Bienheureux Francesco
Paleari
Prêtre italien de
l’Institut Cottolengo (+1939)
Le 17 septembre 2011, à Turin, Mgr Francesco Paleari, de la Société des prêtres de saint Joseph Cottolengo a été proclamé bienheureux.
Né à Pogliano Milanese en 1863, dans une humble famille paysanne, il entra très jeune au séminaire et, juste après son ordination, se consacra aux pauvres et aux malades dans la Petite Maison de la Divine Providence, mais aussi à l'enseignement, se distinguant par son caractère affable et sa patience. Rendons grâce à Dieu pour ce témoin lumineux de son amour !
(Benoît XVI - Angelus du 18 septembre 2011)
Mort à Turin le 7 mai 1939, il est le premier prêtre de Cottolengo déclaré bienheureux après Saint Joseph Benoît Cottolengo le fondateur de l'institut.
Voir aussi:
- Proclamato Beato don Francesco Paleari, il "piccolo prete del Cottolengo".
- Bibliographie
sur le site de l'institut Cottolengo - en italien.
"Seigneur,
apprends-moi la sagesse"
SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/12584/Bienheureux-Francesco-Paleari.html
Le pape rappelle Mgr
Paleari, témoin lumineux de l’amour du Christ
Le premier prêtre
disciple de saint Joseph Cottolengo à être béatifié
SEPTEMBRE 19, 2011
ROME, Lundi 19 septembre
2011 (ZENIT.org)
– « Il se dédia aux pauvres et aux malades dans la Petite Maison de la
Divine Providence, mais aussi à l’enseignement, se distinguant par son
caractère affable et sa patience. Rendons grâce à Dieu pour ce témoin lumineux
de son amour ! ».
C’est ainsi que Benoît
XVI a voulu rappeler, ce dimanche au terme de l’Angélus, la figure de Mgr
Francesco Paleari (1863-1939), membre de la Société des prêtres de saint Joseph
Cottolengo, qui a été proclamé bienheureux ce samedi à Turin.
En présidant la cérémonie
de béatification, le cardinal Angelo Amato, préfet de la Congrégation pour les
causes des saints, a rappelé « qu’il se fit faible parmi les faibles, pour
gagner les pauvres il se fit tout à tous, pour sauver les hommes à tout
prix ». « Il fut extraordinaire dans l’ordinaire ».
« Il passa une
grande partie de sa vie à la « Petite Maison » – rapporte le prélat, cité
par L’Osservatore Romano – visitant les malades et approchant les plus
rebutants, qu’il réconfortait par des paroles de consolation. Il préparait aussi
les prisonniers à la fête de Pâques et conseillait les prêtres et les laïcs qui
accouraient à lui ».
En s’adressant aux
membres de la « Petite Maison » de la Divine Providence, le préfet a
ajouté : « Vous êtes la caresse maternelle de Jésus sur les pauvres
de ce monde auxquels vous offrez soutien, soin et dignité. Déjà sur cette
terre, ils constituent vos trésors ».
« Continuez à
reconnaître en eux le visage du Christ – a-t-il ensuite affirmé aux prêtres,
aux religieuses et aux collaborateurs laïcs de Cottolengo – et à transfigurer
leur calvaire terrestre de malades, de personnes abandonnées, marginalisées, en
un Tabor de splendeur humaine et divine où est reconnue et honorée leur dignité
de fils de Dieu ».
« Que leur faiblesse
fasse grandir votre force, votre courage et votre foi dans la providence
divine. Par votre assistance, donnez aux malades et aux personnes handicapées
un cœur nouveau, empli de joie de vivre ».
« Vous n’êtes pas
seulement des ouvriers de l’Evangile – a-t-il conclu – mais aussi des
bienfaiteurs de cette portion d’humanité qui semble ne pas trouver sa place
dans notre société plus attentive à la forme extérieure du corps qu’à la beauté
intérieure de l’âme ».
SOURCE : https://fr.zenit.org/articles/le-pape-rappelle-mgr-paleari-temoin-lumineux-de-l-amour-du-christ/
Memorial
Profile
Priest.
Member of the Society of the Priests of Saint Joseph Benedict Cottolengo. Noted
preacher
and deeply involved in the work of the Little House of Divine Providence which
provides a broad range of medical and social services to the poor.
Born
22
October 1863
in Pogliano
Milanese, Milan,
Italy
7 May 1939
in Turin,
Italy
of natural causes
6 April
1998
by Pope
John
Paul II (decree of heroic
virtues)
17
September 2011
by Pope
Benedict
XVI
Additional
Information
other
sites in english
images
fonti
in italiano
Dicastero delle Cause dei Santi
MLA
Citation
‘Blessed Francesco
Paleari‘. CatholicSaints.Info. 7 May 2024. Web. 13 October 2026.
