Aragón.
La sua adolescenza coincise con una fase decisiva della riforma cattolica spagnola. Teresa di Gesù stava allora dando forma alla riforma del Carmelo attraverso una rete di monasteri caratterizzati dalla clausura, dalla vita comunitaria, dalla povertà e soprattutto dalla preghiera contemplativa. La giovane Maria fu attratta da questo ideale e maturò progressivamente la decisione di rinunciare alle prospettive offerte dalla sua condizione familiare per entrare nel nuovo Carmelo teresiano.
Le fonti agiografiche raccontano anche una chiamata mistica ricevuta
nell'adolescenza, attraverso la quale Cristo l'avrebbe invitata a diventare sua
sposa nel Carmelo. Si tratta di un episodio appartenente alla tradizione
biografica antica e va quindi distinto dai dati documentari più sicuri della
sua vita.
L'ingresso nel Carmelo di Toledo
Il 12 agosto 1577 Maria entrò nel monastero di San José di Toledo, una delle fondazioni della riforma teresiana. Aveva diciassette anni. Il monastero era stato fondato da Teresa di Gesù nel 1569 e rappresentava uno dei centri della nuova esperienza carmelitana.
La tradizione carmelitana conserva una celebre raccomandazione con la quale Teresa avrebbe presentato Maria alle religiose, invitandole a considerarla in modo particolare e prevedendo per lei un futuro singolare. Il rapporto tra le due donne divenne effettivamente uno degli elementi più significativi della vicenda di Maria di Gesù.
La giovane religiosa prese l'abito nel 1577 e professò l'8 settembre 1578. La
sua salute era fragile e proprio le frequenti infermità costituirono una delle
difficoltà che dovette affrontare nel corso della vita. La risposta di Maria fu
quella di vivere la malattia non come motivo di esclusione dalla comunità, ma
come parte della propria vocazione.
Il rapporto con santa Teresa di Gesù
Il legame con Teresa costituisce il tratto più noto della biografia di Maria di Gesù. Teresa ne apprezzò particolarmente la capacità di giudizio e la maturità spirituale. Da questa stima nacque il soprannome Letradillo, termine affettuoso che può essere inteso come piccolo dottore o piccola persona istruita.
Secondo la biografia di Francisco de Acosta, Teresa affidò a Maria anche la lettura di alcuni suoi scritti. In particolare, la tradizione biografica riferisce che Maria ebbe un ruolo di revisione o di confronto riguardo al Camino de perfección e al Castillo interior o Las Moradas. La notizia è importante perché mostra la fiducia intellettuale e spirituale che Teresa riponeva nella giovane carmelitana.
Il rapporto non fu tuttavia soltanto letterario. Maria assimilò profondamente
l'insegnamento teresiano sulla preghiera come relazione personale di amicizia
con Cristo e sulla necessità di tradurre l'orazione in una disponibilità
concreta al servizio di Dio e della comunità. Paolo VI, nell'omelia della
beatificazione, avrebbe individuato proprio nella continuità tra la
spiritualità di Teresa e quella di Maria uno degli aspetti caratteristici della
nuova Beata.
Una vita di servizio nel monastero
Dopo la professione Maria svolse diversi compiti nella comunità. Fu sacrestana, infermiera, maestra delle novizie, sottopriora e priora. La funzione di maestra delle novizie ebbe particolare rilievo: la ricoprì in più occasioni e contribuì così alla formazione delle religiose della generazione successiva alla fondatrice Teresa. Nel 1585 si recò inoltre a Cuerva, dove collaborò per alcuni mesi alla nascita di una nuova comunità carmelitana, prima di tornare a Toledo.
Nel 1591 fu eletta per la prima volta priora del monastero di Toledo. La sua
capacità di governo si affiancava alla reputazione di donna di preghiera e di
consiglio. La clausura non impediva infatti che molte persone cercassero il suo
aiuto attraverso il parlatorio e la corrispondenza. Paolo VI ricordò questa
dimensione della sua vita, sottolineando come le sofferenze del mondo esterno
giungessero fino a lei attraverso le richieste di preghiera e le relazioni
epistolari.
