jeudi 7 mai 2020

Bienheureux FRANCESCO PALEARI, prêtre de la Società del Sacerdoti di San Giuseppe Cottolengo




Bienheureux Francesco Paleari

Prêtre italien de l’Institut Cottolengo (+1939)

Le 17 septembre 2011, à Turin, Mgr Francesco Paleari, de la Société des prêtres de saint Joseph Cottolengo a été proclamé bienheureux.

Né à Pogliano Milanese en 1863, dans une humble famille paysanne, il entra très jeune au séminaire et, juste après son ordination, se consacra aux pauvres et aux malades dans la Petite Maison de la Divine Providence, mais aussi à l'enseignement, se distinguant par son caractère affable et sa patience. Rendons grâce à Dieu pour ce témoin lumineux de son amour !

(Benoît XVI - Angelus du 18 septembre 2011)

Mort à Turin le 7 mai 1939, il est le premier prêtre de Cottolengo déclaré bienheureux après Saint Joseph Benoît Cottolengo le fondateur de l'institut.

Voir aussi:

- Proclamato Beato don Francesco Paleari, il "piccolo prete del Cottolengo".

- Bibliographie sur le site de l'institut Cottolengo - en italien.

"Seigneur, apprends-moi la sagesse"

SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/12584/Bienheureux-Francesco-Paleari.html

Le pape rappelle Mgr Paleari, témoin lumineux de l’amour du Christ

Le premier prêtre disciple de saint Joseph Cottolengo à être béatifié

SEPTEMBRE 19, 2011 

ROME, Lundi 19 septembre 2011 (ZENIT.org) – « Il se dédia aux pauvres et aux malades dans la Petite Maison de la Divine Providence, mais aussi à l’enseignement, se distinguant par son caractère affable et sa patience. Rendons grâce à Dieu pour ce témoin lumineux de son amour ! ».

C’est ainsi que Benoît XVI a voulu rappeler, ce dimanche au terme de l’Angélus, la figure de Mgr Francesco Paleari (1863-1939), membre de la Société des prêtres de saint Joseph Cottolengo, qui a été proclamé bienheureux ce samedi à Turin.

En présidant la cérémonie de béatification, le cardinal Angelo Amato, préfet de la Congrégation pour les causes des saints, a rappelé « qu’il se fit faible parmi les faibles, pour gagner les pauvres il se fit tout à tous, pour sauver les hommes à tout prix ». « Il fut extraordinaire dans l’ordinaire ».

« Il passa une grande partie de sa vie à la « Petite Maison » – rapporte le prélat, cité par L’Osservatore Romano – visitant les malades et approchant les plus rebutants, qu’il réconfortait par des paroles de consolation. Il préparait aussi les prisonniers à la fête de Pâques et conseillait les prêtres et les laïcs qui accouraient à lui ».

En s’adressant aux membres de la « Petite Maison » de la Divine Providence, le préfet a ajouté : « Vous êtes la caresse maternelle de Jésus sur les pauvres de ce monde auxquels vous offrez soutien, soin et dignité. Déjà sur cette terre, ils constituent vos trésors ».

« Continuez à reconnaître en eux le visage du Christ – a-t-il ensuite affirmé aux prêtres, aux religieuses et aux collaborateurs laïcs de Cottolengo – et à transfigurer leur calvaire terrestre de malades, de personnes abandonnées, marginalisées, en un Tabor de splendeur humaine et divine où est reconnue et honorée leur dignité de fils de Dieu ».

« Que leur faiblesse fasse grandir votre force, votre courage et votre foi dans la providence divine. Par votre assistance, donnez aux malades et aux personnes handicapées un cœur nouveau, empli de joie de vivre ».

« Vous n’êtes pas seulement des ouvriers de l’Evangile – a-t-il conclu – mais aussi des bienfaiteurs de cette portion d’humanité qui semble ne pas trouver sa place dans notre société plus attentive à la forme extérieure du corps qu’à la beauté intérieure de l’âme ».

SOURCE : https://fr.zenit.org/articles/le-pape-rappelle-mgr-paleari-temoin-lumineux-de-l-amour-du-christ/


Blessed Francesco Paleari

Memorial

7 May

Profile

Priest. Member of the Society of the Priests of Saint Joseph Benedict Cottolengo. Noted preacher and deeply involved in the work of the Little House of Divine Providence which provides a broad range of medical and social services to the poor.