<http://catholicsaints.info/blessed-francesco-paleari/>
SOURCE : http://catholicsaints.info/blessed-francesco-paleari/
Beato Francesco Paleari Sacerdote
cottolenghino
Pogliano Milanese,
Milano, 22 ottobre 1863 – Torino, 7 maggio 1939
Educato in una famiglia
autenticamente cristiana crebbe con un carattere sereno, gioioso e ben disposto
verso tutti. L’8 gennaio 1877 entrò nel Seminario della Piccola Casa della
Divina Provvidenza a Torino, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Questo
Seminario, posto sotto la protezione di San Tommaso d’Aquino e perciò detto
“Famiglia dei Tommasini”, accoglieva aspiranti al sacerdozio privi di mezzi
economici. Si iscrisse al Terz’Ordine Francescano fin dai primi anni del suo
chiericato. Compiuti gli studi teologici con ottimi risultati, il 18 settembre
1886 fu ordinato sacerdote, a 23 anni, dal Card. Gaetano Alimonda, Arcivescovo
di Torino. Don Francesco, fin da giovane, fu incaricato di insegnare latino e
filosofia nel Seminario dei Tommasini, e poi anche ai Missionari della
Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamanodi cui fu consigliere e
collaboratore. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del
seminario diocesano e predicatore di esercizi spirituali. In tutto si mostrava
animato dallo stesso spirito di carità del Santo Fondatore, che amava
soccorrere ogni forma di povertà, materiale e spirituale, fidando in maniera
sconfinata nella Divina Provvidenza. Nel 1922 fu nominato Canonico della
Collegiata della SS. Trinità di Torino. Fu anche Provicario generale e Vicario
per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi torinese. Gli ultimi tre anni della sua
vita furono segnati dalla malattia che però non gli impedì di esercitare la sua
missione di confessore. Proclamato Beato il 17 settembre 2011, la sua memoria
liturgica è celebrata il 18 settembre.
“Signore, insegnami ad
essere furbo” è la sua preghiera preferita, che recita ed insegna ai suoi
penitenti, come ricorderà il futuro cardinal Ballestrero, che andava spesso a
confessarsi da lui. Ed “essere furbo”, per lui, significa pensare che tutto
passa, solo il paradiso è eterno ed allora tutto deve essere fatto in vista di
quello che ci attende, senza calcoli e senza perdersi di coraggio quaggiù.
Nasce nel 1863 a Pogliano Milanese, in una casa dove si fatica a mettere
insieme il pranzo con la cena, ma in cui i genitori tutte le domeniche vanno a
fare la comunione (a quei tempi!) e non tornano mai a casa senza portarsi
dietro un povero invitato a pranzo. Perché sono convinti, e lo insegnano ai
figli, che non si può ricevere Gesù senza spalancare la porta ai poveri. Non
stupisce proprio, allora, se tra i loro cinque figli, sopravvissuti agli otto
che hanno avuto, uno scelga di lavorare tra “i poveri più poveri” del
Cottolengo. Arriva a Torino giovanissimo, su consiglio del suo parroco, dopo
aver faticato a staccarsi dai suoi; vinto dalla nostalgia e tormentato dal
dubbio di aver fatto la scelta giusta, una notte tenta anche di scavalcare il
muretto di cinta del seminario per tornare a casa. Sul momento prevale il buon
senso, in seguito la grazia di Dio fa il resto, e così a 23 anni è ordinato
prete con tanto di dispensa papale per la giovane età, perché davvero nessuno
ha dubbi sulla sua vocazione. Il pretino (che oltre ad essere giovane è anche piccolo
di statura), trova subito la sua collocazione all’interno del Cottolengo: per
53 anni sarà maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale, in
un’attività vorticosa e semplice allo stesso tempo, facendosi tutto a tutti e
condendo ogni cosa con il suo inconfondibile sorriso. Perché, se del Cottolengo
si diceva che era il “Canonico buono”, di don Franceschino dicono semplicemente
che è “il prete che sorride”. Il suo è un sorriso che conquista: i bambini,
prima di tutto, che vanno volentieri a confessarsi da quel piccolo prete, poco
più alto di loro, ma anche, indistintamente, vescovi e preti, nobildonne e
popolani, suore e seminaristi, che quando hanno bisogno di un conforto, un
consiglio o una spinta vanno a cercare quel prete che fa sorridere il cuore.
Dato che poi i santi hanno buon fiuto e si riconoscono a distanza, riesce a
farsi conquistare anche dal canonico Allamano, che prima gli chiede di andare a
confessare regolarmente i giovani preti del convitto, poi i futuri Missionari
della Consolata, infine inizia con lui una fraterna emulazione alla virtù, con
la familiarità e la sincera amicizia che soltanto i veri santi sanno avere.