Le accuse e i vent'anni di prova
Uno degli episodi più drammatici della sua esistenza ebbe inizio nel 1600. Durante una visita canonica Maria di Gesù fu accusata da una religiosa della comunità e, sulla base di quelle accuse, venne rimossa dall'ufficio di priora. Le fonti della causa presentano le accuse come infondate.
La vicenda non si concluse rapidamente. Maria dovette sopportare per circa vent'anni le conseguenze della deposizione, vivendo una situazione di umiliazione e di isolamento all'interno dello stesso ambiente nel quale aveva esercitato responsabilità. La particolarità della sua vicenda sta nel fatto che, secondo la documentazione e la tradizione raccolta nel processo, non reagì con vendetta nei confronti della sua accusatrice. Continuò invece a pregare per lei.
Dopo la morte dell'accusatrice, Maria fu pubblicamente riabilitata. Lo stesso superiore che aveva sostenuto la sua deposizione riconobbe l'ingiustizia subita e le chiese perdono davanti alla comunità. Il 25 giugno 1624 le religiose la elessero nuovamente priora all'unanimità. Per la salute ormai malferma, Maria non mantenne tuttavia a lungo responsabilità di governo e tornò soprattutto all'attività di formazione delle novizie e di consiglio.
Questa lunga prova rappresenta uno degli aspetti più significativi della sua
figura. Non si tratta soltanto di un episodio edificante della tradizione
carmelitana, ma di una vicenda documentata nella storia della comunità e
successivamente esaminata nel processo canonico.
La spiritualità della Passione
La spiritualità di Maria di Gesù fu profondamente segnata dalla contemplazione di Cristo. Paolo VI individuò nella partecipazione ai misteri della vita di Gesù, così come vengono ripresentati dalla liturgia, il tratto caratteristico della sua esperienza interiore. Durante l'Avvento meditava il mistero dell'Incarnazione; nel tempo di Natale nutriva una particolare devozione verso Gesù Bambino; durante la Quaresima e soprattutto nella Settimana Santa si concentrava sulla Passione.
Le fonti carmelitane riferiscono anche esperienze mistiche e fenomeni collegati alla Passione, compresi i racconti delle stigmate e di una corona di spine. Tali episodi appartengono alla tradizione mistica della sua biografia e furono raccolti nelle testimonianze dei contemporanei. Tra queste ha particolare importanza quella di Gerolamo Gracián, uno dei primi protagonisti della riforma teresiana, che dichiarò di conoscere personalmente Maria e riferì esperienze mistiche legate alla Passione.
È importante, tuttavia, distinguere questi fenomeni dalla sostanza della sua
spiritualità. Il nucleo più stabile della sua esperienza non fu costituito dai
fenomeni straordinari, ma dalla preghiera, dalla vita comunitaria,
dall'obbedienza, dal servizio e dalla contemplazione di Cristo.
Eucaristia e vita liturgica
Un posto centrale ebbe l'Eucaristia. Maria viveva la presenza del Sacramento come il centro concreto della vita claustrale. Alle consorelle ricordava il privilegio di vivere sotto lo stesso tetto del Sacramento e considerava la partecipazione alla liturgia non come un semplice atto rituale, ma come incontro reale con Cristo.
Questa dimensione liturgica distingue in parte il suo profilo da una rappresentazione puramente ascetica della mistica carmelitana. La contemplazione di Maria era legata al ritmo dell'anno liturgico e ai misteri celebrati dalla Chiesa. Paolo VI mise proprio in evidenza questo rapporto tra contemplazione personale e liturgia.