Born

22 October 1863 in Pogliano Milanese, Milan, Italy

Died

7 May 1939 in Turin, Italy of natural causes

Venerated

6 April 1998 by Pope John Paul II (decree of heroic virtues)

Beatified

17 September 2011 by Pope Benedict XVI

Additional Information

other sites in english

HagiograFaith

Hagiography Circle

Wikipedia

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Santi e Beati

fonti in italiano

Dicastero delle Cause dei Santi

Radio Vaticana

Santi e Beati

Wikipedia

MLA Citation

‘Blessed Francesco Paleari‘. CatholicSaints.Info. 7 May 2024. Web. 13 October 2026. <http://catholicsaints.info/blessed-francesco-paleari/>

SOURCE : http://catholicsaints.info/blessed-francesco-paleari/

Beato Francesco Paleari Sacerdote cottolenghino

7 maggio

Pogliano Milanese, Milano, 22 ottobre 1863 – Torino, 7 maggio 1939

Educato in una famiglia autenticamente cristiana crebbe con un carattere sereno, gioioso e ben disposto verso tutti. L’8 gennaio 1877 entrò nel Seminario della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Questo Seminario, posto sotto la protezione di San Tommaso d’Aquino e perciò detto “Famiglia dei Tommasini”, accoglieva aspiranti al sacerdozio privi di mezzi economici. Si iscrisse al Terz’Ordine Francescano fin dai primi anni del suo chiericato. Compiuti gli studi teologici con ottimi risultati, il 18 settembre 1886 fu ordinato sacerdote, a 23 anni, dal Card. Gaetano Alimonda, Arcivescovo di Torino. Don Francesco, fin da giovane, fu incaricato di insegnare latino e filosofia nel Seminario dei Tommasini, e poi anche ai Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamanodi cui fu consigliere e collaboratore. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del seminario diocesano e predicatore di esercizi spirituali. In tutto si mostrava animato dallo stesso spirito di carità del Santo Fondatore, che amava soccorrere ogni forma di povertà, materiale e spirituale, fidando in maniera sconfinata nella Divina Provvidenza. Nel 1922 fu nominato Canonico della Collegiata della SS. Trinità di Torino. Fu anche Provicario generale e Vicario per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi torinese. Gli ultimi tre anni della sua vita furono segnati dalla malattia che però non gli impedì di esercitare la sua missione di confessore. Proclamato Beato il 17 settembre 2011, la sua memoria liturgica è celebrata il 18 settembre.

“Signore, insegnami ad essere furbo” è la sua preghiera preferita, che recita ed insegna ai suoi penitenti, come ricorderà il futuro cardinal Ballestrero, che andava spesso a confessarsi da lui. Ed “essere furbo”, per lui, significa pensare che tutto passa, solo il paradiso è eterno ed allora tutto deve essere fatto in vista di quello che ci attende, senza calcoli e senza perdersi di coraggio quaggiù. Nasce nel 1863 a Pogliano Milanese, in una casa dove si fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma in cui i genitori tutte le domeniche vanno a fare la comunione (a quei tempi!) e non tornano mai a casa senza portarsi dietro un povero invitato a pranzo. Perché sono convinti, e lo insegnano ai figli, che non si può ricevere Gesù senza spalancare la porta ai poveri. Non stupisce proprio, allora, se tra i loro cinque figli, sopravvissuti agli otto che hanno avuto, uno scelga di lavorare tra “i poveri più poveri” del Cottolengo. Arriva a Torino giovanissimo, su consiglio del suo parroco, dopo aver faticato a staccarsi dai suoi; vinto dalla nostalgia e tormentato dal dubbio di aver fatto la scelta giusta, una notte tenta anche di scavalcare il muretto di cinta del seminario per tornare a casa. Sul momento prevale il buon senso, in seguito la grazia di Dio fa il resto, e così a 23 anni è ordinato prete con tanto di dispensa papale per la giovane età, perché davvero nessuno ha dubbi sulla sua vocazione. Il pretino (che oltre ad essere giovane è anche piccolo di statura), trova subito la sua collocazione all’interno del Cottolengo: per 53 anni sarà  maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale, in un’attività vorticosa e semplice allo stesso tempo, facendosi tutto a tutti e condendo ogni cosa con il suo inconfondibile sorriso. Perché, se del Cottolengo si diceva che era il “Canonico buono”, di don Franceschino dicono semplicemente che è “il prete che sorride”. Il suo è un sorriso che conquista: i bambini, prima di tutto, che vanno volentieri a confessarsi da quel piccolo prete, poco più alto di loro, ma anche, indistintamente, vescovi e preti, nobildonne e popolani, suore e seminaristi, che quando hanno bisogno di un conforto, un consiglio o una spinta vanno a cercare quel prete che fa sorridere il cuore. Dato che poi i santi hanno buon fiuto e si riconoscono a distanza, riesce a farsi conquistare anche dal canonico Allamano, che prima gli chiede di andare a confessare regolarmente i giovani preti del convitto, poi i futuri Missionari della Consolata, infine inizia con lui una fraterna emulazione alla virtù, con la familiarità e la sincera amicizia che soltanto i veri santi sanno avere. Anche la diocesi torinese si accorge di che perla di prete sia e così fioccano gli incarichi. Il vescovo di Torino lo vuole confessore dei seminaristi, dicendo loro che quel pretino “è un altro San Luigi”; gli chiede in continuazione di predicare corsi di esercizi spirituali; lo segnala come confessore a svariati istituti di suore; lo vuole provicario della diocesi, consultore per lo spostamento dei preti e insegnante in seminario, anche se qualcuno, forse più per invidia che per convinzione, storce il naso, dicendo che, in quanto ad intelligenza e capacità, a Torino si potrebbe trovare di meglio. Come don Franceschino riesca a reggere una tale mole di impegni è tuttora un mistero: lui non obbietta, non si lamenta, quasi si scusa di non poter fare di più, anche perché gli impegni diocesani si assommano a quelli che regolarmente continua a svolgere alla Piccola Casa. “E’ mio Padre”, risponde con disarmante semplicità a chi gli fa notare che anche nel fisico ha una certa somiglianza con il Cottolengo. Da quel Padre ha ereditato soprattutto la fede, “ma di quella”, che gli fa compiere piccoli prodigi, come leggere nei cuori, vedere a distanza e operare guarigioni con semplici impacchi di acqua fresca, che lasciano chiaramente intendere che il rimedio non sta nelle medicine ma soltanto nella fede. Se lui non dice mai basta, è il suo cuore a ribellarsi e ad andare a brandelli per il suo continuo a donarsi. È costretto alla completa inattività ed a passare dal letto alla sedia, fino al 7 maggio 1939, quando si spegne. Poveri e ricchi, preti e vescovi sfilano davanti alla sua bara. Il 17 settembre 2011 è stato beatificato a Torino, primo prete del “Cottolengo”, dopo il fondatore,  ad essere elevato alla gloria degli altari. La memoria liturgica del Beato Francesco Paleari è celebrata il 18 settembre.