Anche la diocesi torinese si accorge di che perla di prete sia e così fioccano
gli incarichi. Il vescovo di Torino lo vuole confessore dei seminaristi,
dicendo loro che quel pretino “è un altro San Luigi”; gli chiede in
continuazione di predicare corsi di esercizi spirituali; lo segnala come
confessore a svariati istituti di suore; lo vuole provicario della diocesi,
consultore per lo spostamento dei preti e insegnante in seminario, anche se
qualcuno, forse più per invidia che per convinzione, storce il naso, dicendo
che, in quanto ad intelligenza e capacità, a Torino si potrebbe trovare di
meglio. Come don Franceschino riesca a reggere una tale mole di impegni è
tuttora un mistero: lui non obbietta, non si lamenta, quasi si scusa di non
poter fare di più, anche perché gli impegni diocesani si assommano a quelli che
regolarmente continua a svolgere alla Piccola Casa. “E’ mio Padre”, risponde
con disarmante semplicità a chi gli fa notare che anche nel fisico ha una certa
somiglianza con il Cottolengo. Da quel Padre ha ereditato soprattutto la fede,
“ma di quella”, che gli fa compiere piccoli prodigi, come leggere nei cuori,
vedere a distanza e operare guarigioni con semplici impacchi di acqua fresca,
che lasciano chiaramente intendere che il rimedio non sta nelle medicine ma
soltanto nella fede. Se lui non dice mai basta, è il suo cuore a ribellarsi e
ad andare a brandelli per il suo continuo a donarsi. È costretto alla completa
inattività ed a passare dal letto alla sedia, fino al 7 maggio 1939, quando si
spegne. Poveri e ricchi, preti e vescovi sfilano davanti alla sua bara. Il 17
settembre 2011 è stato beatificato a Torino, primo prete del “Cottolengo”, dopo
il fondatore, ad essere elevato alla gloria degli altari. La memoria
liturgica del Beato Francesco Paleari è celebrata il 18 settembre.
Autore: Gianpiero Pettiti
Il grande scrittore russo
Fëdor Dostojevskij disse: “Se volete conoscere a fondo un uomo, giudicatelo non
dalle parole, dalle lacrime o dai suoi silenzi. Neppure le sue idee ve lo
faranno conoscere appieno. Guardatelo bene quando sorride. Quest’uomo è buono
se il suo sorriso è buono….”.
E il sorriso
inconfondibile, dolce, accattivante, di don Paleari fu il segno distintivo
della sua bontà, che lo fece amare da tutti.
Francesco Paleari nacque
a Pogliano Milanese (MI) il 22 ottobre 1863, i suoi genitori Angelo Paleari e
Serafina Oldani erano poveri contadini, ma nella loro famiglia non mancava la
serenità e tanta fiducia in Dio e si lavorava sodo per crescere i cinque figli
rimasti degli otto nati; la mortalità infantile dell’epoca mieteva vittime in quasi
tutte le famiglie.
Crebbe sereno, gioioso e
ben disposto verso tutti i compagni in ogni occasione, tanto che a detta di
qualcuno di loro, era impossibile litigare con lui; Franceschino non crebbe
molto di statura e resterà sempre piuttosto piccolo ed esile nel fisico.
Il parroco di Pogliano
scorse in lui tutti i segni di una buona vocazione sacerdotale e per superare
le difficoltà economiche della famiglia, che erano un ostacolo alla sua entrata
in Seminario, scrisse a Torino alla ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’,
fondata da s. Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842), dove il santo
fondatore oltre ad accogliere fra le sue mura persone affette da ogni miseria
umana, intese di dare aiuto anche nelle necessità spirituali, spesso
altrettanto gravi.
Pertanto aveva istituito
anche un piccolo Seminario, dove le rette erano puramente simboliche, per poter
studiare e diventare sacerdote dello stesso Istituto, oppure in completa
libertà passare fra il clero diocesano.
Il primo successore del
Cottolengo, padre Anglesio rispose favorevolmente per l’ammissione di
Franceschino Paleari fra gli aspiranti detti “Tommasini”.
Superate le normali
difficoltà derivanti dalla nostalgia dei familiari e della sua casa,
dall’incertezza di aver scelto la strada giusta, Francesco Paleari si ambientò
ottimamente e vivendo con mitezza, scrupolo, zelo nello studio, impegno
formativo del suo carattere e della sua vocazione, compì tutti gli studi
necessari, venendo ordinato sacerdote il 18 settembre 1886 a 23 anni.
Durante il lungo corso di
studi era stato continuamente in contatto con la triste realtà degli ospiti
della ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’, poi chiamata “il Cottolengo di
Torino”, solo chi era disposto a soffrire per gli altri con quasi nessuna soddisfazione
personale, poteva restare a lavorare nella grande Istituzione e il giovane
Francesco Paleari era uno di questi e decise di rimanere.
Dopo 53 anni, alla sua
morte fu detto di lui: “Don Paleari fu solo e sempre Sacerdote!”. La
celebrazione della sua Messa era una mezz’ora di Paradiso per lui e per i
presenti, tale era l’intensità spirituale, di fervore e di fede del ‘Piccolo
Prete del Cottolengo’.
Il giovane sacerdote fu
incaricato d’insegnare il latino fra gli allievi cottolenghini e l’insegnamento
per molti anni lo vedrà sempre Maestro diligente, preparato, paziente e
persuasivo con il suo sorriso, non solo al Cottolengo, ma anche fra i
Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano (1851-1926).