La sua spiritualità fu inoltre caratterizzata dalla devozione al Sacro Cuore di
Gesù, al Preziosissimo Sangue e alla Vergine Maria. L'elemento dominante rimase
comunque una intensa centralità cristologica: conoscere Cristo, conformarsi a
lui e vivere interiormente i misteri della sua vita.
Una mistica attenta alle sofferenze degli altri
La clausura non trasformò Maria in una persona estranea alle vicende del mondo. Attraverso il parlatorio e la corrispondenza, le giungevano richieste di aiuto, consigli e preghiere. La sua spiritualità contemplativa aveva quindi una dimensione intercessoria molto concreta.
Paolo VI ricordò nella beatificazione alcune sue preoccupazioni per le calamità del tempo, tra cui la siccità, le guerre e le difficoltà attraversate dalla Chiesa. Le sue parole testimoniano una religiosa che, pur vivendo all'interno di un monastero, si sentiva coinvolta nelle sofferenze della società e della Chiesa del suo tempo.
Questo aspetto aiuta a comprendere meglio il significato della sua vita. La
contemplazione non comportò per lei il distacco dalle persone, ma divenne un
modo di portare davanti a Dio le necessità che raggiungevano la comunità.
Le relazioni e gli scritti
Maria di Gesù non lasciò una grande opera teologica sistematica. La sua produzione scritta è costituita soprattutto da lettere e testimonianze. Sono state conservate 48 epistole, oltre alle dichiarazioni rese nei processi di beatificazione di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce.
Le lettere costituiscono una testimonianza preziosa della sua personalità e dei rapporti che intratteneva con persone appartenenti a diversi ambienti. Attraverso di esse emerge una religiosa capace di unire profondità spirituale, attenzione alle persone e concretezza.
La sua posizione nella prima generazione del Carmelo teresiano la rese inoltre
testimone privilegiata della memoria di Teresa e di Giovanni della Croce. Le
dichiarazioni rese nei rispettivi processi di beatificazione contribuirono alla
conservazione della memoria della riforma carmelitana e dei suoi protagonisti.
Gli ultimi anni
Dopo la rielezione del 1624, Maria continuò a essere una presenza autorevole nella comunità, anche se le condizioni di salute limitarono progressivamente le sue possibilità di esercitare incarichi di governo. Rimase impegnata nella formazione delle novizie e nel consiglio alle religiose.
Gli ultimi anni furono caratterizzati da numerose infermità. Nonostante la debolezza fisica, continuò a partecipare, per quanto possibile, alla vita liturgica della comunità. La testimonianza raccolta nella documentazione della beatificazione ricorda la sua presenza presso la grata del coro durante le celebrazioni, anche in età avanzata.
Dopo sessantatré anni di vita religiosa, Maria morì nel monastero di Toledo il
13 settembre 1640, all'età di ottant'anni. La sua morte fu seguita da una
rapida raccolta di testimonianze sulla sua vita e sulle sue virtù, segno della
fama di santità che già allora la circondava.
La memoria dopo la morte
La fama di santità non si interruppe con la morte. Nei mesi successivi furono raccolte testimonianze giurate delle religiose del monastero. Il primo importante biografo fu l'agostiniano Francisco de Acosta, autore della Vida prodigiosa y heroicas virtudes de la Venerable madre María de Jesús, pubblicata nel XVII secolo. L'opera costituisce una fonte fondamentale, pur dovendo essere letta secondo i criteri della letteratura agiografica dell'epoca.
Il processo canonico vero e proprio fu avviato soltanto molti secoli dopo. L'istruzione della causa ebbe un primo sviluppo nel XX secolo e la causa di beatificazione fu introdotta formalmente il 10 dicembre 1926. Il 22 giugno 1972 Paolo VI riconobbe l'eroicità delle virtù di Maria di Gesù, attribuendole il titolo di venerabile.