Autore: Gianpiero Pettiti

Il grande scrittore russo Fëdor Dostojevskij disse: “Se volete conoscere a fondo un uomo, giudicatelo non dalle parole, dalle lacrime o dai suoi silenzi. Neppure le sue idee ve lo faranno conoscere appieno. Guardatelo bene quando sorride. Quest’uomo è buono se il suo sorriso è buono….”.

E il sorriso inconfondibile, dolce, accattivante, di don Paleari fu il segno distintivo della sua bontà, che lo fece amare da tutti.

Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese (MI) il 22 ottobre 1863, i suoi genitori Angelo Paleari e Serafina Oldani erano poveri contadini, ma nella loro famiglia non mancava la serenità e tanta fiducia in Dio e si lavorava sodo per crescere i cinque figli rimasti degli otto nati; la mortalità infantile dell’epoca mieteva vittime in quasi tutte le famiglie.

Crebbe sereno, gioioso e ben disposto verso tutti i compagni in ogni occasione, tanto che a detta di qualcuno di loro, era impossibile litigare con lui; Franceschino non crebbe molto di statura e resterà sempre piuttosto piccolo ed esile nel fisico.

Il parroco di Pogliano scorse in lui tutti i segni di una buona vocazione sacerdotale e per superare le difficoltà economiche della famiglia, che erano un ostacolo alla sua entrata in Seminario, scrisse a Torino alla ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’, fondata da s. Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842), dove il santo fondatore oltre ad accogliere fra le sue mura persone affette da ogni miseria umana, intese di dare aiuto anche nelle necessità spirituali, spesso altrettanto gravi.

Pertanto aveva istituito anche un piccolo Seminario, dove le rette erano puramente simboliche, per poter studiare e diventare sacerdote dello stesso Istituto, oppure in completa libertà passare fra il clero diocesano.

Il primo successore del Cottolengo, padre Anglesio rispose favorevolmente per l’ammissione di Franceschino Paleari fra gli aspiranti detti “Tommasini”.

Superate le normali difficoltà derivanti dalla nostalgia dei familiari e della sua casa, dall’incertezza di aver scelto la strada giusta, Francesco Paleari si ambientò ottimamente e vivendo con mitezza, scrupolo, zelo nello studio, impegno formativo del suo carattere e della sua vocazione, compì tutti gli studi necessari, venendo ordinato sacerdote il 18 settembre 1886 a 23 anni.

Durante il lungo corso di studi era stato continuamente in contatto con la triste realtà degli ospiti della ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’, poi chiamata “il Cottolengo di Torino”, solo chi era disposto a soffrire per gli altri con quasi nessuna soddisfazione personale, poteva restare a lavorare nella grande Istituzione e il giovane Francesco Paleari era uno di questi e decise di rimanere.