Cambiò materia e testi
d’insegnamento, cambiarono per età e intelligenza i suoi allievi, ma lui restò
fino alla maturità il Maestro di filosofia di tante figure celebri per la loro
riuscita, ma anche di tanti timidi allievi che si fermarono prima.
Poi dalla Diocesi di
Torino arrivarono sempre più spesso le richieste per incarichi al Piccolo Prete
del Cottolengo. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del
Seminario diocesano, predicatore di Esercizi al Clero, a Religiose e ad ogni
ceto di persone; Provicario dell’Arcidiocesi torinese, canonico del “Corpus
Domini” dal 1922.
Quanti l’avvicinavano,
non finivano di stupirsi della mole incredibile di lavoro, che con una calma
veramente inalterabile riusciva a smaltire. Accettava incarichi, lavori
ingrati, impegni straordinari, a volte pesi eccessivi per le sue spalle e tutto
con la semplicità di un “servizio dovuto”, quasi scusandosi di non fare di più.
Nel 1936 ebbe frequenti
crisi cardiache, che lo costrinsero ad una inattività assoluta, inchiodato alla
sua Croce dalla malattia, fu un martirio del cuore e la lenta agonia della sua
lucida e viva mente.
Con le lacrime agli occhi
diceva a chi lo avvicinava: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una
palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene
buttata a terra, tanto più rimbalza in alto!”.
I superiori tentarono di
farlo migliorare facendolo soggiornare a Celle Ligure nella colonia marina, ma
inutilmente, quando fu riportato a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza,
la sua stanzetta d’ammalato diventò quasi una cappella, con la semplicità di un
fanciullo continuava ad ubbidire a tutti.
Dopo un’agonia di alcuni
giorni morì il 7 maggio 1939, dopo tre anni di sofferenza e di lento spegnersi
della sua grande vitalità; i funerali , come d’uso nella Piccola Casa dove ogni
giorno la morte faceva il suo lavoro, dovevano essere estremamente semplici,
perché lì non si facevano distinzioni dal Superiore Generale all’ultimo dei
ricoverati e così doveva essere per il piccolo Prete anche se monsignore,
canonico e con altri meritati titoli.
Ma la voce si diffuse per
Torino e man mano affluirono tanti suoi allievi, monsignori, vescovi,
sacerdoti, popolo, professionisti, giovani, tanti poveri, ognuno volle rendere
omaggio al piccolo emulo del suo Fondatore del quale aveva anche nel viso una
forte somiglianza.
I funerali furono un vero
trionfo; per la fama di santità che l’accompagnò anche dopo morto, la sua salma
il 6 maggio 1946, fu traslata dal cimitero di Torino alla Chiesa del Cottolengo
e tumulata non lontno dal fondatore San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
La Causa di
Beatificazione, iniziata l'11 giugno 1947, fu affidata nel 1980 a P. Antonio
Cairoli, Postulatore generale OFM. Il 6 aprile 1998 don Francesco è stato
dichiarato venerabile dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła,
1978-2005) e il 10 dicembre 2010 fu promulgato il decreto che riconosce la
guarigione miracolosa ottenuta per sua intercessione. Don Francesco Paleari è
stato beatificato il 17 settembre 2011 nella Chiesa della Piccola Casa della
Divina Provvidenza a Torino; il rito è stato presieduto, in rappresentanza di
Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2013), da S. Em. Angelo Card. Amato,
S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La sua salma è
stata ricollocata nella cappella di fronte a quella del Santo Cottolengo.
Piace concludere questa
piccola scheda riportando alcune massime di don Francesco Paleari:
“La Croce prima è
amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi”.
“Il Signore ci manda le
sofferenze per tre P; per pena, per prova, per premio”.
“Prontezza nel
cominciare, pazienza nel continuare, perseveranza nel terminare”.
Autore: Antonio
Borrelli
SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/92345
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
Nella liturgia di oggi
inizia la lettura della Lettera di San Paolo ai Filippesi, cioè ai membri della
comunità che l’Apostolo stesso fondò nella città di Filippi, importante colonia
romana in Macedonia, oggi Grecia settentrionale. Paolo giunse a Filippi durante
il suo secondo viaggio missionario, provenendo dalla costa dell’Anatolia e
attraversando il Mare Egeo. Fu quella la prima volta in cui il Vangelo giunse
in Europa. Siamo intorno all’anno 50, dunque circa vent’anni dopo la morte e la
risurrezione di Gesù. Eppure, nella Lettera ai Filippesi, è contenuto un inno a
Cristo che già presenta una sintesi completa del suo mistero: incarnazione, chenosi,
cioè umiliazione fino alla morte di croce, e glorificazione. Questo stesso
mistero è diventato un tutt’uno con la vita dell’apostolo Paolo, che scrive
questa lettera mentre si trova in prigione, in attesa di una sentenza di vita o
di morte. Egli afferma: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil
1,21). E’ un nuovo senso della vita, dell’esistenza umana, che consiste nella
comunione con Gesù Cristo vivente; non solo con un personaggio storico, un
maestro di saggezza, un leader religioso, ma con un uomo in cui abita
personalmente Dio. La sua morte e risurrezione è la Buona Notizia che, partendo
da Gerusalemme, è destinata a raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, e
a trasformare dall’interno tutte le culture, aprendole alla verità
fondamentale: Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha
riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza
affidabile.