Il lungo procedimento si concluse con la beatificazione celebrata da Paolo VI
il 14 novembre 1976 nella Basilica di San Pietro. Il Papa presentò Maria di
Gesù come una figura fino ad allora relativamente poco conosciuta anche
all'interno del Carmelo, ma capace di testimoniare in modo originale e
autentico l'eredità spirituale di Teresa di Gesù.
Il significato della sua figura
Maria di Gesù López de Rivas occupa un posto particolare nella storia del Carmelo teresiano. Non fu fondatrice di un grande istituto né autrice di opere sistematiche, ma rappresentò una delle figure attraverso cui la spiritualità di Teresa passò dalla generazione della fondatrice a quella successiva.
La sua importanza deriva dalla combinazione di diversi elementi: la formazione ricevuta nell'ambiente immediatamente legato a Teresa di Gesù, la responsabilità esercitata nel monastero di Toledo, l'attività di maestra delle novizie, la produzione epistolare, l'esperienza contemplativa e soprattutto la capacità di vivere una lunga e dolorosa ingiustizia senza trasformarla in risentimento.
La sua vicenda mostra inoltre un aspetto meno conosciuto della storia della
clausura femminile dell'età moderna. I monasteri non erano soltanto luoghi di
preghiera separati dal mondo, ma potevano diventare centri di formazione
spirituale, corrispondenza, consiglio e conservazione della memoria religiosa.
La vita di Maria di Gesù ne costituisce un esempio particolarmente
significativo.
Culto
La memoria liturgica della Beata Maria di Gesù López de Rivas è fissata al 13 settembre nel calendario universale che ne riporta la celebrazione. Il Martirologio Romano la ricorda a Toledo come vergine dell'Ordine delle Carmelitane Scalze, sottolineandone l'unione con la Passione di Cristo e la sua umiltà e pazienza.
In ambito locale la sua memoria è particolarmente legata a Toledo e alla zona di Guadalajara, dove nacque. Nel calendario dell'arcidiocesi di Toledo la sua celebrazione è tradizionalmente collegata anche a Cuerva, luogo della fondazione carmelitana alla quale collaborò.
Il corpo della Beata è conservato nel monastero delle Carmelitane Scalze di
Toledo. Nel corso dei secoli furono effettuate diverse ricognizioni dei resti,
che contribuirono alla documentazione della sua memoria cultuale.
Curiosità
- Una delle particolarità più note della sua biografia è il soprannome Letradillo, attribuitole da Teresa di Gesù. Il termine, usato in tono affettuoso, alludeva alla sua preparazione e alla sua capacità di comprendere questioni spirituali. La tradizione carmelitana lo ha conservato come uno dei segni più caratteristici del rapporto tra le due religiose.
- Maria di Gesù fu anche una delle testimoni della memoria di Teresa e di Giovanni della Croce. Le sue dichiarazioni furono utilizzate nei rispettivi processi di beatificazione e costituiscono una parte documentaria della sua stessa eredità.
- La sua figura è inoltre legata alla fondazione del monastero carmelitano di Cuerva, dove rimase per circa cinque mesi nel 1585 prima di tornare a Toledo.
- Un ulteriore elemento singolare è la durata della sua vita religiosa: dal suo
ingresso nel Carmelo nel 1577 alla morte nel 1640 trascorsero sessantatré anni.
Per quasi tutta la sua esistenza rimase quindi legata allo stesso ambiente
monastico di Toledo.
Autore: Giampietro
Cattini
La Riforma Teresiana del Carmelo, dalla Spagna, si diffuse in Europa e poi in tutto il mondo grazie anche a numerose personalità, alcune ingiustamente poco conosciute. Tra queste vi è la Beata Maria di Gesù che Teresa definì il suo “Letradillo”, cioè il piccolo dottore teologo. Durante gli ottanta anni della sua lunga vita, la Spagna conobbe potenza e splendore, ma anche la successiva decadenza. Maria, dal monastero di Toledo da cui quasi mai si allontanò, visse i vari avvenimenti alla luce della fede, che guarda ben al di là della realtà terrena. Ci parlano di lei alcune relazioni autobiografiche, qualche suo scritto e la testimonianza dei contemporanei e dei santi con cui strinse rapporti, prima fra tutti Santa Teresa.