Dopo 53 anni, alla sua morte fu detto di lui: “Don Paleari fu solo e sempre Sacerdote!”. La celebrazione della sua Messa era una mezz’ora di Paradiso per lui e per i presenti, tale era l’intensità spirituale, di fervore e di fede del ‘Piccolo Prete del Cottolengo’.

Il giovane sacerdote fu incaricato d’insegnare il latino fra gli allievi cottolenghini e l’insegnamento per molti anni lo vedrà sempre Maestro diligente, preparato, paziente e persuasivo con il suo sorriso, non solo al Cottolengo, ma anche fra i Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano (1851-1926).

Cambiò materia e testi d’insegnamento, cambiarono per età e intelligenza i suoi allievi, ma lui restò fino alla maturità il Maestro di filosofia di tante figure celebri per la loro riuscita, ma anche di tanti timidi allievi che si fermarono prima.

Poi dalla Diocesi di Torino arrivarono sempre più spesso le richieste per incarichi al Piccolo Prete del Cottolengo. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del Seminario diocesano, predicatore di Esercizi al Clero, a Religiose e ad ogni ceto di persone; Provicario dell’Arcidiocesi torinese, canonico del “Corpus Domini” dal 1922.

Quanti l’avvicinavano, non finivano di stupirsi della mole incredibile di lavoro, che con una calma veramente inalterabile riusciva a smaltire. Accettava incarichi, lavori ingrati, impegni straordinari, a volte pesi eccessivi per le sue spalle e tutto con la semplicità di un “servizio dovuto”, quasi scusandosi di non fare di più.

Nel 1936 ebbe frequenti crisi cardiache, che lo costrinsero ad una inattività assoluta, inchiodato alla sua Croce dalla malattia, fu un martirio del cuore e la lenta agonia della sua lucida e viva mente.

Con le lacrime agli occhi diceva a chi lo avvicinava: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto!”.

I superiori tentarono di farlo migliorare facendolo soggiornare a Celle Ligure nella colonia marina, ma inutilmente, quando fu riportato a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza, la sua stanzetta d’ammalato diventò quasi una cappella, con la semplicità di un fanciullo continuava ad ubbidire a tutti.

Dopo un’agonia di alcuni giorni morì il 7 maggio 1939, dopo tre anni di sofferenza e di lento spegnersi della sua grande vitalità; i funerali , come d’uso nella Piccola Casa dove ogni giorno la morte faceva il suo lavoro, dovevano essere estremamente semplici, perché lì non si facevano distinzioni dal Superiore Generale all’ultimo dei ricoverati e così doveva essere per il piccolo Prete anche se monsignore, canonico e con altri meritati titoli.

Ma la voce si diffuse per Torino e man mano affluirono tanti suoi allievi, monsignori, vescovi, sacerdoti, popolo, professionisti, giovani, tanti poveri, ognuno volle rendere omaggio al piccolo emulo del suo Fondatore del quale aveva anche nel viso una forte somiglianza.

I funerali furono un vero trionfo; per la fama di santità che l’accompagnò anche dopo morto, la sua salma il 6 maggio 1946, fu traslata dal cimitero di Torino alla Chiesa del Cottolengo e tumulata non lontno dal fondatore San Giuseppe Benedetto Cottolengo.

La Causa di Beatificazione, iniziata l'11 giugno 1947, fu affidata nel 1980 a P. Antonio Cairoli, Postulatore generale OFM. Il 6 aprile 1998 don Francesco è stato dichiarato venerabile dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) e il 10 dicembre 2010 fu promulgato il decreto che riconosce la guarigione miracolosa ottenuta per sua intercessione. Don Francesco Paleari è stato beatificato il 17 settembre 2011 nella Chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino; il rito è stato presieduto, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2013), da S. Em. Angelo Card. Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La sua salma è stata ricollocata nella cappella di fronte a quella del Santo Cottolengo.

Piace concludere questa piccola scheda riportando alcune massime di don Francesco Paleari:

“La Croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi”.

“Il Signore ci manda le sofferenze per tre P; per pena, per prova, per premio”.

“Prontezza nel cominciare, pazienza nel continuare, perseveranza nel terminare”.

Autore: Antonio Borrelli

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/92345

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo

Domenica, 18 settembre 2011

Cari fratelli e sorelle!