San Paolo era un uomo che
riassumeva in sé tre mondi: quello ebraico, quello greco e quello romano. Non a
caso Dio affidò a lui la missione di portare il Vangelo dall’Asia Minore alla
Grecia e poi a Roma, gettando un ponte che avrebbe proiettato il Cristianesimo
fino agli estremi confini della terra. Oggi viviamo in un’epoca di nuova
evangelizzazione. Vasti orizzonti si aprono all’annuncio del Vangelo, mentre
regioni di antica tradizione cristiana sono chiamate a riscoprire la bellezza
della fede. Protagonisti di questa missione sono uomini e donne che, come san
Paolo, possono dire: “Per me vivere è Cristo”. Persone, famiglie, comunità che
accettano di lavorare nella vigna del Signore, secondo l’immagine del Vangelo
di questa domenica (cfr Mt 20,1-16). Operai umili e generosi, che non chiedono
altra ricompensa se non quella di partecipare alla missione di Gesù e della sua
Chiesa. “Se il vivere nel corpo – scrive ancora san Paolo – significa lavorare
con frutto, non so davvero che cosa scegliere” (Fil 1,22): se l’unione piena
con Cristo al di là della morte, o il servizio al suo corpo mistico in questa
terra.
Cari amici, il Vangelo ha
trasformato il mondo, e ancora lo sta trasformando, come un fiume che irriga un
immenso campo. Rivolgiamoci in preghiera alla Vergine Maria, perché in tutta la
Chiesa maturino vocazioni sacerdotali, religiose e laicali per il servizio
della nuova evangelizzazione.
Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
ieri a Torino è stato proclamato Beato
Mons. Francesco Paleari, della Società dei Sacerdoti di San Giuseppe Cottolengo.
Nato a Pogliano Milanese nel 1863, da umile famiglia contadina, entrò
giovanissimo in seminario e, subito dopo l’Ordinazione, si dedicò ai poveri e
ai malati nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, ma anche
all’insegnamento, distinguendosi per la sua affabilità e pazienza. Rendiamo
lode a Dio per questo luminoso testimone del suo amore!
Chers pèlerins
francophones, nous voici à la période de la rentrée scolaire. Les années
passées à l’école sont très importantes. Apprendre structure l’esprit et
élargit le champ des connaissances. A l’école, on apprend aussi à vivre
ensemble. J’invite les parents, qui sont les premiers éducateurs de leurs
enfants, à les encourager dans leur travail. Prenez le temps de les écouter et
de parler avec eux de ce qu’ils vivent. Vous les aiderez ainsi à faire les bons
choix. La famille, l’école, voilà la bonne terre où se façonne l’humanité de
demain. Pour cela, je vous demande de prier pour que chaque enfant puisse
partout recevoir l’éducation à laquelle il a droit. Je vous bénis de grand cœur
!
I offer a warm welcome to
the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer,
including those from the Acton Institute and the Diocese of Allentown,
Pennsylvania. In this Sunday’s Gospel, we hear Jesus compare the Kingdom of
Heaven to the actions of a landowner who is generous to all the workers in his
vineyard. Perhaps at times we may feel envious of the success of others or feel
that we have not been sufficiently thanked for our service. May we always strive
to be humble servants of the Lord and rejoice when God bestows abundant graces
on those around us. I wish you a good Sunday. May God bless all of you!
Herzlich heiße ich alle
deutschsprachigen Gäste willkommen. Gott ist „groß im Verzeihen“ (Jes 55,7),
und in seiner Güte schenkt er mehr, als wir erwarten dürfen. Das ist die
tröstliche Botschaft der Schriftlesungen des heutigen Sonntags. Dem Angebot der
grenzenlosen Liebe Gottes wollen wir großherzig antworten und am Guten in der
Welt mitarbeiten. Ich freue mich schon auf die Begegnungen mit vielen Menschen
bei meinem Deutschlandbesuch in dieser Woche. Ich bitte euch, die Tage meiner
Reise im Gebet zu begleiten, daß der Herr uns neu die Schönheit und Frische des
Glaubens entdecken lasse und wir als seine Zeugen unseren Mitmenschen Hoffnung
und Orientierung für die Zukunft geben können. Gesegneten Sonntag!
Saludo con afecto a los
peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. En el
Evangelio de este domingo, el propietario de la viña representa al Padre
Celestial, que sale, una y otra vez, en busca de aquellos que quieren trabajar
en su viña, y “da como recompensa, dice San Agustín, un denario a cada uno
porque a todos será igualmente dada la misma vida eterna”. Invito a todos a
reconocer la inmensa generosidad y bondad de Dios, que está por encima de los
cálculos humanos. Lo que el Señor espera de nosotros es que cada uno haga bien
y confiadamente su trabajo, y que reciba con gratitud lo que de Él procede.