Maria Lopez de Rivas nacque da nobile famiglia a Tartanedo (Guadalajara) il 18 agosto 1560. Il padre morì quando aveva solo quattro anni ed essendo l’unica figlia ereditò un patrimonio considerevole. La madre, vedova a soli diciannove anni, si risposò e la piccola rimase presso i nonni e gli zii paterni a Molina de Argon, dove fu educata cristianamente. Di “rara bellezza”, tra i quattordici e i diciassette anni sostenne la lotta con se stessa e con i familiari per il desiderio che sentiva di consacrarsi al Signore nell’ordine carmelitano da poco riformato. Lasciando agi e ricchezze, vi fu introdotta dal gesuita Padre Castro il 12 agosto del 1577. Entrò nel monastero di Toledo, accolta dalla stessa Teresa che nove anni prima lo aveva fondato. La Madre preannunciò alla comunità la futura santità della postulante e alle prime remore per la sua accettazione dovute alla salute precaria rispose: “La facciano professare, anche se dovesse restare a letto tutti i giorni della sua vita. Questa è la volontà di Dio”. Teresa proponeva una totale donazione di sé al Signore e ciò corrispondeva al desiderio di Maria, nonostante la sua timidezza si manifestasse, a volte, in modo “sanguigno e collerico”.
Professò l’8 settembre 1578. I primi anni furono dedicati prevalentemente all’orazione, iniziandosi a manifestare in lei doni mistici come le stigmate alle mani, ai piedi, al costato e al capo.
A ventiquattro anni fu nominata maestra delle novizie, ricoprì poi questo incarico ben otto volte, alternato al compito di sacrestana, infermiera e sottopriora. Si assentò da Toledo per cinque mesi nel 1585, per la fondazione e l’avvio di un nuovo monastero a Cuerva. Per la prima volta a trentuno anni fu nominata priora. Nel 1600, quando mancava un anno alla scadenza del secondo triennio di priorato, durante una visita canonica, il superiore diede superficialmente credito alle accuse infondate di una monaca deponendo la Beata dalla carica. Suor Maria accettò la prova senza risentimento, conservando inalterato il buonumore. Per un ventennio sopportò umilmente le calunnie, alcune malattie e afflizioni spirituali con cui il Signore provò la sua santità: era la notte interiore dello spirito. Un anno dopo la morte dell’accusatrice, per la quale Maria pregò intensamente per ottenerle un sereno trapasso, veniva pubblicamente riabilitata dallo stesso superiore che davanti alla comunità le chiese perdono. All’unanimità fu rieletta priora il 25 giugno 1624. Successivamente, a causa della malferma salute, ottenne di essere solo consigliera e maestra delle novizie, carica che ricoprì fino alla morte.
Il giorno dell’Epifania del 1629 il Signore le disse: “Maria, tu mi chiedi di essere liberata dalla prigionia del corpo, sappi che non è ancora tempo, perché se finora hai vissuto per te, adesso devi vivere per altri; per il tuo riposo un’eternità ti attende”. E lei davvero donò tutta se stessa per il bene della comunità e del prossimo. In quegli anni si costruiva la nuova chiesa del convento e lei si adoperò per la buona riuscita dell’opera, avvalendosi anche di buone amicizie per raccogliere i fondi necessari. Nonostante fosse molto anziana e con diversi malanni, causati in parte dalle penitenze, condivise sempre la vita comunitaria di preghiera, nell’ammirazione dei fedeli che affollando la chiesa riuscivano a scorgerla dalla grata.