Nella liturgia di oggi inizia la lettura della Lettera di San Paolo ai Filippesi, cioè ai membri della comunità che l’Apostolo stesso fondò nella città di Filippi, importante colonia romana in Macedonia, oggi Grecia settentrionale. Paolo giunse a Filippi durante il suo secondo viaggio missionario, provenendo dalla costa dell’Anatolia e attraversando il Mare Egeo. Fu quella la prima volta in cui il Vangelo giunse in Europa. Siamo intorno all’anno 50, dunque circa vent’anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù. Eppure, nella Lettera ai Filippesi, è contenuto un inno a Cristo che già presenta una sintesi completa del suo mistero: incarnazione, chenosi, cioè umiliazione fino alla morte di croce, e glorificazione. Questo stesso mistero è diventato un tutt’uno con la vita dell’apostolo Paolo, che scrive questa lettera mentre si trova in prigione, in attesa di una sentenza di vita o di morte. Egli afferma: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). E’ un nuovo senso della vita, dell’esistenza umana, che consiste nella comunione con Gesù Cristo vivente; non solo con un personaggio storico, un maestro di saggezza, un leader religioso, ma con un uomo in cui abita personalmente Dio. La sua morte e risurrezione è la Buona Notizia che, partendo da Gerusalemme, è destinata a raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, e a trasformare dall’interno tutte le culture, aprendole alla verità fondamentale: Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza affidabile.

San Paolo era un uomo che riassumeva in sé tre mondi: quello ebraico, quello greco e quello romano. Non a caso Dio affidò a lui la missione di portare il Vangelo dall’Asia Minore alla Grecia e poi a Roma, gettando un ponte che avrebbe proiettato il Cristianesimo fino agli estremi confini della terra. Oggi viviamo in un’epoca di nuova evangelizzazione. Vasti orizzonti si aprono all’annuncio del Vangelo, mentre regioni di antica tradizione cristiana sono chiamate a riscoprire la bellezza della fede. Protagonisti di questa missione sono uomini e donne che, come san Paolo, possono dire: “Per me vivere è Cristo”. Persone, famiglie, comunità che accettano di lavorare nella vigna del Signore, secondo l’immagine del Vangelo di questa domenica (cfr Mt 20,1-16). Operai umili e generosi, che non chiedono altra ricompensa se non quella di partecipare alla missione di Gesù e della sua Chiesa. “Se il vivere nel corpo – scrive ancora san Paolo – significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere” (Fil 1,22): se l’unione piena con Cristo al di là della morte, o il servizio al suo corpo mistico in questa terra.

Cari amici, il Vangelo ha trasformato il mondo, e ancora lo sta trasformando, come un fiume che irriga un immenso campo. Rivolgiamoci in preghiera alla Vergine Maria, perché in tutta la Chiesa maturino vocazioni sacerdotali, religiose e laicali per il servizio della nuova evangelizzazione.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle, ieri a Torino è stato proclamato Beato Mons. Francesco Paleari, della Società dei Sacerdoti di San Giuseppe Cottolengo. Nato a Pogliano Milanese nel 1863, da umile famiglia contadina, entrò giovanissimo in seminario e, subito dopo l’Ordinazione, si dedicò ai poveri e ai malati nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, ma anche all’insegnamento, distinguendosi per la sua affabilità e pazienza. Rendiamo lode a Dio per questo luminoso testimone del suo amore!

Chers pèlerins francophones, nous voici à la période de la rentrée scolaire. Les années passées à l’école sont très importantes. Apprendre structure l’esprit et élargit le champ des connaissances. A l’école, on apprend aussi à vivre ensemble. J’invite les parents, qui sont les premiers éducateurs de leurs enfants, à les encourager dans leur travail. Prenez le temps de les écouter et de parler avec eux de ce qu’ils vivent. Vous les aiderez ainsi à faire les bons choix. La famille, l’école, voilà la bonne terre où se façonne l’humanité de demain. Pour cela, je vous demande de prier pour que chaque enfant puisse partout recevoir l’éducation à laquelle il a droit. Je vous bénis de grand cœur !

I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer, including those from the Acton Institute and the Diocese of Allentown, Pennsylvania. In this Sunday’s Gospel, we hear Jesus compare the Kingdom of Heaven to the actions of a landowner who is generous to all the workers in his vineyard. Perhaps at times we may feel envious of the success of others or feel that we have not been sufficiently thanked for our service. May we always strive to be humble servants of the Lord and rejoice when God bestows abundant graces on those around us. I wish you a good Sunday. May God bless all of you!

Herzlich heiße ich alle deutschsprachigen Gäste willkommen. Gott ist „groß im Verzeihen“ (Jes 55,7), und in seiner Güte schenkt er mehr, als wir erwarten dürfen. Das ist die tröstliche Botschaft der Schriftlesungen des heutigen Sonntags. Dem Angebot der grenzenlosen Liebe Gottes wollen wir großherzig antworten und am Guten in der Welt mitarbeiten. Ich freue mich schon auf die Begegnungen mit vielen Menschen bei meinem Deutschlandbesuch in dieser Woche. Ich bitte euch, die Tage meiner Reise im Gebet zu begleiten, daß der Herr uns neu die Schönheit und Frische des Glaubens entdecken lasse und wir als seine Zeugen unseren Mitmenschen Hoffnung und Orientierung für die Zukunft geben können. Gesegneten Sonntag!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. En el Evangelio de este domingo, el propietario de la viña representa al Padre Celestial, que sale, una y otra vez, en busca de aquellos que quieren trabajar en su viña, y “da como recompensa, dice San Agustín, un denario a cada uno porque a todos será igualmente dada la misma vida eterna”. Invito a todos a reconocer la inmensa generosidad y bondad de Dios, que está por encima de los cálculos humanos. Lo que el Señor espera de nosotros es que cada uno haga bien y confiadamente su trabajo, y que reciba con gratitud lo que de Él procede. Feliz Domingo!