Feliz Domingo!
Testo slovacco:
Srdečne pozdravujem
pútnikov zo Slovenska, osobitne z farností Trhovište a Horné Lefantovce. Bratia
a sestry, prajem vám požehnaný pobyt vo Večnom meste, kde sa stretávame so
žiarivým svedectvom toľkých kresťanov, ktorí verne pracovali vo vinici Pánovej.
S láskou žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!
[Saluto cordialmente i
pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente quelli dalle
parrocchie di Trhovište e Horné Lefantovce. Fratelli e sorelle, vi auguro un
buon soggiorno nella Città eterna, dove incontriamo la luminosa testimonianza
di tanti cristiani che hanno fedelmente lavorato nella vigna del Signore. Con
affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]
Testo polacco:
Serdeczne pozdrowienie
kieruję do Polaków. Dziś liturgia przypomina nam, że wszyscy jesteśmy powołani
do pracy w winnicy Pana. On dał nam różne charyzmaty, różne określił zadania i
różny czas wyznaczył na ich spełnienie. Jeśli jednak podejmujemy dzieło naszego
życia z całym oddaniem, ta sama czeka nas nagroda: radość z wiecznego udziału w
dobroci Pana. Niech Bóg wam błogosławi!
[Un cordiale saluto
rivolgo ai polacchi. Oggi la liturgia ci ricorda che tutti siamo chiamati a
lavorare nella vigna del Signore. Egli ci ha dato diversi carismi, ha assegnato
diversi compiti e ha determinato diversi tempi del loro adempimento. Tuttavia
se assumiamo l’opera della nostra vita con piena dedizione, ci attende la
stessa paga: la gioia dell’eterna partecipazione alla bontà del Signore. Dio vi
benedica!]
Sono lieto di salutare le
Suore di diverse parti del mondo, che frequentano il Collegio Missionario “Mater
Ecclesiae”, qui a Castel Gandolfo.
Saluto infine con affetto
i pellegrini di lingua italiana, in particolare il folto gruppo della
Coldiretti, che ringrazio per il dono dell’alveare collocato in questa Villa.
Grazie per questo dono! Saluto i fedeli provenienti dalla Val Rendena, da
Aprilia, Lido dei Pini di Anzio, Quadrelle, Montopoli Valdarno, Ischia di
Castro, Lamezia Terme, Barbacina, Trebaseleghe, e quelli di Villafranca d’Asti,
venuti in bicicletta. Saluto i bambini di Ducenta, che si preparano alla Prima
Comunione, l’UNITALSI di San Giorgio Jonico e il complesso musicale “Euritmia”
di Povoletto del Friuli. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana.
Grazie. Buona domenica!
© Copyright 2011 -
Libreria Editrice Vaticana
Copyright © Dicastero per
la Comunicazione
SOURCE : https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110918.html
Francesco Paleari
(1863-1939)
Beatificazione:
- 17 settembre 2011
- Papa Benedetto
XVI
Memoria Liturgica:
- 7 maggio
Presbitero e predicatore
italiano, sacerdote dell’Istituto Cottolengo; Con la sua vita interamente
consacrata al servizio di Dio e dei fratelli egli manifesta il volto di Cristo
Buon Pastore modello di ogni azione sacerdotale.
“Nella Piccola Casa vi è
tutto quanto ci vuole per farsi santi”
Francesco Paleari
nacque a Pogliano Milanese, nella arcidiocesi di Milano, il 22 ottobre
1863, penultimo di otto figli. La sua famiglia era sprovvista di mezzi
economici e non poté inviare il giovane al Seminario diocesano. Egli però, poté
realizzare la sua vocazione sacerdotale a Torino, nella Piccola Casa della
Provvidenza.
Ordinato sacerdote il 18
settembre 1886, fu per tutta la vita un sacerdote esemplare. Dotato di vasta
cultura, fu un apostolo infaticabile nell'espletare con saggezza e prudenza,
compiti di grande responsabilità, come insegnante, confessore, direttore
spirituale, predicatore e provicario generale dell’arcidiocesi torinese.
La sua vita non è fatta
di episodi sensazionali, ma di eventi di incantevole semplicità e dolcezza.
Piccolo di statura ed esile di costituzione, praticò in modo costante le virtù,
che divennero per lui una seconda natura. Si può affermare che nella sua
esistenza manifestò la mansuetudine e la dolcezza di San Francesco di Sales, la
povertà e l'umiltà di San Francesco d'Assisi, lo spirito missionario di San
Francesco Saverio, l'attenzione agli ultimi di San Vincenzo de' Paoli, il
dinamismo pedagogico di San Giovanni Bosco. Ma soprattutto rifletteva il volto
del Cottolengo, vivendone con entusiasmo e convinzione il carisma.