Il 13 settembre 1640, ormai allo stremo delle forze, chiese alla superiora il permesso di morire. Dopo aver ricevuto Gesù Eucaristia spirò. Erano le dieci del mattino. Aveva ottant’anni, di cui sessantatre consacrati al Signore. Una vasta fama di santità la circondava, suor Maria aveva risposto pienamente a quanto, un giorno, si sentì dire dal Signore: “Figlia il tuo amore è così veemente, che nessuno lo merita al di fuori di me”.
Il miglior elogio ce lo dà la Santa Madre Teresa che la ebbe collaboratrice anche nella stesura dei suoi scritti. Maria, invece, fu sentita come importante testimone ai processi di canonizzazione di Teresa, che avvenne nel 1622 con sua somma gioia.
La nostra Beata conobbe S. Giovanni della Croce (il primo incontro fu il 17 agosto 1578) e quando il santo scappò dalla prigionia e si rifugiò nel monastero di Toledo, Maria fu tra le sue più attente ascoltatrici. In merito scrisse due relazioni fortunatamente ancora oggi conservate. La confidenza tra i due durò molti anni e il mistico dottore la tenne sempre in grande considerazione.
Il primo Provinciale del Carmelo riformato, Padre Gerolamo Gracian della Madre di Dio, riferì d’aver constatato in Maria le stigmate della Passione del Signore, misticamente impresse sul suo corpo: «avendo (ella) chiesto a nostro Signore di concederle qualcosa che le facesse sentire fisicamente la sua Passione, ebbe dal Redentore, che le apparve, una corona di spine sul capo, da cui le risultò un dolore così forte che mai le si levava». Strinse relazioni con la Beata Anna di S. Bartolomeo e col Venerabile Domenico di Gesù e incontrò pure il Re di Spagna Filippo III che le chiese preghiere. Come tutte le grandi mistiche i suoi piedi erano però saldi a terra. Ben comprendeva le necessità del prossimo sofferente e tante furono le persone che cercandola per conforto, ne trassero grandi benefici, con colloqui alla grata o attraverso relazioni epistolari.
Le sue grandi devozioni furono per il Bambin Gesù che definiva «dottore dell’infermità d’amore», per il Sacro Cuore, per Maria, per l’Eucaristia. Alle consorelle ripeteva: «Figlie, sanno che siamo di casa con il SS. Sacramento, che viviamo insieme a Sua Maestà, sotto il medesimo tetto? Se i religiosi fossero consapevoli di tale privilegio, nessuno riterrebbe acquistarlo a troppo caro prezzo, fosse pure di lacrime e di sangue». Amava ripetere: «Solo colui che è tanto fortunato da rendere Cristo padrone del proprio essere sa conoscere Dio Divino ed Umano; costui cammina per sicuro sentiero».
Beatificata il 14 novembre 1976 da Papa Paolo VI, la sua festa ricorre il 13
settembre.
PREGHIERA
O Dio, che alla Beata Maria di Gesù, carmelitana,
hai concesso il dono di una profonda contemplazione
dei misteri del Cristo, tuo Figlio,
sino a riflettere in sé l’immagine del suo amore,
per sua intercessione concedici una fede che in tutto cerchi di vedere Gesù
e un amore che ne renda viva nel mondo la presenza di gioia
ed in particolare la grazia che ora di cuore ti chiediamo.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Autore: Daniele Bolognini
SOURCE : https://www.santiebeati.it/dettaglio/92634
BEATA MARIA DE JESUS LOPEZ RIVAS
Su vida
Nació en Tartanedo
(Guadalajara) el 18.8.1560. Huérfana de padre, fue educada cristianamente por
sus abuelos paternos en Molina de Aragón.
El jesuita A. de Castro
la encaminó hacia el Carmelo. Ingresó en el convento de Toledo a los 17 años.
Vistió el hábito en 1577
y profesó el 8.15.1578.
María de Jesús fue una de
las hijas predilectas de Santa Teresa de Jesús.