Testo slovacco:

Srdečne pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z farností Trhovište a Horné Lefantovce. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt vo Večnom meste, kde sa stretávame so žiarivým svedectvom toľkých kresťanov, ktorí verne pracovali vo vinici Pánovej. S láskou žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente quelli dalle parrocchie di Trhovište e Horné Lefantovce. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon soggiorno nella Città eterna, dove incontriamo la luminosa testimonianza di tanti cristiani che hanno fedelmente lavorato nella vigna del Signore. Con affetto benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

Testo polacco:

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Dziś liturgia przypomina nam, że wszyscy jesteśmy powołani do pracy w winnicy Pana. On dał nam różne charyzmaty, różne określił zadania i różny czas wyznaczył na ich spełnienie. Jeśli jednak podejmujemy dzieło naszego życia z całym oddaniem, ta sama czeka nas nagroda: radość z wiecznego udziału w dobroci Pana. Niech Bóg wam błogosławi!

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Oggi la liturgia ci ricorda che tutti siamo chiamati a lavorare nella vigna del Signore. Egli ci ha dato diversi carismi, ha assegnato diversi compiti e ha determinato diversi tempi del loro adempimento. Tuttavia se assumiamo l’opera della nostra vita con piena dedizione, ci attende la stessa paga: la gioia dell’eterna partecipazione alla bontà del Signore. Dio vi benedica!]

Sono lieto di salutare le Suore di diverse parti del mondo, che frequentano il Collegio Missionario “Mater Ecclesiae”, qui a Castel Gandolfo.

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il folto gruppo della Coldiretti, che ringrazio per il dono dell’alveare collocato in questa Villa. Grazie per questo dono! Saluto i fedeli provenienti dalla Val Rendena, da Aprilia, Lido dei Pini di Anzio, Quadrelle, Montopoli Valdarno, Ischia di Castro, Lamezia Terme, Barbacina, Trebaseleghe, e quelli di Villafranca d’Asti, venuti in bicicletta. Saluto i bambini di Ducenta, che si preparano alla Prima Comunione, l’UNITALSI di San Giorgio Jonico e il complesso musicale “Euritmia” di Povoletto del Friuli. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie. Buona domenica!

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La Santa Sede

SOURCE : https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110918.html

Francesco Paleari

(1863-1939)

Beatificazione:

- 17 settembre 2011

- Papa  Benedetto XVI

Celebrazione

Memoria Liturgica:
- 7 maggio

Presbitero e predicatore italiano, sacerdote dell’Istituto Cottolengo; Con la sua vita interamente consacrata al servizio di Dio e dei fratelli egli manifesta il volto di Cristo Buon Pastore modello di ogni azione sacerdotale.

“Nella Piccola Casa vi è tutto quanto ci vuole per farsi santi”

Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese, nella arcidiocesi di Milano, il 22 ottobre 1863, penultimo di otto figli. La sua famiglia era sprovvista di mezzi economici e non poté inviare il giovane al Seminario diocesano. Egli però, poté realizzare la sua vocazione sacerdotale a Torino, nella Piccola Casa della Provvidenza.

Ordinato sacerdote il 18 settembre 1886, fu per tutta la vita un sacerdote esemplare. Dotato di vasta cultura, fu un apostolo infaticabile nell'espletare con saggezza e prudenza, compiti di grande responsabilità, come insegnante, confessore, direttore spirituale, predicatore e provicario generale dell’arcidiocesi torinese.

La sua vita non è fatta di episodi sensazionali, ma di eventi di incantevole semplicità e dolcezza. Piccolo di statura ed esile di costituzione, praticò in modo costante le virtù, che divennero per lui una seconda natura. Si può affermare che nella sua esistenza manifestò la mansuetudine e la dolcezza di San Francesco di Sales, la povertà e l'umiltà di San Francesco d'Assisi, lo spirito missionario di San Francesco Saverio, l'attenzione agli ultimi di San Vincenzo de' Paoli, il dinamismo pedagogico di San Giovanni Bosco. Ma soprattutto rifletteva il volto del Cottolengo, vivendone con entusiasmo e convinzione il carisma. 