Lo spirito di fede, che
si manifestava nel vedere tutto alla luce di Dio, era sostenuto dalla
preghiera, da un eccezionale fervore eucaristico e da una filiale pietà
mariana. Dalla prolungata preghiera di adorazione e di contemplazione originava
la sua eroica carità verso Dio e verso il prossimo. Erano le due fiamme sempre
vive, che si sprigionavano dal suo cuore: l'una saliva verso Dio, l'altra si
piegava verso il prossimo.
Passò gran parte della
sua vita alla Piccola Casa, visitando amorevolmente gli ammalati che confortava
con parole di consolazione. Inoltre, preparava i carcerati alla Santa Pasqua e
aiutava sacerdoti e laici che accorrevano numerosi a lui per consiglio e guida.
La sua misericordia nella confessione era sconfinata. Nella Piccola Casa correva
voce che Don Francesco Paleari fosse un prete santo e che confessava da santo.
Gli stessi penitenti dicevano che con lui si sentivano vicini a Dio. La sua
gioia aveva un'apertura di paradiso. In qualsiasi momento e in qualsiasi
ufficio impegnato, il Venerabile Servo di Dio avrebbe potuto rispondere che si
stava preparando per andare in cielo. In tal modo l’esperienza della croce non
lo colse impreparato, ma accettando la lunga malattia che si manifestò a
partire dal 1936, seppe santificare anche il tempo della penosa inattività.
La certezza di poter
unire le sue sofferenze a quelle di Cristo per il bene della Chiesa e la
speranza di raggiungere il premio eterno al termine del suo pellegrinaggio
terreno gli facevano esclamare “La Croce prima è amarissima, poi amara, poi
dolce e infine rapisce in estasi”.
Il Signore lo chiamò a Sé
il 7 maggio 1939.
SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/francesco-paleari.html
IL MIRACOLO
la Postulazione della
Causa ha presentato la presunta guarigione miracolosa del bambino Silvio
Guizza, avvenuta in Diocesi di Torino nel mese di giugno 1946, da meningoencefalite
virale acuta. Il 17 giugno 1946, all’età di circa 11 anni, il piccolo Silvio
accusò improvvisamente astenia e febbre. Nei giorni seguenti si manifestarono
disturbi visivi, tetralogia e afasia motoria. I genitori, entrambi medici
pediatri e altri specialisti posero la diagnosi clinica di meningoencefalite
virale. Il bambino fu curato con penicillina e trasfusione di sangue materno,
ma senza risultati positivi, anzi con un generale aggravamento, insufficienza
respiratoria e pericolo di vita.
In tale dolorosa
circostanza due religiose infermiere dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino
proposero ai genitori del piccolo infermo di invocare l’intercessione del
Venerabile Servo di Dio, Francesco Paleari, morto nel bacio del Signore con
vasta fama di santità e di segni. Elevate fervide preghiere al Servo di Dio,
nella giornata del 22 giugno, mentre più gravi versavano le condizioni del
bambino, questi fu colto da un placido sonno. Al risveglio, nelle ore serali,
Silvio suonò da solo il campanello della sua camera per chiamare i genitori e
affermando sorridendo di sentirsi guarito. Da quel momento riprese ogni normale
attività, e i successivi esami medici confermarono la ristabilita salute.
SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/francesco-paleari.html
Biografia di don
Francesco Paleari
Don Francesco Paleari
nacque a Pogliano Milanese il 22 ottobre 1863. Il 6 gennaio 1877 venne accolto
nella Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino da padre Luigi Anglesio,
primo successore del santo Cottolengo.
L’8 gennaio 1877 entrò
nel Seminario della Piccola Casa di Torino che, posto sotto la protezione di
san Tommaso d’Aquino (veniva chiamato «Famiglia dei Tommasini»), accoglieva
aspiranti al sacerdozio privi di mezzi economici. Si iscrisse al Terz’Ordine
Francescano fin dai primi anni del suo chiericato. Ordinato sacerdote il 18
settembre 1886 dall’Arcivescovo di Torino cardinale Gaetano Alimonda, entrò a
far parte della «Congregazione dei preti della Santissima Trinità» fondata dal
Cottolengo per il servizio dei poveri, dei malati e dei sofferenti, ai quali si
donò per tutta la vita nel ministero pastorale.
Fin da giovane fu
insegnante di latino e filosofia nel Seminario della Piccola Casa e presso i
Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano di cui fu
consigliere e collaboratore. Conosciute le sue doti umane e spirituali, per don
Paleari arrivarono presto dall’Arcidiocesi di Torino richieste di nuovi
incarichi. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del
Seminario diocesano, predicatore di Esercizi spirituali al clero, ai religiosi,
religiose e fedeli fuori e dentro la Piccola Casa. Fu anche provicario generale
e vicario per la vita consacrata dell’Arcidiocesi torinese.
Un uomo buono e
sorridente, il suo sguardo inconfondibile fu il segno distintivo della sua
bontà, che lo fece amare da tutti.