La Santa Madre, iluminada
por una gracia especial, descubrió en ella los dones de santidad con que el
Señor la había enriquecido y le comunicó su propio espíritu, creándose entre
las dos una maravillosa sintonía espiritual que se prolongó incluso después de
la muerte de la Santa.
Al presentarla a las
carmelitas de Toledo, les decía la santa Madre Teresa: "Cincuenta mil
ducados diera YO de muy buena gana por el/a. Mírenme/ano como a las demás,
porque espero en Dios, que ha de ser un prodigio".
Apesar de su delicada
salud, fue enfermera y sacristana, mestra de novicias y priora.
Santa Teresa la llamaba
con cariño "Su letradillo".
Practicó las virtudes evangélicas
con auténtico heroísmo, reconocido así por la autoridad de la Iglesia. El amor
fue su destino y la beata, contra todos los pesares y egoísmos sembrados en el
alma por el enemigo malo, alcanzó en la vicia las altas metas de la caridad.
A la vez, supo de las
inefables ternuras de Dios con las almas que le presentan los "vasos
vacíos" en ese ejercicio maravilloso del "tratar de amistad
estando muchas veces tratando a solas con quien sabemos nos ama", que es
la oración según Santa Teresa.
María de Jesús nos grita
precisamente esta vivencia de Jesús en su humanidad y acentúa su mensaje en la
realidad y símbolo del Sagrado Corazón, anticipándose en esto a Santa Margarita
de Alacoque.
Fue acusada y calumniada
y depuesta de su cargo de priora, penas que llevó con gran caridad y amor.
Rica en méritos y rodeada
de gran fama de santidad, murió en Toledo el 13.9.1640.
Fue beatificada por el
papa Pablo VI el 14.11.1976.
Su fiesta se celebra el
12 de septiembre.
Su espiritualidad
María de Jesús se dejó
empapar totalmente de las enseñanzas de la madre Santa Teresa, y como ella,
orientó su experiencia espiritual hacia una maduración progresiva en la fe
vivida como adhesión total a Cristo y a su Iglesia: en la esperanza alimentada
por una tensión inalterable hacia Dios y hacia el cielo.
En la caridad acogida y
donada con un impulso libre de cansancios.
Sin embargo, no dejó de
modelar las grandes líneas de la espiritualidad teresiana conforme a un plan
personal del cual brotará su peculiar fisonomía espiritual.
Sus rasgos
característicos pueden resumirse en la marcada y explícita participación
afectiva en los misterios de Cristo propuestos por la sagrada liturgia en los
distintos ciclos del año.
Este aliento eclesial se
extendía además con marcada solicitud por la oración y la penitencia al
desarrollo y aumento espiritual del pueblo de Dios.
Afirmaba que en virtud de
su desposorio y su unión transformante con Cristo. todas sus cosas eran de
Cristo y todas las cosas y los intereses de Cristo eran suyos, de los cuales se
sentía responsable.
Pero además su ejemplo
nos convence de una verdad fundamental: que los valores cristianos más
significativos se juegan en la interioridad del ser humano y que la actividad
externa cuenta sólo en la medida en que se encuentra llena de amor teologal.
Su mensaje
que seamos siempre
generosos con el Señor.
que nos entreguemos con
amor a nuestros hermanos.
que aspiremos a un
conocimiento profundo de Cristo.
que la sencillez y
humildad nos ayuden en nuestro camino.
Su oración
Oh Dios, que concediste a
la Beata María de Jesús el don de la contemplación de los misterios de tu Hijo,
hasta reflejar en sí misma la imagen de su amor; concédenos, por su
intercesión, una fe que busque en todo a Jesús, y un amor que lo haga presepte
entre nosotros. Amén.
From Los Santos
Carmelitas by P. Rafael María López-Melús
SOURCE : https://archive.wikiwix.com/cache/?url=http%3A%2F%2Fcarmelnet.org%2Fchas%2Fsantos%2Fmaria4.htm