Lo spirito di fede, che si manifestava nel vedere tutto alla luce di Dio, era sostenuto dalla preghiera, da un eccezionale fervore eucaristico e da una filiale pietà mariana. Dalla prolungata preghiera di adorazione e di contemplazione originava la sua eroica carità verso Dio e verso il prossimo. Erano le due fiamme sempre vive, che si sprigionavano dal suo cuore: l'una saliva verso Dio, l'altra si piegava verso il prossimo.

Passò gran parte della sua vita alla Piccola Casa, visitando amorevolmente gli ammalati che confortava con parole di consolazione. Inoltre, preparava i carcerati alla Santa Pasqua e aiutava sacerdoti e laici che accorrevano numerosi a lui per consiglio e guida. La sua misericordia nella confessione era sconfinata. Nella Piccola Casa correva voce che Don Francesco Paleari fosse un prete santo e che confessava da santo. Gli stessi penitenti dicevano che con lui si sentivano vicini a Dio. La sua gioia aveva un'apertura di paradiso. In qualsiasi momento e in qualsiasi ufficio impegnato, il Venerabile Servo di Dio avrebbe potuto rispondere che si stava preparando per andare in cielo. In tal modo l’esperienza della croce non lo colse impreparato, ma accettando la lunga malattia che si manifestò a partire dal 1936, seppe santificare anche il tempo della penosa inattività.

La certezza di poter unire le sue sofferenze a quelle di Cristo per il bene della Chiesa e la speranza di raggiungere il premio eterno al termine del suo pellegrinaggio terreno gli facevano esclamare “La Croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi”.

Il Signore lo chiamò a Sé il 7 maggio 1939. 

SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/francesco-paleari.html

IL MIRACOLO

la Postulazione della Causa ha presentato la presunta guarigione miracolosa del bambino Silvio Guizza, avvenuta in Diocesi di Torino nel mese di giugno 1946, da meningoencefalite virale acuta. Il 17 giugno 1946, all’età di circa 11 anni, il piccolo Silvio accusò improvvisamente astenia e febbre. Nei giorni seguenti si manifestarono disturbi visivi, tetralogia e afasia motoria. I genitori, entrambi medici pediatri e altri specialisti posero la diagnosi clinica di meningoencefalite virale. Il bambino fu curato con penicillina e trasfusione di sangue materno, ma senza risultati positivi, anzi con un generale aggravamento, insufficienza respiratoria e pericolo di vita.

In tale dolorosa circostanza due religiose infermiere dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino proposero ai genitori del piccolo infermo di invocare l’intercessione del Venerabile Servo di Dio, Francesco Paleari, morto nel bacio del Signore con vasta fama di santità e di segni. Elevate fervide preghiere al Servo di Dio, nella giornata del 22 giugno, mentre più gravi versavano le condizioni del bambino, questi fu colto da un placido sonno. Al risveglio, nelle ore serali, Silvio suonò da solo il campanello della sua camera per chiamare i genitori e affermando sorridendo di sentirsi guarito. Da quel momento riprese ogni normale attività, e i successivi esami medici confermarono la ristabilita salute.

SOURCE : https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/francesco-paleari.html

Biografia di don Francesco Paleari

Don Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese il 22 ottobre 1863. Il 6 gennaio 1877 venne accolto nella Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino da padre Luigi Anglesio, primo successore del santo Cottolengo.

L’8 gennaio 1877 entrò nel Seminario della Piccola Casa di Torino che, posto sotto la protezione di san Tommaso d’Aquino (veniva chiamato «Famiglia dei Tommasini»), accoglieva aspiranti al sacerdozio privi di mezzi economici. Si iscrisse al Terz’Ordine Francescano fin dai primi anni del suo chiericato. Ordinato sacerdote il 18 settembre 1886 dall’Arcivescovo di Torino cardinale Gaetano Alimonda, entrò a far parte della «Congregazione dei preti della Santissima Trinità» fondata dal Cottolengo per il servizio dei poveri, dei malati e dei sofferenti, ai quali si donò per tutta la vita nel ministero pastorale.

Fin da giovane fu insegnante di latino e filosofia nel Seminario della Piccola Casa e presso i Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano di cui fu consigliere e collaboratore. Conosciute le sue doti umane e spirituali, per don Paleari arrivarono presto dall’Arcidiocesi di Torino richieste di nuovi incarichi. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del Seminario diocesano, predicatore di Esercizi spirituali al clero, ai religiosi, religiose e fedeli fuori e dentro la Piccola Casa. Fu anche provicario generale e vicario per la vita consacrata dell’Arcidiocesi torinese.

Un uomo buono e sorridente, il suo sguardo inconfondibile fu il segno distintivo della sua bontà, che lo fece amare da tutti.

Quanti l’avvicinavano non finivano di stupirsi della mole incredibile di lavoro, che con una calma veramente inalterabile riusciva a smaltire. Accettava incarichi, lavori ingrati, impegni straordinari, a volte pesi eccessivi per le sue spalle e tutto con la semplicità di un “servizio dovuto”.