Quanti l’avvicinavano non
finivano di stupirsi della mole incredibile di lavoro, che con una calma
veramente inalterabile riusciva a smaltire. Accettava incarichi, lavori
ingrati, impegni straordinari, a volte pesi eccessivi per le sue spalle e tutto
con la semplicità di un “servizio dovuto”.
Nel 1936 ebbe frequenti
crisi cardiache che lo costrinsero ad una inattività assoluta; inchiodato alla
sua croce dalla malattia, visse un martirio del cuore e una lenta agonia della
sua lucida e viva mente. Con le lacrime agli occhi, a chi lo avvicinava
raccontava come avesse imparato da Cristo crocifisso, un altro sguardo sulla
vita: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una palla nelle mani di
un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto
più rimbalza in alto!”.
Morì il 7 maggio del
1939. Per due giorni fu incessante la fila di gente che transitò in processione
di fronte alla sua salma esposta nell’atrio della Piccola Casa. Una fama di
santità che portò in breve all’apertura del processo di beatificazione, l’11 giugno
1947. Fu dichiarato venerabile il 6 aprile 1998 e il 10 dicembre 2010 fu
approvato il miracolo ottenuto per sua intercessione. Venne proclamato Beato il
17 settembre 2011, la sua memoria liturgica viene celebrata il 18 settembre.
SOURCE : https://www.cottolengo.org/index.php/don-francesco-paleari/
14-18 SETTEMBRE
Il Beato Francesco Palerai torna a Pogliano Milanese
“Peregrinatio” nell’ottantesimo della morte del primo sacerdote cottolenghino a essere beatificato.
Martedì 17 Messa con l’Arcivescovo
di Cristina CONTI
Nell’80° anniversario
della morte l’urna con le spoglie del Beato Francesco Paleari, primo sacerdote cottolenghino
a essere beatificato (nel 2011), tornano per qualche giorno nella sua città
natale, Pogliano Milanese. Sabato 14 settembre l’urna con le spoglie mortali
del Beato compirà infatti una peregrinatio dalla Piccola Casa della
Divina Provvidenza di Torino fino a Pogliano. Rimarrà esposta alla venerazione
dei fedeli presso la chiesa parrocchiale fino al 18 settembre, giorno nel quale
viene celebrata la memoria liturgica.
«Don Francesco Paleari è
nato a Pogliano nel 1863 – spiega don Andrea Cardani, responsabile della
Comunità pastorale cittadina, intitolata proprio al Beato -. Di lui si
ricordano in particolare la mitezza, l’umiltà, il sorriso. È stato molto
ricercato per le predicazioni degli esercizi spirituali ai sacerdoti, ai laici
e ai religiosi». Svolse il suo ministero principalmente a Torino, dove insegnò
Filosofia nel Seminario della Piccola Casa e alla Consolata, presso i
missionari del Beato Giuseppe Allamano. Fu poi direttore spirituale al
Seminario diocesano di Torino. Il riconoscimento del miracolo alla base della
sua beatificazione – la guarigione di un uomo affetto da meningite acuta –
risale al 1946.
A Pogliano Milanese,
nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, c’è ancora la sua casa natale, dove
a volte tornava da Torino per festeggiare anniversari di sacerdozio, suoi o di
altri preti che conosceva. «Era un uomo piccolo, sorridente e generoso – aggiunge
don Cardani -. I più anziani lo ricordano come una persona che aveva sempre una
parola buona per tutti e che donava caramelle ai bambini. La festa per l’arrivo
della sua urna nasce dal desiderio di averlo ancora in mezzo a noi, di tenere
viva la sua figura». Tra l’altro, nel corso della peregrinatio, si
celebra la Giornata diocesana del Seminario (15 settembre), un’occasione
importante per pregare il Beato Paleari per nuove vocazioni sacerdotali e per
far conoscere alla diocesi le sue virtù.
In occasione della peregrinatio,
inoltre, a Pogliano Milanese verrà istituito un nuovo riconoscimento, il
Franceschino d’oro, che d’ora in avanti verrà assegnato annualmente. «Per
questa onorificenza abbiamo preso spunto dall’Ambrogino d’oro di Milano –
precisa don Cardani -. Vorremmo dedicarlo a chi si è distinto sul nostro
territorio nel vivere il Vangelo della carità. Ci piacerebbe che fosse uno
stimolo per incoraggiare anche oggi a perseguire le virtù in cui questo Beato
si è contraddistinto».
BLESSED FRANCESCO
PALEARI, PRIEST (1863-1939) : https://prayers4reparation.wordpress.com/2012/06/24/about-blessed-francesco-paleari/
Blessed Francesco Paleari : https://cottolengofamilyafrica.blogspot.com/2013/09/blessed-francesco-paleari.html?m=1
Il beato cottolenghino Francesco Paleari a Pogliano Milanese : https://www.cottolengo.org/2019/09/12/il-beato-cottolenghino-ferancesco-paleari-torna-a-pogliano-milanese/#
Suore Cottolengo - Beato Francesco Paleari : https://www.youtube.com/watch?v=dAIh3zepA0c