Nel 1936 ebbe frequenti crisi cardiache che lo costrinsero ad una inattività assoluta; inchiodato alla sua croce dalla malattia, visse un martirio del cuore e una lenta agonia della sua lucida e viva mente. Con le lacrime agli occhi, a chi lo avvicinava raccontava come avesse imparato da Cristo crocifisso, un altro sguardo sulla vita: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto!”.

Morì il 7 maggio del 1939. Per due giorni fu incessante la fila di gente che transitò in processione di fronte alla sua salma esposta nell’atrio della Piccola Casa. Una fama di santità che portò in breve all’apertura del processo di beatificazione, l’11 giugno 1947. Fu dichiarato venerabile il 6 aprile 1998 e il 10 dicembre 2010 fu approvato il miracolo ottenuto per sua intercessione. Venne proclamato Beato il 17 settembre 2011, la sua memoria liturgica viene celebrata il 18 settembre.

SOURCE : https://www.cottolengo.org/index.php/don-francesco-paleari/

14-18 SETTEMBRE

Il Beato Francesco Palerai torna a Pogliano Milanese

“Peregrinatio” nell’ottantesimo della morte del primo sacerdote cottolenghino a essere beatificato. 

Martedì 17 Messa con l’Arcivescovo

di Cristina CONTI

Nell’80° anniversario della morte l’urna con le spoglie del Beato Francesco Paleari, primo sacerdote cottolenghino a essere beatificato (nel 2011), tornano per qualche giorno nella sua città natale, Pogliano Milanese. Sabato 14 settembre l’urna con le spoglie mortali del Beato compirà infatti una peregrinatio dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino fino a Pogliano. Rimarrà esposta alla venerazione dei fedeli presso la chiesa parrocchiale fino al 18 settembre, giorno nel quale viene celebrata la memoria liturgica.

«Don Francesco Paleari è nato a Pogliano nel 1863 – spiega don Andrea Cardani, responsabile della Comunità pastorale cittadina, intitolata proprio al Beato -. Di lui si ricordano in particolare la mitezza, l’umiltà, il sorriso. È stato molto ricercato per le predicazioni degli esercizi spirituali ai sacerdoti, ai laici e ai religiosi». Svolse il suo ministero principalmente a Torino, dove insegnò Filosofia nel Seminario della Piccola Casa e alla Consolata, presso i missionari del Beato Giuseppe Allamano. Fu poi direttore spirituale al Seminario diocesano di Torino. Il riconoscimento del miracolo alla base della sua beatificazione – la guarigione di un uomo affetto da meningite acuta – risale al 1946.

A Pogliano Milanese, nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, c’è ancora la sua casa natale, dove a volte tornava da Torino per festeggiare anniversari di sacerdozio, suoi o di altri preti che conosceva. «Era un uomo piccolo, sorridente e generoso – aggiunge don Cardani -. I più anziani lo ricordano come una persona che aveva sempre una parola buona per tutti e che donava caramelle ai bambini. La festa per l’arrivo della sua urna nasce dal desiderio di averlo ancora in mezzo a noi, di tenere viva la sua figura». Tra l’altro, nel corso della peregrinatio, si celebra la Giornata diocesana del Seminario (15 settembre), un’occasione importante per pregare il Beato Paleari per nuove vocazioni sacerdotali e per far conoscere alla diocesi le sue virtù.

In occasione della peregrinatio, inoltre, a Pogliano Milanese verrà istituito un nuovo riconoscimento, il Franceschino d’oro, che d’ora in avanti verrà assegnato annualmente. «Per questa onorificenza abbiamo preso spunto dall’Ambrogino d’oro di Milano – precisa don Cardani -. Vorremmo dedicarlo a chi si è distinto sul nostro territorio nel vivere il Vangelo della carità. Ci piacerebbe che fosse uno stimolo per incoraggiare anche oggi a perseguire le virtù in cui questo Beato si è contraddistinto».

SOURCE : https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/il-beato-francesco-paleari-torna-a-pogliano-milanese-284349.html

BLESSED FRANCESCO PALEARI, PRIEST (1863-1939) : https://prayers4reparation.wordpress.com/2012/06/24/about-blessed-francesco-paleari/

Blessed Francesco Paleari : https://cottolengofamilyafrica.blogspot.com/2013/09/blessed-francesco-paleari.html?m=1

Il beato cottolenghino Francesco Paleari a Pogliano Milanese : https://www.cottolengo.org/2019/09/12/il-beato-cottolenghino-ferancesco-paleari-torna-a-pogliano-milanese/#

Suore Cottolengo - Beato Francesco Paleari : https://www.youtube.com/watch?v=dAIh3zepA0c